Tuesday, 14 April 2009
Le piccole soddisfazioni che non vorresti avere...
Ai tempi in cui ancora si parlava della "emergenza" rifiuti in campania (le virgolette sono d'obbligo, visto che il problema era grosso come una casa da prima che arrivassero le telecamere e sta ancora lì dopo che le telecamere se ne sono andate), il ministro dell'interno Maroni (quello che azzanna i poliziotti per poterli selezionare meglio, come col salame) diceva che al Nord certe cose non accadono.
Mi permisi di replicare con questo post (leggere l'ultimo paragrafo: DER HIMMEL UBER BERGUM).
La Calcestruzzi, una delle più importanti aziende italiane, con sede a Bergamo, la città dei magùtt è stata sequestrata e il suo amministratore messo agli arresti per vari motivi, tra cui collusioni con la mafia.
Ora che un'altra "emergenza" è scoppiata a causa delle scosse in Abruzzo (riposino in pace le 294 vittime, non riposino invece le famiglie e pretendano di sapere chi ringraziare) si aprono i dibattiti.
Quale consolazione?
Che un bravo giornaliqsta come Travaglio fa subito 2+2: chi fu incaricato di gestire il problema rifiuti a Napoli?
Lo stesso Bertolaso che ora si aggira a L'Aquila.
E come mai in Italia una qualsiasi folata di vento fa danni irreparabili?
Perché il cemento lo fanno ditte come la Calcestruzzi che adultera la formula del cemento e i rifiuti a napoli li deve smaltire l'Impregilo (che io chiamo l'Impresingilo)
Andatevi a rivedere il Vajont di Paolini.
È esattamente lo stesso copione di allora.
Alla prossima scossa, pioggia o nevicata ci saranno ancora morti.
L'Italia è una rulette russa con sei colpi nel tamburo.
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marco paolini
Monday, 23 March 2009
My Take on 5 Sec
Ne ho già parlato in un vecchio post.
Io ADORO i 5 seconds movies.
Almeno, adoro quelli diDoug Walker, "Quel tizio con gli occhiali".
Se cliccate sul titolo di questo post arriverete dritti dritti all'elenco completo dei titoli disponibili.
Ho avuto la sfortuna di incappare in questo pessimo film un po' di tempo fa', in TV.
I grandissimi Disegni e Caviglia avevano già pensato a massacrarlo a dovere con una delle loro parodie sul mensile Ciak (oggi il dinamico due si è sciolto e Stefano Disegni prosegue la sua carriera fumettara da solo con esiti non sempre all'altezza).
Comunque, il film è un susseguirsi di primi piani di gente che si guarda... due palle immani.
Ben gli sta allora questo castigo, in cui mi permetto anche di "citare" uno dei migliori 5 Seconds Movies: Amadeus.
Wednesday, 18 March 2009
Fonèmi
Gino: "...sono in macchina, non posso parlare adesso, mandami una mail."
Franco: "Che?"
Gino: "Una mail, con la posta elettronica"
Franco: "Ma ci vuole il sito?"
Gino: "No, ma che...? Tu hai un computer vero?"
Franco: "Certo. Cioé, lo usano i miei figli ma..."
Gino: "Hai internet?"
Franco: "Come sopra."
Gino: "Allora puoi mandarmi una mail, hai solo bisogno del mio indirizzo."
Franco: "Che è...?"
Gino: "Hai da scrivere?"
Franco: "Spara"
Gino: "Gino..."
Franco (scrivendo): "...iino..."
Gino: "chiocciola...
Franco (scrivendo): "...ioooccioola..."
Quando vivi all'estero e hai un cognome come il mio la cosa di cui puoi stare certo è che ti guarderanno strano e ti chederanno come si scrive.
Va bene, puoi fare lo spelling, se te la cavi con la pronuncia saprai dire "sii, ei, es, sii, eic, i, dabol ti, o" o qualcosa del genere...
Ma al telefono o via radio, come fai ad assicurarti che non scabino la "b" con la "d".
E va bè, C di Como, a di Alessandria... campa cavallo! Sei all'estero ricordi?
Beh, la marina inglese e poi la NATO hanno risolto il problema da molti anni.
Esiste un alfabeto chiamato fonetico che articola A come Alfa, B come Bravo, C come Charlie, D come Delta etc.
Come dice Marco Paolini, è un po' americaneggiante, roba da telefilm, da operazione segreta o, se sei di Torino, da nomi di automobili (anche se la Charlie non l'hanno mai fatta). (e con l'aria che tira...)
Comunque, un po' per fare lo sborone, un po' per andare sul sicuro anche io ho cominciato a usarlo per le comunicazioni telefoniche. a quando vivo in Belgio, anche se non faccio il pilota d'aerei.
Ieri prenoto un albergo a Londra, per telefono. E per essere sicuro che non sbaglino le generalità comincio con lo spelling NATO.
Poi capisco che la mia controparte ha qualche difficoltà e cambio in corsa, limitandomi alle semplici lettere (es, si, eic, i, e così via).
Morale?
Da oggi ho un nuovo bellissimo alias:
CHARLIE ALFASAFCHETTO
E io che pensavo che Guts Adams fosse un bel nom de plume...
Franco: "Che?"
Gino: "Una mail, con la posta elettronica"
Franco: "Ma ci vuole il sito?"
Gino: "No, ma che...? Tu hai un computer vero?"
Franco: "Certo. Cioé, lo usano i miei figli ma..."
Gino: "Hai internet?"
Franco: "Come sopra."
Gino: "Allora puoi mandarmi una mail, hai solo bisogno del mio indirizzo."
Franco: "Che è...?"
Gino: "Hai da scrivere?"
Franco: "Spara"
Gino: "Gino..."
Franco (scrivendo): "...iino..."
Gino: "chiocciola...
Franco (scrivendo): "...ioooccioola..."
Quando vivi all'estero e hai un cognome come il mio la cosa di cui puoi stare certo è che ti guarderanno strano e ti chederanno come si scrive.
Va bene, puoi fare lo spelling, se te la cavi con la pronuncia saprai dire "sii, ei, es, sii, eic, i, dabol ti, o" o qualcosa del genere...
Ma al telefono o via radio, come fai ad assicurarti che non scabino la "b" con la "d".
E va bè, C di Como, a di Alessandria... campa cavallo! Sei all'estero ricordi?
Beh, la marina inglese e poi la NATO hanno risolto il problema da molti anni.
Esiste un alfabeto chiamato fonetico che articola A come Alfa, B come Bravo, C come Charlie, D come Delta etc.
Come dice Marco Paolini, è un po' americaneggiante, roba da telefilm, da operazione segreta o, se sei di Torino, da nomi di automobili (anche se la Charlie non l'hanno mai fatta). (e con l'aria che tira...)
Comunque, un po' per fare lo sborone, un po' per andare sul sicuro anche io ho cominciato a usarlo per le comunicazioni telefoniche. a quando vivo in Belgio, anche se non faccio il pilota d'aerei.
Ieri prenoto un albergo a Londra, per telefono. E per essere sicuro che non sbaglino le generalità comincio con lo spelling NATO.
Poi capisco che la mia controparte ha qualche difficoltà e cambio in corsa, limitandomi alle semplici lettere (es, si, eic, i, e così via).
Morale?
Da oggi ho un nuovo bellissimo alias:
CHARLIE ALFASAFCHETTO
E io che pensavo che Guts Adams fosse un bel nom de plume...
Monday, 16 March 2009
Qui custodiet ipsos costodes?
E che dire del film che non sia già stato detto?
Evito di prolungarmi sul fluviale comic book di Alan Moore e Dave Gibbons che ha fatto da fonte per il film di Snyder.
Mi limito a consigliarlo caldamente: è una lettura pregevolissima, che si presta a numerosi ripassi (io l'ho letto 4 volte).
Tuttavia non si può prescindere dal genitore fumettistico nel recesire il film.
Per farla breve mi limito a dirla così: questo film sta al fumetto come la trilogia di Jackson sta al Signore degli Anelli di Tolkien.
Chi ha amato il fumetto (come il sottoscritto) vuole sapere essenzialmente poche cose : è fedele? Ha lo stesso effetto? Si poteva fare meglio?
Risposte : sì, no, forse.
Allora, rewind. Cominciamo da capo.
Alan Moore stesso (che un po’ per vicende personali, un po’ per onestà intellettuale e un po’ per una magnifica snobberia che si può permettere si è distanziato dal film tanto da non pretendere royalties in cambio della sua rimozione dai credits) ha ritenuto da sempre infilmabile il suo stesso lavoro e lo disse allo stesso Terry Gilliam, incaricato anni fa di una prima trasposizione.
I motivi: la struttura narrativa e il vasto utilizzo di tecniche non replicabili in altri media.
Aveva ragione ?
Forse. È ovvio che lo stile conta, che la lunghezza conta e che il modo scelto per raccontare la storia conta. Insomma lo stile è contenuto e se cambi lo stile rischi di dire un’altra cosa.
Ma Watchmen non è una poesia. È una storia. Ha personaggi e azione e drama: ergo può diventare film (persino Gomorra, un bel romanzo che non è un romanzo, lo è diventato).
Qui lo scrittore dovrebbe farsi da parte e entrare il regista.
Ogni storia dovrebbe rappresentare una sfida per il regista. Kubrick diceva che i romanzi migliori per il cinema erano quelli che costingessero il regista drammatizzare di più. Insomma laddove la psicologia dei personaggi è protagonista si avrebbero avute le chances migliori.
Lo stesso Kubrick però riconosceva che spesso la bellezza ed efficacia di un romanzo risiedessero nella sua lunghezza: taglia via troppo ed ecco che tutto vacilla.
Io rimasi per esempio delusissimo dal 1984 di Michael Ratford, fedelissimo ma talmente pieno di buchi da risultare incompresibile.
Personalmente sono un gran fan degli adattamenti traditori, sempre che l’autore abbia delle precise intenzioni poetiche.
Watchmen, è stato detto, avrebbe forse funzionato come una mini-serie di 6 puntate.
La struttura del fumetto, con molti cliffhanger, flashback rivelatori, storie parallele e moltissimi personaggi minori a dare risonanza alla storia, in effetti sembra pensata più per una organizzazione episodica.
Lo show TV Lost, ad esepmpio, ha fatto tesoro di questa formula e l’ha fatta propria (curiosità: osservate i paralleli tra Desmond e il Dr. Manhattan).
Ma non credo che avremmo mai visto Watchmen adattato in una miniserie TV e comunque non avrebbe mai potuto godere del budget necessario.
Perchè non un film in più parti? Credo perché il tono greve avrebbe potuto scoraggiare molti spettatori dal tornare per un secondo episodio.
Devo dire che Snyder e il suo team hanno fatto del loro meglio per far rientrare la storia nelle 2h40 di durata (i fan accaniti aspettano comunque l’extended cut) e devo dire che non è stato lasciato fuori molto, o comunque nessuna parte essenziale per il plot.
Il plot: questo forse il problema. Perché è solido e funziona, ma non è mai stata ma parte più interessante di Watchmen, eppure è quello che qui rimane, più di tutto il resto.
Ma il plot non basta per essere fedeli allo spirito.
Si capisce che Snyder ha un timore quasi reverenziale del fumetto di Moore e Gibbons: moltissime immagini sono prese paro paro dal fumetto, il lavoro degli sceneggiatori in questo caso é stato quasi nullo.
Tutto era già sulla pagina: set, vestiti, numero di comparse, attrezzeria, tanto che mi chiedo se il segretario di produzione abbia usato il libro invece della sceneggiatura per complare i call sheets.
Per fare giustizia al fumetto avremmo avuto bisogno di un film che, utlizzando la tecnica del cinema, si fosse sforzato di dire le stesse cose e di avere lo stesso ardire, dal punto di vista del linguaggio.
D’altronde se decidessi di fare un fumetto di Citizen Kane, ovvero di trasporre un capolavoro di un medium in un altro medium, la cosa avrebbe senso solo laddove riuscissi a crearne un degno contraltare.
Se mi limitassi a disegnare lo storyboard del film di Welles (che si ispirava comunque anche allo Spirit di Will Eisner, un fumetto) farei un’operazione assolutament inutile.
Le cose migliori del film sono infatti quei momenti in cui il cinema fa quello che gli altri media non possono fare: l’uso delle musiche.
Ovviamente non mi riferisco al lavoro dimenticabile (ma non deprecabile) di Bates, ma all’uso di canzoni che non dispiacerebbero allo stesso Moore.
Tutta la prima scena (non presente nel fumetto, o quasi) sulle note di Unforgettable o gli splendidi titoli di testa sono tra i mometi migliori del film.
Il film riesce ad essere più vicino allo spirito del fumetto quando mostra Andy Warhol (invenzione del film) che non quando riporta ad litteram la voce off di Rorshach.
Non so ancora dire le scene con Nixon siano state una buona idea.
Nel fumetto ci sono degli accenni, Nixon si vede, seduto nella “War room”, ma le citazioni LETTERALI da Il Dr. Stranamore le ho trovate un po’ gratuite.
Per carità, il film di Kubrick appartiene senza dubbio alla piscina genetica da cui il fumetto già pescava, ma non so…
Lette però le reazioni di persone amanti del fantastico ma vergini dalla lettura del libro, devo ammettere che la potenza di Watchmen sembra sopravvivere alla mano pesante di Snyder e che comunque ha fatto del suo meglio.
Nulla da dire sul resto: casting perfetto al limite dello spavento, performances tutte di buon livello, art direction da urlo.
Evito di prolungarmi sul fluviale comic book di Alan Moore e Dave Gibbons che ha fatto da fonte per il film di Snyder.
Mi limito a consigliarlo caldamente: è una lettura pregevolissima, che si presta a numerosi ripassi (io l'ho letto 4 volte).
Tuttavia non si può prescindere dal genitore fumettistico nel recesire il film.
Per farla breve mi limito a dirla così: questo film sta al fumetto come la trilogia di Jackson sta al Signore degli Anelli di Tolkien.
Chi ha amato il fumetto (come il sottoscritto) vuole sapere essenzialmente poche cose : è fedele? Ha lo stesso effetto? Si poteva fare meglio?
Risposte : sì, no, forse.
Allora, rewind. Cominciamo da capo.
Alan Moore stesso (che un po’ per vicende personali, un po’ per onestà intellettuale e un po’ per una magnifica snobberia che si può permettere si è distanziato dal film tanto da non pretendere royalties in cambio della sua rimozione dai credits) ha ritenuto da sempre infilmabile il suo stesso lavoro e lo disse allo stesso Terry Gilliam, incaricato anni fa di una prima trasposizione.
I motivi: la struttura narrativa e il vasto utilizzo di tecniche non replicabili in altri media.
Aveva ragione ?
Forse. È ovvio che lo stile conta, che la lunghezza conta e che il modo scelto per raccontare la storia conta. Insomma lo stile è contenuto e se cambi lo stile rischi di dire un’altra cosa.
Ma Watchmen non è una poesia. È una storia. Ha personaggi e azione e drama: ergo può diventare film (persino Gomorra, un bel romanzo che non è un romanzo, lo è diventato).
Qui lo scrittore dovrebbe farsi da parte e entrare il regista.
Ogni storia dovrebbe rappresentare una sfida per il regista. Kubrick diceva che i romanzi migliori per il cinema erano quelli che costingessero il regista drammatizzare di più. Insomma laddove la psicologia dei personaggi è protagonista si avrebbero avute le chances migliori.
Lo stesso Kubrick però riconosceva che spesso la bellezza ed efficacia di un romanzo risiedessero nella sua lunghezza: taglia via troppo ed ecco che tutto vacilla.
Io rimasi per esempio delusissimo dal 1984 di Michael Ratford, fedelissimo ma talmente pieno di buchi da risultare incompresibile.
Personalmente sono un gran fan degli adattamenti traditori, sempre che l’autore abbia delle precise intenzioni poetiche.
Watchmen, è stato detto, avrebbe forse funzionato come una mini-serie di 6 puntate.
La struttura del fumetto, con molti cliffhanger, flashback rivelatori, storie parallele e moltissimi personaggi minori a dare risonanza alla storia, in effetti sembra pensata più per una organizzazione episodica.
Lo show TV Lost, ad esepmpio, ha fatto tesoro di questa formula e l’ha fatta propria (curiosità: osservate i paralleli tra Desmond e il Dr. Manhattan).
Ma non credo che avremmo mai visto Watchmen adattato in una miniserie TV e comunque non avrebbe mai potuto godere del budget necessario.
Perchè non un film in più parti? Credo perché il tono greve avrebbe potuto scoraggiare molti spettatori dal tornare per un secondo episodio.
Devo dire che Snyder e il suo team hanno fatto del loro meglio per far rientrare la storia nelle 2h40 di durata (i fan accaniti aspettano comunque l’extended cut) e devo dire che non è stato lasciato fuori molto, o comunque nessuna parte essenziale per il plot.
Il plot: questo forse il problema. Perché è solido e funziona, ma non è mai stata ma parte più interessante di Watchmen, eppure è quello che qui rimane, più di tutto il resto.
Ma il plot non basta per essere fedeli allo spirito.
Si capisce che Snyder ha un timore quasi reverenziale del fumetto di Moore e Gibbons: moltissime immagini sono prese paro paro dal fumetto, il lavoro degli sceneggiatori in questo caso é stato quasi nullo.
Tutto era già sulla pagina: set, vestiti, numero di comparse, attrezzeria, tanto che mi chiedo se il segretario di produzione abbia usato il libro invece della sceneggiatura per complare i call sheets.
Per fare giustizia al fumetto avremmo avuto bisogno di un film che, utlizzando la tecnica del cinema, si fosse sforzato di dire le stesse cose e di avere lo stesso ardire, dal punto di vista del linguaggio.
D’altronde se decidessi di fare un fumetto di Citizen Kane, ovvero di trasporre un capolavoro di un medium in un altro medium, la cosa avrebbe senso solo laddove riuscissi a crearne un degno contraltare.
Se mi limitassi a disegnare lo storyboard del film di Welles (che si ispirava comunque anche allo Spirit di Will Eisner, un fumetto) farei un’operazione assolutament inutile.
Le cose migliori del film sono infatti quei momenti in cui il cinema fa quello che gli altri media non possono fare: l’uso delle musiche.
Ovviamente non mi riferisco al lavoro dimenticabile (ma non deprecabile) di Bates, ma all’uso di canzoni che non dispiacerebbero allo stesso Moore.
Tutta la prima scena (non presente nel fumetto, o quasi) sulle note di Unforgettable o gli splendidi titoli di testa sono tra i mometi migliori del film.
Il film riesce ad essere più vicino allo spirito del fumetto quando mostra Andy Warhol (invenzione del film) che non quando riporta ad litteram la voce off di Rorshach.
Non so ancora dire le scene con Nixon siano state una buona idea.
Nel fumetto ci sono degli accenni, Nixon si vede, seduto nella “War room”, ma le citazioni LETTERALI da Il Dr. Stranamore le ho trovate un po’ gratuite.
Per carità, il film di Kubrick appartiene senza dubbio alla piscina genetica da cui il fumetto già pescava, ma non so…
Lette però le reazioni di persone amanti del fantastico ma vergini dalla lettura del libro, devo ammettere che la potenza di Watchmen sembra sopravvivere alla mano pesante di Snyder e che comunque ha fatto del suo meglio.
Nulla da dire sul resto: casting perfetto al limite dello spavento, performances tutte di buon livello, art direction da urlo.
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Tuesday, 3 March 2009
IN LIBRERIA!
Il mio amico Alessandro, fa parte dei "Men on Fire" (questa ve la spiegherò in un prossimo post).
Alessandro scrive, ed ora in libreria potete trovare il primo volume a portare il suo nome in copertina (quale sia il suo secondo nome, Quello Qon la Q però lo ignoro) .
Bravo Ale!
riporto dal suo blog:
"Ok, c'è.
In libreria, magari non in tutte, ma è uscito. Ora che verrà letto mi vengono in mente un milione di cose che non piaceranno e almeno un milione che vorrei invece piacessero.
Essere qui e non lì è decisamente strano, ma torno fra una settimana e poi ci sono persone (come Cri A. che mi ha fatto questa foto qui o Ale M. che mi ha mandato il primo sms stanotte) che mi stanno facendo sentire come se fossi davanti al bancone delle novità stamattina.
God Bless You my friends"
Alessandro scrive, ed ora in libreria potete trovare il primo volume a portare il suo nome in copertina (quale sia il suo secondo nome, Quello Qon la Q però lo ignoro) .
Bravo Ale!
riporto dal suo blog:
In libreria, magari non in tutte, ma è uscito. Ora che verrà letto mi vengono in mente un milione di cose che non piaceranno e almeno un milione che vorrei invece piacessero.
Essere qui e non lì è decisamente strano, ma torno fra una settimana e poi ci sono persone (come Cri A. che mi ha fatto questa foto qui o Ale M. che mi ha mandato il primo sms stanotte) che mi stanno facendo sentire come se fossi davanti al bancone delle novità stamattina.
God Bless You my friends"
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Friday, 27 February 2009
Il maestro e l'allievo

Non sapevo bene quale pagina del grande Jorge Zaffino scegliere per rendere omaggio a questo grande (e ahimé scomparso) artista.
Ho scelto la pagina 4 di Blocco Sette il fumetto grazie al quale lo ho scoperto.
Non è la migliore dell'album, ma la ho qui disponibile.
Preferisco la versione a colori acidi effettivamente stampata dalla Epic ma, senza i colori forse si può apprezzare meglio il lavoro di questo gigante.
Sotto ancora un disegnino mio, mentre cerco di capire come si fa a disengare così bene...
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Thursday, 26 February 2009
Ancora prove...

Io ho un caro amico.
Forse il mio migliore amico.
Mi manca spesso, perché lui sta in Italia (quando non se ne vola in Oregon) e io sono in Beglio.
Mi ha sempre incoraggiato.
Lo invidio perché adesso ha pubblicato il suo primo libro, ma sono molto orgoglioso di lui.
Questo mio amico ha raccolto al volo un'idea quasi ridicola che gli ho gettato lì in una delle nostre ultime conversazioni al telefono.
Ha detto che si può fare.
Così da un po' di giorni non dormo e mi sono messo a fare i disegni che vedete qui.
Non posso dire cosa sono.
Spero che tutto vada come deve.
E forse sto imparando a inchiostrare...
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Thursday, 19 February 2009
Zibaldone
Ho tempo quando non mi serve o non so che farmene.
Il tempo è denaro, ma il denaro non è tempo. L'equazione non è reversibile.
Non puoi metterlo in banca il tempo.
Comunque ora ne ho un po' non lo sto rubando. sono in ufficio e non c'è nulla da fare.
Allora metto qui tutte le bozze di post che non ho mai pubblicato.
Mancano le date.
Come nei nostri programmi di posta elettronica, le cose che vengono prima sono anche le più recenti. seguono i commenti mai pubblicati più vecchi, e si va a ritroso come se questo fosse l'Ultimo nastro di Krapp.
Prima...
C'era tanto tempo fa
"Sono andato al lavoro ascoltando uno strano CD oggi.
È una raccolta compilata da me, si tempi in cui stavo ripulendo il computer da files inutili.
Non ricordo le circostanze, ma credo avessi poco tempo allora, poichè non mi son preso la birga di fare una lista del contenuto sulla copertina.
L'unica scritta, lapidaria, è la seguente: "PATTUME ANNI '80 + CARTONI ANIMATI".
Piuttosto precisa, a essere sincero. Non saprei come meglio classificare Maniac di Giorgio Moroder, Footloose (dal film omonimo), Axel F. di Faltermayer (lo spelling non è accurato, cito a memoria) e la sigla di Magnum P.I. se non pattume anni '80.
Per il resto sono tutte sigle di cartoni animati un po' datate. Con due eccezioni: e il tema da ER (non è pattume) e Stain' Alive dei Bee Gees (non è anni '80).
Non voglio cominciare una delle solite lamentele da nostalgico tipo "Ah, quelle sigle di una volta! Adesso fanno tutte schifo!" perché è noioso e non aggiunge nulla al discorso (comunque le sigle di oggi sono pietose).
Quando i cartoni animati giapponesi erano trasmessi da una serie più o meno varia di emittenti locali, non c'era un'unica filosofia sul come andassero adattati.
Immagino che l'idea di puntare molto sul pubblico femminile, di ammorbidire i toni con sigle innocue e censure più o meno pesanti, di italianizzare o americanizzare i nomi dei protagonisti siano da attribuire in larga parte a quella vecchia volpe di Anna Valeri-Manera, storica adattatrice di serie TV, nonché autrice accreditata di un numero infinito di sigle sui canali berlusconiani.
L'avvento di nuove tecnologie e di mutati gusti musicali da parte di autori, editori e pubblico ha portato a mutare notevolmente lo stile delle cosiddette "sigle".
Non so per quale ragione, ma pare che una volta le sigle fossero tutte scritte da autori musicali molto attenti alle tendenze straniere e sopratutto con
Prima di questo periodo le sigle"
... ancora prima...
Perchè ho paura
"Le promesse non mantenute.
Il mio talento.
Accettare ul destino.
Sono davvero bravo?
Come uso il mio tempo?"
... ancora prima...
Gomorra
"Apprendo con un misto di rammarico, tristezza, ansia e amarezza la notizia che Roberto Saviano pensa di andarsene dall'Italia.
Io non lo sapevo, ma Saviano ha la mia età. Ha 28 anni.
Non ho letto il suo libro, ma ho visto il film che Garrone ne ha tratto pochi giorni fa.
Ho letto gli articoli che Saviano ha scritto recentemente, sui Casalesi, sui ragazzi protagonisti del film bocciati a scuola.
Il rammarico vine vedendo lo stress vincere uno scrittore che sembrava deciso a non lasciarsi intimidire. La tristezza perché la sua non é una fuga ma una voglia di normalità. È possibile insomma, che fare bene e onestamente il proprio mestiere per gli scrittori, i giornalisti, i magistrati e persino gli imprenditori, vuol dire dover cimentarsi in una prova di resistenza contro tutto e tutti, come se gli anormali fossero loro?
Quelli che scirvono la verità? Quelli che non pagano il pizzo?
Se ci fossi io, lì. Non vorrei andamrene pure io, per uscire dall'inferno?
Perchè questo è il mio paese. L'inferno. Che può essere persino attraente, o meglio, ammorbante (come Whitechapel in From Hell)."
Il tempo è denaro, ma il denaro non è tempo. L'equazione non è reversibile.
Non puoi metterlo in banca il tempo.
Comunque ora ne ho un po' non lo sto rubando. sono in ufficio e non c'è nulla da fare.
Allora metto qui tutte le bozze di post che non ho mai pubblicato.
Mancano le date.
Come nei nostri programmi di posta elettronica, le cose che vengono prima sono anche le più recenti. seguono i commenti mai pubblicati più vecchi, e si va a ritroso come se questo fosse l'Ultimo nastro di Krapp.
Prima...
C'era tanto tempo fa
"Sono andato al lavoro ascoltando uno strano CD oggi.
È una raccolta compilata da me, si tempi in cui stavo ripulendo il computer da files inutili.
Non ricordo le circostanze, ma credo avessi poco tempo allora, poichè non mi son preso la birga di fare una lista del contenuto sulla copertina.
L'unica scritta, lapidaria, è la seguente: "PATTUME ANNI '80 + CARTONI ANIMATI".
Piuttosto precisa, a essere sincero. Non saprei come meglio classificare Maniac di Giorgio Moroder, Footloose (dal film omonimo), Axel F. di Faltermayer (lo spelling non è accurato, cito a memoria) e la sigla di Magnum P.I. se non pattume anni '80.
Per il resto sono tutte sigle di cartoni animati un po' datate. Con due eccezioni: e il tema da ER (non è pattume) e Stain' Alive dei Bee Gees (non è anni '80).
Non voglio cominciare una delle solite lamentele da nostalgico tipo "Ah, quelle sigle di una volta! Adesso fanno tutte schifo!" perché è noioso e non aggiunge nulla al discorso (comunque le sigle di oggi sono pietose).
Quando i cartoni animati giapponesi erano trasmessi da una serie più o meno varia di emittenti locali, non c'era un'unica filosofia sul come andassero adattati.
Immagino che l'idea di puntare molto sul pubblico femminile, di ammorbidire i toni con sigle innocue e censure più o meno pesanti, di italianizzare o americanizzare i nomi dei protagonisti siano da attribuire in larga parte a quella vecchia volpe di Anna Valeri-Manera, storica adattatrice di serie TV, nonché autrice accreditata di un numero infinito di sigle sui canali berlusconiani.
L'avvento di nuove tecnologie e di mutati gusti musicali da parte di autori, editori e pubblico ha portato a mutare notevolmente lo stile delle cosiddette "sigle".
Non so per quale ragione, ma pare che una volta le sigle fossero tutte scritte da autori musicali molto attenti alle tendenze straniere e sopratutto con
Prima di questo periodo le sigle"
... ancora prima...
Perchè ho paura
"Le promesse non mantenute.
Il mio talento.
Accettare ul destino.
Sono davvero bravo?
Come uso il mio tempo?"
... ancora prima...
Gomorra
"Apprendo con un misto di rammarico, tristezza, ansia e amarezza la notizia che Roberto Saviano pensa di andarsene dall'Italia.
Io non lo sapevo, ma Saviano ha la mia età. Ha 28 anni.
Non ho letto il suo libro, ma ho visto il film che Garrone ne ha tratto pochi giorni fa.
Ho letto gli articoli che Saviano ha scritto recentemente, sui Casalesi, sui ragazzi protagonisti del film bocciati a scuola.
Il rammarico vine vedendo lo stress vincere uno scrittore che sembrava deciso a non lasciarsi intimidire. La tristezza perché la sua non é una fuga ma una voglia di normalità. È possibile insomma, che fare bene e onestamente il proprio mestiere per gli scrittori, i giornalisti, i magistrati e persino gli imprenditori, vuol dire dover cimentarsi in una prova di resistenza contro tutto e tutti, come se gli anormali fossero loro?
Quelli che scirvono la verità? Quelli che non pagano il pizzo?
Se ci fossi io, lì. Non vorrei andamrene pure io, per uscire dall'inferno?
Perchè questo è il mio paese. L'inferno. Che può essere persino attraente, o meglio, ammorbante (come Whitechapel in From Hell)."
Monday, 16 February 2009
Segreti

alla fine si tratta solo di usare il pennello come un pennarello, e di non staccarlo mai dal foglio.
Avere un buon disegno di base ma fregarsene di stare dentro le linee...
o addirittura non avere neanche il disegno alla base ma dei grandi esempi di fronte
Friday, 13 February 2009
Per amore, non tacerò.
Questo scriveva Don Peppino Diana, un sacerdote che avrei misconosciuto se non me lo avesse raccontato Saviano.
Non tacere.
Su Facebook ho avuto un contatto con Salvatore Borsellino, un uomo mite che sarebbe passato inosservato nella storia del nostro paese, non fosse stato imparentato con uno dei più grandi uomini della Storia Repubblicana, il giudice Paolo Borsellino.
Ho scoperto con sorpresa che Salvatore Borsellino ha avuto una reazione simile alla mia (moltiplicata per mille, ne sono certo) alla visione del documentario Excellent Cadavers - In un altro paese di Alexander Stille.
La morte di Paolo borsellino è stata la Nagasaki italiana.
Ma quando nel documentario si rivede la reazione della gente di fronte alla brutalità mafiosa e alla complicità dello Stato ci si commuove, ma si prova anche orgoglio: allora sapevamo indignarci con lo Stato, o meglio coi suoi rappresentanti che si presentavano ipocritamente (non tutti, per carità) ai funerali dei giudici.
Deve essere stato quel sentimento che ha fatto gridare al giovane Giuseppe Gatì a favore di Caselli e del Pool antimafia.
Ho scritto queste riche a Salvatore borsellino e sto lavornado ad una lettera da spedire alle redazioni di giornali stranieri (in verità più attenti alla situazione italiana di questo periodo di quanto non credessi).
Mi consola vedere che due miei amici che stimo molto, Fulvio e Alessandro stiano ultimamente facendosi le stesse domande e stiano risvegliando la stessa indignazione (che a noi Italiani, ci insegn Marco Paolini, dura meno dell'orgasmo).
"Caro Salvatore,
i suoi appelli recenti (che ho potuto ascoltare da internet, visto che risiedo all'estero) mi hanno colpito moltissimo.
Mi interesso da un po' di anni alla storia recente d'Italia e c'è da restare attoniti.
Sia perché sembra di assistere ad una saga criminale, sia perché sembra che il calice della sopportazione pare non colmarsi mai.
Quando, rivedendo le interviste e i filmati, ascolto le parole di suo fratello o di Giovanni Falcone, la loro grandissima dignità, il loro senso civico e del dovere, la loro intelligenza ed eroismo mi spingono sovente ad una sincera commozione.
Nei giorni passati stavo compilando una lettera che vorrei mandare alle redazioni dei giornali stranieri per sollevare l'attenzione della stampa estera, indipendente dai poteri politici italiani.
Tra le altre cose, in questa lettera parlo di Joseph Campbell, uno studioso americano di religioni e mitologia comparata.
Campbell definisce, dal punto divista antropologico e culturale, cosa è un'eroe.
Gli eroi sono figure che compiono un cammino particolare, apparentemente al di sopra delle proprie possibilità, al termine del quale, spesso tramite un sacrificio, guadagnano una ricompensa spirituale.
Alcuni di questi eroi poi non tengono quanto di guadagnato per se stessi, ma portano questa vittoria, questa illuminazione, al proprio popolo.
Per questo popoli diversi hanno eroi diversi. Per i popoli nomadi eroe è chi trovato una terra promessa dove insediarsi. Per gli schiavi eroe è chi, dopo aver lottato per la propria liberazione, è in grado di liberare un intero popolo.
Per questo negli Stati Uniti si celebrano i combattenti della guerra d'indipendenza e da noi i partigiani.
Il sangue versato per un popolo dovrebbe sigillare, marchiare a fuoco l'etica di un'intera nazione. La conquista, materiale, spirituale, civile, viene lasciata in eredità. E al sangue dei propri padri non ci si può sottrarre.
È un'eredità pesante, ma di cui essere fieri.
Lei stesso ha detto che avrebbe ringraziato Dio, se il sacrificio di Paolo fosse servito a dare una nuova vita all'Italia.
Ma troppo spesso ci troviamo a domadare a noi stessi se certi sacrifici non siano stati compiuti invano.
Per questo sono anche io spaventato da chi celebra l'eroe Mangano.
Perché costoro vogliono sovvertire, anzi, spazzare via l'etica fondatrice della Repubblica Italiana e fare dei suoi cittadini un popolo mafioso.
Un popolo che sostituisce ai valori di Libertà, Uguaglianza, Onestà e Dignità, il compromesso, l'omertà, il supruso, la schiavitù pavida.
Io non voglio smettere di sperare e spero di poter fare la mia parte.
Con profondissima stima,
Gianmaria"
Non tacere.
Su Facebook ho avuto un contatto con Salvatore Borsellino, un uomo mite che sarebbe passato inosservato nella storia del nostro paese, non fosse stato imparentato con uno dei più grandi uomini della Storia Repubblicana, il giudice Paolo Borsellino.
Ho scoperto con sorpresa che Salvatore Borsellino ha avuto una reazione simile alla mia (moltiplicata per mille, ne sono certo) alla visione del documentario Excellent Cadavers - In un altro paese di Alexander Stille.
La morte di Paolo borsellino è stata la Nagasaki italiana.
Ma quando nel documentario si rivede la reazione della gente di fronte alla brutalità mafiosa e alla complicità dello Stato ci si commuove, ma si prova anche orgoglio: allora sapevamo indignarci con lo Stato, o meglio coi suoi rappresentanti che si presentavano ipocritamente (non tutti, per carità) ai funerali dei giudici.
Deve essere stato quel sentimento che ha fatto gridare al giovane Giuseppe Gatì a favore di Caselli e del Pool antimafia.
Ho scritto queste riche a Salvatore borsellino e sto lavornado ad una lettera da spedire alle redazioni di giornali stranieri (in verità più attenti alla situazione italiana di questo periodo di quanto non credessi).
Mi consola vedere che due miei amici che stimo molto, Fulvio e Alessandro stiano ultimamente facendosi le stesse domande e stiano risvegliando la stessa indignazione (che a noi Italiani, ci insegn Marco Paolini, dura meno dell'orgasmo).
"Caro Salvatore,
i suoi appelli recenti (che ho potuto ascoltare da internet, visto che risiedo all'estero) mi hanno colpito moltissimo.
Mi interesso da un po' di anni alla storia recente d'Italia e c'è da restare attoniti.
Sia perché sembra di assistere ad una saga criminale, sia perché sembra che il calice della sopportazione pare non colmarsi mai.
Quando, rivedendo le interviste e i filmati, ascolto le parole di suo fratello o di Giovanni Falcone, la loro grandissima dignità, il loro senso civico e del dovere, la loro intelligenza ed eroismo mi spingono sovente ad una sincera commozione.
Nei giorni passati stavo compilando una lettera che vorrei mandare alle redazioni dei giornali stranieri per sollevare l'attenzione della stampa estera, indipendente dai poteri politici italiani.
Tra le altre cose, in questa lettera parlo di Joseph Campbell, uno studioso americano di religioni e mitologia comparata.
Campbell definisce, dal punto divista antropologico e culturale, cosa è un'eroe.
Gli eroi sono figure che compiono un cammino particolare, apparentemente al di sopra delle proprie possibilità, al termine del quale, spesso tramite un sacrificio, guadagnano una ricompensa spirituale.
Alcuni di questi eroi poi non tengono quanto di guadagnato per se stessi, ma portano questa vittoria, questa illuminazione, al proprio popolo.
Per questo popoli diversi hanno eroi diversi. Per i popoli nomadi eroe è chi trovato una terra promessa dove insediarsi. Per gli schiavi eroe è chi, dopo aver lottato per la propria liberazione, è in grado di liberare un intero popolo.
Per questo negli Stati Uniti si celebrano i combattenti della guerra d'indipendenza e da noi i partigiani.
Il sangue versato per un popolo dovrebbe sigillare, marchiare a fuoco l'etica di un'intera nazione. La conquista, materiale, spirituale, civile, viene lasciata in eredità. E al sangue dei propri padri non ci si può sottrarre.
È un'eredità pesante, ma di cui essere fieri.
Lei stesso ha detto che avrebbe ringraziato Dio, se il sacrificio di Paolo fosse servito a dare una nuova vita all'Italia.
Ma troppo spesso ci troviamo a domadare a noi stessi se certi sacrifici non siano stati compiuti invano.
Per questo sono anche io spaventato da chi celebra l'eroe Mangano.
Perché costoro vogliono sovvertire, anzi, spazzare via l'etica fondatrice della Repubblica Italiana e fare dei suoi cittadini un popolo mafioso.
Un popolo che sostituisce ai valori di Libertà, Uguaglianza, Onestà e Dignità, il compromesso, l'omertà, il supruso, la schiavitù pavida.
Io non voglio smettere di sperare e spero di poter fare la mia parte.
Con profondissima stima,
Gianmaria"
Friday, 2 January 2009
Codename VIRGA (part 3)
My project with Peter is going on. Slowly, but still... better than nothing.
this is just a refined sketch, not well-executed enough to be an executive...
I'm still looking for ideas for a green painting in my living room...
maybe I'll work on it tomorrow...
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| From Down the Guts |
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Friday, 12 December 2008
Dreams of Long Ago
Quella per il cinema è stata la prima musica che ho amato. Tra le prime parole che ho imparato a pronunciare ci sono sicuramente "John" e "Williams".
A onore di questo gigante musicale devo dire che non fosse stato per lui non avrei mai avvicinato la musica classica. Ho scoperto Dvorak prima degli U2.
La ricchezza delle partiture williamsiane è tale che difficilmente si può avere al stessa soddisfazione ascoltando una rock band con chitarra-basso-batteria.
Uscendo dal mondo delle colonne sonore i primi compositori a cui mi sono avvicinato sono stati i tardo-romantici o post-romantici a cavallo tra il XIX eil XX secolo, tra cui tanti russi e francesi: Prokov'ef, Rimsky-Korsakov, Ravel, Mussorgski, Debussy e da loro a Gershwin il passo è stato breve.
Gershwin ha poi aperto il ponte attraverso il quale sarei approdato alla musica leggera.
C'è un CD: The Grory of Gershwin, in cui una collezione di grandi interpreti (si va da Lisa Stansfield a Elvis Costello a Sting) si cimenta con alcuni standard del maestro statunitense.
Questo CD mi fa sempre pensare a Natale. Un po' perchè la musica anni '30 con archi e fiati mi fa sempre questo effetto, un po' perchè questo CD lo scoprii un dicembre di tanti anni fa.
Il disco si chiude con un'arrangiamento per armonica e orchestra della Rapsodia in Blu, curato da George Martin e eseguito da Larry Adler, storico armonicista amico di Gershwin.
L'arrangiamento pare piuttosto lento se paragonato ad altre ben più energiche versioni, mancano quasi tutte le cadenze e assoli di painoforte (da ricordare che Gershwin scrisse la partitura per piano e ensmble jazz e fu solo dopo adattata da altri per orchestra), ma nonostante questo resta un'esecuzione straordinaria, soprattutto grazie ai virtuosismi di Adler.
In questa versione la musica oltretutto pare davvero raccontare una storia.
Devono essere stati gli accordi suonati dai tromboni nelle prime battute, o il fatto che in alcuni punti l'armonica suona davvero come se fosse le eliche di un biplano, sta di fatto che sin dai primi ascolti questo pezzo si é disegnato nella mia testa come una sequenza di immagini, come un film in cui un aeroplano non vuole partire, poi si decide, poi vola e infine sembra ancora voler precipitare...
Con quest'idea in testa ho ascoltato il pezzo e cominciato a fare piccoli disegni poi organizzati in una serie di Storyboard, nella spernaza un giorno di farne un film.
I disegni sono rimasti con me per anni, dieci anni fino a che un piccolo programmino installato di default nel computer comprato mesi fa non mi ha dato modo di mettere insieme un piccolo filmino basato sui miei sotryboard.
I disegni sono terribili (penso di poter affermare di essere migliorato da allora) ma lo dovevo a quel ragazzo che dieci anni fa si mise pazientemente al tavolo da disegno per giorni.
La seconda metà del filmato è nella mia testa. Spero di poternal disegnare presto e di finire il mio film un giorno.
A onore di questo gigante musicale devo dire che non fosse stato per lui non avrei mai avvicinato la musica classica. Ho scoperto Dvorak prima degli U2.
La ricchezza delle partiture williamsiane è tale che difficilmente si può avere al stessa soddisfazione ascoltando una rock band con chitarra-basso-batteria.
Uscendo dal mondo delle colonne sonore i primi compositori a cui mi sono avvicinato sono stati i tardo-romantici o post-romantici a cavallo tra il XIX eil XX secolo, tra cui tanti russi e francesi: Prokov'ef, Rimsky-Korsakov, Ravel, Mussorgski, Debussy e da loro a Gershwin il passo è stato breve.
Gershwin ha poi aperto il ponte attraverso il quale sarei approdato alla musica leggera.
C'è un CD: The Grory of Gershwin, in cui una collezione di grandi interpreti (si va da Lisa Stansfield a Elvis Costello a Sting) si cimenta con alcuni standard del maestro statunitense.
Questo CD mi fa sempre pensare a Natale. Un po' perchè la musica anni '30 con archi e fiati mi fa sempre questo effetto, un po' perchè questo CD lo scoprii un dicembre di tanti anni fa.
Il disco si chiude con un'arrangiamento per armonica e orchestra della Rapsodia in Blu, curato da George Martin e eseguito da Larry Adler, storico armonicista amico di Gershwin.
L'arrangiamento pare piuttosto lento se paragonato ad altre ben più energiche versioni, mancano quasi tutte le cadenze e assoli di painoforte (da ricordare che Gershwin scrisse la partitura per piano e ensmble jazz e fu solo dopo adattata da altri per orchestra), ma nonostante questo resta un'esecuzione straordinaria, soprattutto grazie ai virtuosismi di Adler.
In questa versione la musica oltretutto pare davvero raccontare una storia.
Devono essere stati gli accordi suonati dai tromboni nelle prime battute, o il fatto che in alcuni punti l'armonica suona davvero come se fosse le eliche di un biplano, sta di fatto che sin dai primi ascolti questo pezzo si é disegnato nella mia testa come una sequenza di immagini, come un film in cui un aeroplano non vuole partire, poi si decide, poi vola e infine sembra ancora voler precipitare...
Con quest'idea in testa ho ascoltato il pezzo e cominciato a fare piccoli disegni poi organizzati in una serie di Storyboard, nella spernaza un giorno di farne un film.
I disegni sono rimasti con me per anni, dieci anni fino a che un piccolo programmino installato di default nel computer comprato mesi fa non mi ha dato modo di mettere insieme un piccolo filmino basato sui miei sotryboard.
I disegni sono terribili (penso di poter affermare di essere migliorato da allora) ma lo dovevo a quel ragazzo che dieci anni fa si mise pazientemente al tavolo da disegno per giorni.
La seconda metà del filmato è nella mia testa. Spero di poternal disegnare presto e di finire il mio film un giorno.
Saturday, 6 December 2008
Waltz with Bashir
Noi tutti abbiamo un mondo ideale. Un mondo dove non ci ammaliamo, dove trviamo sempre la soluzione per ogn problema, dove siamo sempre pettinati benissimo, dove Berlusconi non è presidente del consiglio e dove Orson Welles ha vinto una mezza dozzina di Oscar.
Basta alzarsi dal letto la mattina però, vedere che qualcuno non ha fatto partire la lavastoviglie la sera prima e che non ci sono bicchieri pulti per versarsi del latte, per capire che non ci viviamo.
Capita però che ogni tanto il cacello di questo mondo ideale si apra per fare uscire qualcosa.
È quella giacca che hai trovato in saldo e che è esattamente come la volevi; è il cielo terso la domenica che avevi deciso di prendere la decappottabile.
Watz with Bashir sembra uscito dal mio mondo ideale, dove i film di animazione osano raccontare tutte le storie.
Ari Folman è un disegnatore israeliano che a deciso di raccontare la sua esperienza nel Libano in guerra degli anni '80 con l'animazione.
La scelta è geniale. Come posso raccontare una storia vera, senza ricorrere alla fiction, senza dover mettere in scena il passato con attori e set?
Come posso usare le facce e le voci delle persone veramete coinvolte, fare un documentario insomma, senza dover però ricorrere alle immagni di repertorio?
Come faccio un "diretta sulla memoria" (come la chiamerebbe Marco Paolni)?
Io lo avrei fatto a fumetti, forse il teatro di narrazione era un altro modo.
Ma l'idea di farlo con i disegni animati va oltre alla mia povera immaginazione ed è ovviamente quella giusta.
Dovendo dare in poche parole un'idea di a cosa somiglia in film, mi verrebbe da dire Apocalypse Now, diretto da Mamoru Oshi, ambientato nel Mediterraneo (con qualcosa di Munich).
È una descrizione ridicola e ingiusta, ma l'unica che userei dovendo dare dei riferimenti cnematografici a chi il film non lo ha visto.
Per fortuna c'è anche questo trailer che rende molto meglio l'idea. Da vedere.
Basta alzarsi dal letto la mattina però, vedere che qualcuno non ha fatto partire la lavastoviglie la sera prima e che non ci sono bicchieri pulti per versarsi del latte, per capire che non ci viviamo.
Capita però che ogni tanto il cacello di questo mondo ideale si apra per fare uscire qualcosa.
È quella giacca che hai trovato in saldo e che è esattamente come la volevi; è il cielo terso la domenica che avevi deciso di prendere la decappottabile.
Watz with Bashir sembra uscito dal mio mondo ideale, dove i film di animazione osano raccontare tutte le storie.
Ari Folman è un disegnatore israeliano che a deciso di raccontare la sua esperienza nel Libano in guerra degli anni '80 con l'animazione.
La scelta è geniale. Come posso raccontare una storia vera, senza ricorrere alla fiction, senza dover mettere in scena il passato con attori e set?
Come posso usare le facce e le voci delle persone veramete coinvolte, fare un documentario insomma, senza dover però ricorrere alle immagni di repertorio?
Come faccio un "diretta sulla memoria" (come la chiamerebbe Marco Paolni)?
Io lo avrei fatto a fumetti, forse il teatro di narrazione era un altro modo.
Ma l'idea di farlo con i disegni animati va oltre alla mia povera immaginazione ed è ovviamente quella giusta.
Dovendo dare in poche parole un'idea di a cosa somiglia in film, mi verrebbe da dire Apocalypse Now, diretto da Mamoru Oshi, ambientato nel Mediterraneo (con qualcosa di Munich).
È una descrizione ridicola e ingiusta, ma l'unica che userei dovendo dare dei riferimenti cnematografici a chi il film non lo ha visto.
Per fortuna c'è anche questo trailer che rende molto meglio l'idea. Da vedere.
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Sunday, 30 November 2008
Impressions (Episode 2)
Le cose banali, osservate da lontano o troppo vicino, possono essere affascinanti.
Le frasi banali come quella appena scritta no.
Questo è un video realizzato letteralmente in 20 minuti (5 minuti per il girato, 15 per il montaggio).
solo un esperimento astratto...
Spero non sia capisca troppo in fretta di cosa si tratta.
La musica non è mia ma per ora non ne rivelo i credits...
Le frasi banali come quella appena scritta no.
Questo è un video realizzato letteralmente in 20 minuti (5 minuti per il girato, 15 per il montaggio).
solo un esperimento astratto...
Spero non sia capisca troppo in fretta di cosa si tratta.
La musica non è mia ma per ora non ne rivelo i credits...
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Thursday, 27 November 2008
Impressions
Una foto per ogni giorno:
Questo è il mio ufficio, alle 18e30.
Sono qui solo, e tutto e vuoto, anche la mia testa...
Wednesday, 26 November 2008
Gentiluomini e no
La storia italiana pare inventata da un autore satirico e se le conseguenze non fossero sulla pelle dei cittatini, ci sarebbe da divertirsi.
La sensazione che si prova è la stessa del film "Il Dottor Stranamore", dove si ride a crepapelle e allo stesso tempo si attende la distruzione dell'umanità.
Uno degli autori italiani in questo senso più formidabili è Carlo Cornaglia.
Ho cominciato a leggere le sue filatrocche sul sito www.voglioscendere.it
Cornaglia mette in rima, nello stile del Corriere di Piccoli d'inizio '900, le recenti vicende della politica italiana.
Divertito dalla sua penna, ho lasciato un commento in risposta sulla sua sezione del blog e ieri ho trovato una piacevole sorpresa nella mia buca delle lettere (elettroniche).
Il Cornaglia mi ringraziava per i complimenti, rincuorato che ci fosse qualcuno che andasse a leggere le sue filastrocche (ma sono sicuro che lo fanno in molti).
Gli ho scritto che tra tutte ho preferito quella sulla telefonata Berlusconi-Saccà, perchè assolutamente aderente nel contenuto e in gran parte anche nelle parole, alla vera e vergognosa intercettazione (vergognosa per il malcostume che emerge, non certo perché si tratta di un'intercettazione).
Rispondendogli gli consigliavo, per un prossimo libro-biografia sul Nano da Governo, di non tralasciare la telefonata Berlsuconi-Dell'Utri all'indomani della bomba messa da Cosa Nostra in casa Berlusconi in via Rovani a Milano (dove viveva segregata Veronica Lario, ancora non sposata con Al Tappone).
Solo che mentre dattilografavo questo consiglio si formava nella mia testa il primo verso, a cui poi ne è seguito un secondo e così via...
Morale: ho dovuto scriverla.
Non ritengo che sia al livello del Cornaglia, tante rime e metri non tornano, però non è tanto male.
L'ho mandata a Cornaglia, che da vero Gentiluomo, ha rsposto ringraziandomi.
La cosa che più mi ha colpito mentre ci lavoravo, è stato leggere tra le righe della telefonata.
Già Marco Travaglio ne ha fatto più volte un divertentissimo commento, ma i dettagli da "Dottor Stranamore" sono più di quelli che dice lui.
-Se scoppia una bomba, Berlusconi ha già un'idea di chi può essere: ma che razza di gente frequenta?
-Per sicurezza chiama Dell'Utri: una specie di Pronto Bomba (cosa vuoi che ne sappiano gli inquirenti?)
-Berlusconi dice che la bomba è rispettosa e affettuosa: neanche 24 ore e già difende chi l'ha messa.
-Berlusconi si lamenta che la Polizia l'ha dovuto interrogare. Quando si dice la paura delle divise.
-Berlusconi ha voluto fare Sherlock Holmes: dice che ha subito alla Polizia capito che si tratta di Mangano (il mafioso che Berlusiconi pagava per tenersi fuori dai guai negli anni dei sequestri e della MAfia a Milano).
-Berlusconi parlando con Dell'Utri accusa poi la Polizia di avergli messo in bocca il sospetto su Mangano.
-Dell'Utri, da vero esperto capisce che nel caso dia stato Mangano qualcosa non torna e per tutta la telefonata chichinna: quando si dice capire un certo linguaggio...
-Berlusconi e Confalonieri (presente sulla scena) hanno paura che la Polizia sia arrivata per loro e ora gli seccherebbe averli tra i piedi a causa di questa bomba.
-Berlusconi dice alla Polizia che pur di star tranquillo è disposto a pagare trenta milioni a degli estosori.
-La Polizia, non conoscendolo ancora, cerca di spiegargli l'educazione civica in caso di ricatto, ma lui insiste che trenta milioni sono bruscolini (come fosse un fatto di soldi).
-Un certo Bosco conserva una precedente lettera minatoria autografa di Mangano (spero che Bosco sia un poliziotto o un magistrato, perché se no vuol dire che qualche collezionista amico dei nostri si trattiene prove incriminanti).
-Confalonieri è felice perché Veronica Lario é gelosa di Berlusconi: quando si dice il transfer...
-Dell'Utri, all'epoca indagato per traffico di droga (per questo la telefonata è stata intercettata) ha un amico nella DIGOS con cui prende appuntamenti privati.
-Berluscholmes non ha capito niente perché la bomba è una avvertimento del clan Santa Paola che vuole avvicinare Craxi: quando si dice Berlusconi...
“Ehi Marcello! puoi parlare?"
"Dimmi Silvio, sono qui!"
"E stato Mangano, sicuro
che stanotte ha fatto il blitz."
"Corri troppo, che è successo?"
"Una bomba in via Rovani
è quel Mangano che ha messo,
e con le sue stesse mani!"
"Come ha fatto Sua Emittenza
A far queste conclusioni?"
"Una scia di deduzioni,
la mia grande intelligenza
come quella di Poirot
A cui devo un gran rispetto"
"Si capisce... Sai, però
che nessun mi aveva detto
che quel Mangano era fuori?
A saperlo in precedenza
gli mandavo dei bei fiori
per la fin della sentenza."
"Io però 'sta cosa qui,
quando ho visto che cos'era
con solo un chilo di
polvere esplosiva nera
Ho pensato: che rozzezza
pesa solo qualche etto
alla fin fa tenerezza
è fatta quasi con affetto
E poi sulla cancellata
esterna della villa
quasi una telefonata
una cosa assai tranquilla
Tutti gli altri mandan lettere
oppur fan sapere a te
lui invece preferisce mettere
una bomba fai-da-te
Io, purtroppo, questa sera
sono stato interrogato
dai Caramba, sfiga nera
e son lor che m'han portato
A dovere confessare
che il Vittorio, quello lì
Stava a Monza a soggiornare
a villa san Martino." "Sì..."
"Ed ho ammesso la faccenda
«Lo stalliere stava là»
E in effetti la vicenda
Loro la sapevan già.
Perché non si spiega proprio
che cos'altro voglia dire
quel dannetto assai irrisorio
da duecentomila lire.”
“Come a dire «faccio un botto!»
Un acustico segnale”
“Lo ripeto con rispetto,
non volea certo far male”
“Io pensavo che portasse
ancora il pigiama a strisce
che sia uscito di galera
ti confesso, mi stupisce.
Ma tu dici giustamente
non c'è un'altra spiegazione!”
“Se buon sangue mai non mente
È la sola conclusione”
“Io, tra l'altro, aveo parlato
con il tizio della DIGOS
che mi ha detto «se hai bisogno
noi oramai siam grandi amigos»
E gli ho detto «Mah, sì guardi,
ci sentiamo poi domani»
"Ma chi è, quello che tu…?”
“Ssst! Ritornando a via Rovani
Non ci ho ancora riflettuto
ma si deve convenire
che il cancello lo ha abbattuto
il magnifico stalliere.”
“Il carabiniere ha detto
che é un segnale d'estorsione
terroristi non ritiene
forse un’intimidazione.
Quindici anni son passati
però il Mangano usa solo
i suoi modi collaudati:
vale dire del tritolo.”
“Non che pensato io non ci abbia
ma poi dico «Mah, non può
esser lui, perché sta in gabbia»
Ma se uscito, ecco... però
non avrei sto dubbio netto"
"Son stati i Carabinieri
Proprio loro me l'han detto!
E il fedel Confalonieri
condivide la teoria
che ti ho espresso fino a adesso
della polizia, non mia!
‘Spetta un po’ che te lo passo”
“Uè Marcello! Come va?
Sei d'accordo anche tu, no?”
“Ciao Fedele, boh, sarà
però proprio non lo so…”
“Questo Mangano è noioso
Non è un uom di fantasia
Se negli anni vo a ritroso
vedo una monotonia.
Si ripete, sempre uguale
“Direi timido, persino
sol per dire «Sono qui»”
“Come l'altro bigliettino
con la sua crocetta nera,
ti ricordi, L'altra volta?
E lo stesso questa sera”
“Che tra l'altro, l'ha raccolta
Bosco, il tale nostro amico
la missiva minatoria.”
“Caro amico sai che dico?
Questo tientelo a memoria:
noi più vecchi diventiamo
e più cinici, Marcello.
E la povera Veronica,
ora senti, viene il bello:
lei sta qui esterrefatta!
E gelosa, addirittura!
Una scena tale ha fatta,
non sopporta la clausura
a cui Silvio la costringe
da novello Barbablù
mentre a me la cosa spinge
a commuovermi di più
per lui, Silvio! È portentoso:
cinquant'anni e avere ancora
qualcun che di te è geloso
e cotanto si accalora.
Ti saluto, ciao Marcello!”
“Ciao fedel gonfaloniere!”
“Non sciuparti le tonsille!”
“Me le curo, non temere.”
Torna Silvio all’apparecchio
“Or non ho più dubbio alcuno
per le bombe ci ho l’orecchio
come me non l’ha nessuno.
Questo chilo d’esplosivo
non è questo grande oltraggio
solo un modo alternativo
di mandare a me un messaggio.
Sol che invece della carta
come il resto del pianeta
lui per scrivere bombarda"
"Perché è un analfabeta!"
"E la Polizia sgomenta
quando gli ho comunicato
che milioni, pfui, anche trenta
alla fine gli avrei dato
se ci avessero chiamati.
E gli agenti esterrefatti
tutti strascandalizzati
mi fan: «Guardi che hai ricatti
lei non deve dare corda!
Ad avvertirci la esortiamo:
noi si fa una bella scorta
ed il Mangano arrestiamo»
Ed io faccio «Ma no, in fondo
cosa son trenta milioni?
Li prelevo dal mio conto»
Ma hanno preso precauzioni…
Io e Fedele, preoccupati
(sappiam noi di che siam rei)
ci siam visti circondati!
Ecco sai, io non vorrei
che per questa sciocchezzuola
ci si mettano a scortare
me al lavoro, i figli a scuola
sai che incubo infernale?
Come vada, son convinto
che di Mangano si tratta
dai dettagli ormai si é evinto.
Perché spiegami che altra
genesi potrebbe avere
una bomba sotto casa
se non di farci sapere
che la cupola ci vasa?”
“Sì però non torna il fatto
che nel caso sia Vittorio
come mai non c'è un ricatto
o un biglietto minatorio?”
“Ma no, è stato solamente
un mafioso souvenir
perché non mi esca mai di mente
a chi devo il mio avvenir.”
Friday, 14 November 2008
Codename: VIRGA (part 2)
Recent happenings had took me away from the drawing board and the net, unfortunately.
The last things I got are more than a week old...
(actually I have some newer stuff but I'm having an hard time finding time to post)
I do not like to port more than once a day, otherwise I fear my two reader may miss something.
This is still from the Project with Peter D'Hollander: I'm getting inspiration from Paolo Eleuteri Serpieri's Druuna, a beatifully drawn sci-fi-erotica.

Here my character looks a little older than I'd like, but I think it's not bad...
The last things I got are more than a week old...
(actually I have some newer stuff but I'm having an hard time finding time to post)
I do not like to port more than once a day, otherwise I fear my two reader may miss something.
This is still from the Project with Peter D'Hollander: I'm getting inspiration from Paolo Eleuteri Serpieri's Druuna, a beatifully drawn sci-fi-erotica.

Here my character looks a little older than I'd like, but I think it's not bad...
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Tuesday, 4 November 2008
Codename: Virga
Hello, this will be in english because it's not for you four who read me.
This is for Peter, a guy who (God knows why) decided to believe in me.
Peter usually writes here , about computer and technology.
He is also writing a book for children. And he would like to write comics.
Long story short, I stumbled on him on the internet: he was looking for an artist for his project (that I'll call CODENAME:VIRGA).
Here are some thumbnail for the first pages.
Not very clear, I know, but I like to begin with a hint of mystery...



This is for Peter, a guy who (God knows why) decided to believe in me.
Peter usually writes here , about computer and technology.
He is also writing a book for children. And he would like to write comics.
Long story short, I stumbled on him on the internet: he was looking for an artist for his project (that I'll call CODENAME:VIRGA).
Here are some thumbnail for the first pages.
Not very clear, I know, but I like to begin with a hint of mystery...



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Thursday, 30 October 2008
my frends the superheroes...

This are some friends of mine, or "colleagues", to use the legal term.
Come vengono a sapere che disegni, di solito ti chiedono di far loro qualcosa.
Sembra una specie di pedaggio da pagare.
Ma come canta De André:
E quando la gente sa
e la gente lo sa che sai suonare,
suonare ti tocca
per tutta la vita
e ti piace lasciarti
ascoltare.
E poi Alex (il primo, in nero) e Vassili (l'altro, a destra) sono dei bei ragazzi e la loro richiesta di disegnarli in versione supereroistica mi ha divertito un mucchio.
Mi rendo conto che vista così sembriamo tutti degli allegri omosessuali.
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vassili mols
Gioca Jouer
Pubblico dal Blog di Chiara
"A rendere migliore una giornata così è arrivato via etere il mio amichetto che mi manca tanto tanto..."
(...)
C: oh e comunque la regola nuova è: BASTA ROMANI
G: anche i torinesi te li sconsiglio
… i lucani li abbiamo scartati già...
...pure i sudamericani
… diavolo il cerchio si stringe
C: ah ah ah
...i torinesi non li conosco
G: te li sconsiglio io
C: ah ok
G: mi piace quel "'accettare" alla fine del post del 25 ottobre.
C: perchè?
G: mi fa pensare alla mia versione personale del Gioca Jouer di Cecchetto però fatto tutto con versi che non si possono mimare
…accettare tattataratatattataratatattataratattà
... ponderare tattataratatattataratatattataratattà
....valutare tattataratatattataratatattataratattà
C: bastaaaaaaaaaa
Ci vuole proprio poco per farmi tornare il sorriso...o meglio, alcune persone, anche a distanza di migliaia di chilometri ci riescono senza nemmeno rendersene conto.
E io ti adoro"
Io, ovviamente, ricambio.
Mandate tutti un bacio a Chiara
"A rendere migliore una giornata così è arrivato via etere il mio amichetto che mi manca tanto tanto..."
(...)
C: oh e comunque la regola nuova è: BASTA ROMANI
G: anche i torinesi te li sconsiglio
… i lucani li abbiamo scartati già...
...pure i sudamericani
… diavolo il cerchio si stringe
C: ah ah ah
...i torinesi non li conosco
G: te li sconsiglio io
C: ah ok
G: mi piace quel "'accettare" alla fine del post del 25 ottobre.
C: perchè?
G: mi fa pensare alla mia versione personale del Gioca Jouer di Cecchetto però fatto tutto con versi che non si possono mimare
…accettare tattataratatattataratatattataratattà
... ponderare tattataratatattataratatattataratattà
....valutare tattataratatattataratatattataratattà
C: bastaaaaaaaaaa
Ci vuole proprio poco per farmi tornare il sorriso...o meglio, alcune persone, anche a distanza di migliaia di chilometri ci riescono senza nemmeno rendersene conto.
E io ti adoro"
Io, ovviamente, ricambio.
Mandate tutti un bacio a Chiara
Thursday, 9 October 2008
Attacca un Fiocco sul SUV!
Io e Leen decidiamo che non facciamo abbastanza cose divertenti insieme.
"Allora questa settimana usciamo una sera." faccio io. O lei, non ricordo.
"Cosa c'è in città?"
"Al Music-o-drom c'è un concerto"
"Chi suona?"
"Non so, si chiamano Asylum Stret Spankers, c'è un link sul sito del Music-o-drom"
"Sembrano bravi. Andiamo."
SONO bravi, il concerto è stato davvero divertente.
Sono una band di Austin, Texas. Suonano rigorosamente senza amplificazione e spaziano in tutti i generi (con una speciale propensione per il folk).
Sono quasi tutti polistrumentisti, e si alternano anche alle voci, facendomi pensare ai nostrani Elio e le Storie Tese.
Buona parte dei loro pezzi è composta da canzoni satiriche (My Baby in the CIA) umoristiche o goliardiche (The Scrotum Song o The PussyCat Song). Personalemente trovo la canzone sulle clamite da appiccicare sul SUV (modellata su un vecchio pezzo linkato al titolo), una dell più belle e stringate satire all'attacco americano in Iraq.
Loro è anche la commovente canzone Sidekick, fantasia di un bambino che sogna di diventare l'aiutante di un supereroe e che descriverebbe benissimo tra l'altro il rapporto tra Spider-Man e Batman nei video di Argusso citati nei port precedenti.
Long story short, se volete scoprire una nuova band originale, divertente e sopratutto con gli attributi a livello musicale, andate sul loro sito, ascoltatevi un po' di samples oppure comprate direttamente qualcosa. Il nuovo disco è di questi giorni.
"Allora questa settimana usciamo una sera." faccio io. O lei, non ricordo.
"Cosa c'è in città?"
"Al Music-o-drom c'è un concerto"
"Chi suona?"
"Non so, si chiamano Asylum Stret Spankers, c'è un link sul sito del Music-o-drom"
See more funny videos at Funny or Die
"Sembrano bravi. Andiamo."
SONO bravi, il concerto è stato davvero divertente.
Sono una band di Austin, Texas. Suonano rigorosamente senza amplificazione e spaziano in tutti i generi (con una speciale propensione per il folk).
Sono quasi tutti polistrumentisti, e si alternano anche alle voci, facendomi pensare ai nostrani Elio e le Storie Tese.
Buona parte dei loro pezzi è composta da canzoni satiriche (My Baby in the CIA) umoristiche o goliardiche (The Scrotum Song o The PussyCat Song). Personalemente trovo la canzone sulle clamite da appiccicare sul SUV (modellata su un vecchio pezzo linkato al titolo), una dell più belle e stringate satire all'attacco americano in Iraq.
Loro è anche la commovente canzone Sidekick, fantasia di un bambino che sogna di diventare l'aiutante di un supereroe e che descriverebbe benissimo tra l'altro il rapporto tra Spider-Man e Batman nei video di Argusso citati nei port precedenti.
Long story short, se volete scoprire una nuova band originale, divertente e sopratutto con gli attributi a livello musicale, andate sul loro sito, ascoltatevi un po' di samples oppure comprate direttamente qualcosa. Il nuovo disco è di questi giorni.
Monday, 6 October 2008
Isn't She Lovely?
Voglio dedicare questo post alla mia bellissima moglie.
Non ne parlo mai, non ho nemmeno scritto che mi sono sposato, qui (va be che voi tre che mi leggete lo sapete).
È la donna più bella che conosco, è divertente, è difficile, è esigente, è piccola, è grande...
Leen, non parlo mai abbastanza bene di te, non te lo dico abbastanza ma senza di te durerei ventiquattr'ore.
Non ritroveri le cose che perdo, non sarei mai in orario agli appuntamenti, non saprei che vestiti mettere e non saprei nemmeno perché.
Tags
Leen
Sunday, 5 October 2008
Too much to Download

Eccomi di ritorno.
È mezzanotte e dieci. La mia bellisima moglie dorme spossata da una giornata passata ad autare la sorella maggiore con un trasloco e con la vita.
Decido che guardo troppa TV e troppo internet, che non mi piace il mio lavoro e che voglio fare quello per cui sono nato: disegnare.
Ma comincio con un blog, per parlare bene di internet e della televsione non di meno, ma anche con la promessa di proseguire.
Vi racconterò tutto.
I miei timori, la mia felicità, le me lotte, le me frustrazioni, i miei disegni.
Alessandro mi ringrazia per il regalo.
Non c'è di che, te lo meriti tutto. The Wire è una delle tante serie televisive che hanno dimostrato come questa forma di storytelling si sia raffinata.
In ordine sparso, ecco i titoli che mi hanno convinto che per quanto la TV sia deprecabile nel suo insieme, davvero esistono isole di felicità per gli spettatori:
1. Lost
2. Twin Peaks
3. E.R.
4. The X-Fles
5. Homicide
6. Law and Order
7. Scrubs
8. Six Feet Under
9. The Simpsons
10. Dexter's Lab
(Ma anche The Ali G Show, Malcolm in the Middle, The Animaniacs, Wonder Years, Curb Your Enthusiasm, The Office, Extra's e Coupling, The BATMAN Animated Series, The Justice League).
MAQUANTACACCHIODITIVÙHO GUARDATO!!!!
Maurizio scrive un bel post sui sorprendenti viaggi "back to the future" della memoria che accadono grazie a Facebook. Poco da aggiungere, se non che anche io provo sensazioni simili nel rtrovare vecchie conoscenze. Vi rimando al suo post.
Da oggi cercherò nel piccolo piccolissimo del mio blog di fare un po' di passaparola.
Cose serie e cose frivole
Comincio con le cose frivole.
Internet ha messo a disposizione di chi ha talento numerosi canali per distribuire le proprie opere, ma soprattutto ha incrementato il numero di commentatori di notizie, film, opere musicali o altri siti. Così non c'è più solo la notizia (quando c'è) e il suo commento, ma esiste un proliferare di commenti ai commenti, di video-response, di fanfic e altri orrendi neologismi alla Orwell.
Non so se per invidia, o se per sincera ammirazione, oppure per voglia di partecipare nonostante non si sia in grado di mettere insieme prodotti originali, ma su Youtube molti dei video non sono altro che “omaggi”,sequenze di fotografie accompagnate da una canzone preferita, montaggi (spesso maldestri) di varie sequenze cinematografiche, televisive o youtubiche, pensati per celebrare un campione dello sport, una celebrità, una personalità.
È incredibile quando spesso una clip, anche amatoriale, riesca a generare una sequela inverosimile di epigoni, tributi, rimontaggi, o pallide imitazioni che spesso poco aggiungono all'orignale.
Immagino che, alle volte, dietro ci sia lo spirito giocoso che prendeva me e mio fratello quando giocavamo a Indiana Jones sull'audio dei film originali, o quello che spingeva M. Night Shyalaman a realizzare i suoi primi maldestri filmini, lo stesso spitito di quel gruppo di amici che ha pazientemente ricotruito inquadratura per inquadratura I predatori dell'arca perduta nel giardino di casa, spirito celebrato dall'ultima pellicola di Michel Gondry.
È già più difficile trovare una definizione per quelle rielaborazioni di filmati che a loro volta nascono dal tentativo di decostruire il linguaggio di prodotti come spot, promo televisivi o trailer. Eppure se quello che fa Maccio Capatonda è ancora facile da definire, ma come si definisce chi si rifà a sua volta a quello stile?
Gli studiosi della comunicazione audiovisiva (quelli veri, non articolisti da settimanale o gente come il sottoscritto) ne avranno per molto tempo se vorranno categorizzare ogni tipologia di video. Dal fan-trailer, al mock-up trailer, allo spoof-trailer che quando sono fatti bene aiutano appunto a smontare un determinato linguaggio, ma se fatti male invece rimangono un raro supplizio per chi li guarda.
Un esperimento interessante è stato quello di chi ha rimontato scene di Shining di Stanley Kubrick in modo da farne un trailer da dramma per famiglie, con un vago retrogusto alla Frank Capra.
In realtà l'esperimento non è nuovo, i distributori internazionali hanno spesso alterato il tono del film nelle presentazioni pensate per i mercati esteri.
Joe Dante aveva montato trailer per i film di Fellini, all'epoca portati negli USA da Roger Corman, accentuandone quasi solo gli aspetti più grotteschi, specialmente la presenza di giunoniche donne “deshabillie”.
Non lontani da questo sottogenere, ma qui siamo dalle parti della satira, si collocano i Five Second Movies di “Quel tizio con gli occhiali” (da notare che nell'epoca della celebrità al cubo, si scelga spesso di usare nomi apparentemente privi di connotati).
Queste brevissime clip (di solito una decina di secondi) cercano di condensare interi lungometraggi in pochi istanti, spesso con giustapposizioni comiche, ma usando quasi esclusivamente materiale tratto dal film.
Chiunque conosca Blob di Ghezzi e Giusti non è nuovo a questo genere di operazione, ma qui l'effetto comico è raggiunto prima per sintesi (più stringata la parodia, più divertente il risultato) e successivamente per accumulo (si consiglia la visione di gruppi interi di parodie a raffica una dopo l'altra).
Il "Tizio" in questione è un autore comico molto attivo sulla rete, ha una notevole vis comica e arguzia nelle satire, e si è prodotto in diversi tipi di filmati (consigliate le recensioni del Nostaglia Critic e il suo fumettistico antagonismo con The Angry Videogame Nerd) ma ad oggi la sua idea più riuscita restano questi piccoli film.
Nelle prossime puntate vi parlerò di Random Guy, degli Asylum Street Spankers e molto altro...
Per passare a cose più serie, comincio a postare una serie di filmati di riflessione sul paese dove non vivo più.
Lo faccio perché penso che l'Italia sia morta o comunque votata ad un destino infausto.
Sto rileggendomi L'Eroe dai Mille Volti di Joseph Campbell (scusa Maurizio, l'ho preso io, ne avevo bisogno) e mi rendo conto che l'Italia ha avuto i suoi eroi, ovvero quegli individui che hanno cambiato il destino di un popolo.
Gli eroi di solito sono legati al destino di un popolo e di una terra (motivo per cui Napoleone è per i francesi un leggendario condottiero, mentre per gli inglesi il precursore di Stalin).
Alcuni eroi sono universali, il loro messaggio o il loro contributo non si limita ad un popolo ma diventa un bene per chiunque.
L'eroe si spoglia del proprio io infantile e accetta il proprio destino.
Sono uomini e donne che svolgono il ruolo di scendere per primi agli inferi, rinunciane a se stessi e tornano con la cura.
Non è necessario che un eroe muoia, almeno fisicamente, ma è necessario che lo faccia spiritualmente.
Quando muore fisicamente la parte di ritorno del suo è lasciata in eredità, un eredità impegnativa, ma il seme è stato piantato.
Ecco, io penso che l'Italia sia un paese che non ha però dato frutti dallo spargimento del sangue dei suoi eroi (e sì che non sono stati pochi). E un paese che non sa nascere dal sacrificio dei suoi padri fondatori è un paese morto.
Preso da queste riflessioni amare e disperate un filosofo mi ricorda che uno dei segnali del passaggio all'età adulta è lo sviluppo della capacità di resistere e non soccombere alle frustrazioni. Non battere i pugni al muro, non disperarsi nel momento in cui i nostri sforzi sembrano vani (su questo poi ci sarebbe da aprire un'intero capitolo, ma vi rimando ai post successivi).
Non so bene cosa bisognerebbe fare per il mio Paese, ma condividere la conoscenza e le riflessioni è già un primo passo. C'è una parola che riassume in sè tutta l'opara del mio scrittore preferito: "Awareness", consapevolezza.
Ecco questo è un primo pezzo di consapevolezza storica.
http://webtv.dolmedia.tv/video/5694
Friday, 26 September 2008
Secondo capitolo della mia personale guida al meglio del web-per-chi-ha-tempo-da-perdere.
Come accennavo in un post precedente, ciò che genera nausa nel Web è il rincorrersi di commenti, risposte e riciclaggi che proliferano con velocità virale.
Hai un'idea divertente? Il giornodopo è già presa, smontata, copiata, commentata, masticata e sputata.
Ci sarebbe da arrendersi.
Per questo sono rimasto sorpreso della piccola quantità di inchiostro versata riguardo Michael Argusso, noto con il modesto nome di “ItsJustSomeRandomGuy” o ancora più semplicemente “Random Guy” (letteralmente: “Tizio qualunque” o meglio “un tizio a caso”) e dalla esigua serie di imitazioni-omaggi-riletture che il suo materiale ha avuto.
Si badi, non è passato inosservato: i suoi video sono stati cliccati MILIONI di volte, il suo canale vanta una alta posizione per numero di abbonati su Youtube dove, visto il numero di utenze, qualsiasi posizione a due cifre può considerarsi un successo.
Forse complice una sua certa ritrosia dell'autore a parlare di sè se non attraverso i suoi filmati, di lui non si trovano che poche notizie sparse.
Allora ne parlo io, convinto che il buon lavoro vada premiato.
Argusso ha cominciato da una parodia (sì, anche lui).
Prendendo spunto dalla celebre e riuscita campagna pubblicitaria Get A Mac della Apple, già soggetto di numerose riletture, il ventisettenne americano ha cominciato a inscenare piccoli sketch che vedono protagonisti diversi supereroi delle due maggiori concorrenti americane Marvel e DC.
L'approccio è lo-tech: Argusso non fa altro che tenere in mano di fronte alla camera del proprio computer alcuni pupazzetti dei suddetti eroi.
Non c'è l'ombra di animazione passo uno.
Siamo quasi dalle parti del fotoromanzo, per dare una vaga ilusione di movimento Argusso cambia la posizione dei personaggi da un'inquadratura all'altra.
Quello che manca in effetti speciali è però compensato dall'ottima capacità di Argusso nel creare le caratterizzazioni vocali dei personaggi (spesso basate sulle voci degli attori che hanno interpretato i vari ruoli negli ultimi anni) e dal suo frizzante senso of humor.
Quanto sia difficile scrivere buoni dialoghi comici a “botta e risposta” che siano spigliati oltre che effettivamente divertenti per contenuto e “delivery” fatevelo dire da chiunque lo fa di mestiere.
Nei primi video della serie Superman si vede costretto ad ammettere, di fronte ad un imbarazzato Spider-man, la supremazia strategica nel marketing da parte della rivale Marvel, soprattutto nella gestione delle cosiddette movie-franchise.
GLi spot della Apple sono copiati per struttura ed in effetti ciò che fa ridere è la applicabilità della stessa formula ad un contesto completamente diverso (lì i computer, qui i film di supereroi)
A poco a poco si è visto aumentare il numero dei personaggi, tutti rigorosamente presi dalle pagine a fumetti: Batman, I Fantastici 4 e via aumentando.
Ironizzando sia sul contenuto delle storie a fumetti deipersonaggi, sia sulle spasmodiche attese dei fan per il prossimo hit cinematografico Argusso è esploso in una serie di divertentissime battute che si sono presto trovate strette nella formula "Apple".
La scena si sposta in un bar: scopriamo così che i supereroi vivono in una specie di cartoonia sospesa tra il mondo reale e quello delle loro storie a fumetti. Le loro identità e i loro poteri sono quelli che conosciamo, così come il loro carattere e le loro vicende personali, ma anche per loro i film sono film.
In una specie di "dopo lavoro", i diversi eroi si incontrano, parlano dei loro problemi, dei film su di loro e degli attori scelti per impersonarli, hanno le loro frustrazioni e le loro presunzioni, si innamorano.
Nascono invidie sulla base del regista chiamato al dirigere la prossima pellicola o sul successo monetario dell'ultimo capitolo.
Una nota amara si aggiunge quando gli stessi eroi si rendono conto di essere inverosimili, o peggio irrilevanti, oppure di avere passati davvero tragici, in un gioco totalmente autoreferenziale e squisitqmente scoperto.
Nonostante l'autore abbia col tempo dato maggiore attenzione alla confezione dei suoi filmati, con l'aiuto di una paziente fidanzata che realizza prop o vestiti di scena, la tecnica è rimasta molto semplice. E ci va bene così, perchè la qualità della scrittura nel frattempo è rimasta costante, anzi è migliorata.
Dopo primi sketch autoconclusivi Argusso è passato a realizzare interi archi narrativi di sei-otto episodi senza mai perdere di vista gli ormai numerosissimi personaggi che popolano la serie e utilizzando alcuni spunti marginali, anche piccoli, come trampolino per storie o gag successive.
Non vi racconto cosa è accaduto finora, per non togliervi il piacere della visione, ma per stuzzicare la vostra curiosità vi dico solo che al momento la seconda serie è cominciata: L'Uomo-Ragno tenta di diventare il sidekick di Batman, il Green Goblin è sotto allucinogeni mentre i buoni sembrano essere diventati i cattivi...
Il successo di Argusso sulla rete ha portato gli organizzatori della New York Comic Con a dedicargli un piccolo panel durante la manifestazione e gli ha chiesto di realizzare alcuni spot destinati al web per promuovere l'evento (la Marvel che nel frattempo ha notato il giovane ha dato il permesso all'uso dei propri personaggi)
In effetti la domanda che nasce spontanea è: “quanto ci metteranno editori di fumetti o stazioni TV ad accorgersi del talento di questo ragazzo e a dargli qualche idea da sviluppare?”
Senz'altro ha dimostrato di saper scrivere dialoghi, di saper caratterizzare i personaggi, di conoscerne sia la psicologia che la mitologia e si saper creare un intreccio.
Resta da vedere se il ragazzo sia in grado di scrivere anche altri generi e altri personaggi oppure se, ma questo lo ritengo improbabile, non sia assolutamente disinteressato a possibili patti faustiani col mondo dello show business e che si “accontenti” di regalare divertimento gratis ad un fedele (e crescente) seguito.
Purtroppo la frequenza dei filmati non è altissima, ma può anche darsi che Argusso abbia di meglio da fare che giocare con i pupazzetti, o che qualcosa stia bollendo in pentola)...
Come accennavo in un post precedente, ciò che genera nausa nel Web è il rincorrersi di commenti, risposte e riciclaggi che proliferano con velocità virale.
Hai un'idea divertente? Il giornodopo è già presa, smontata, copiata, commentata, masticata e sputata.
Ci sarebbe da arrendersi.
Per questo sono rimasto sorpreso della piccola quantità di inchiostro versata riguardo Michael Argusso, noto con il modesto nome di “ItsJustSomeRandomGuy” o ancora più semplicemente “Random Guy” (letteralmente: “Tizio qualunque” o meglio “un tizio a caso”) e dalla esigua serie di imitazioni-omaggi-riletture che il suo materiale ha avuto.
Si badi, non è passato inosservato: i suoi video sono stati cliccati MILIONI di volte, il suo canale vanta una alta posizione per numero di abbonati su Youtube dove, visto il numero di utenze, qualsiasi posizione a due cifre può considerarsi un successo.
Forse complice una sua certa ritrosia dell'autore a parlare di sè se non attraverso i suoi filmati, di lui non si trovano che poche notizie sparse.
Allora ne parlo io, convinto che il buon lavoro vada premiato.
Argusso ha cominciato da una parodia (sì, anche lui).
Prendendo spunto dalla celebre e riuscita campagna pubblicitaria Get A Mac della Apple, già soggetto di numerose riletture, il ventisettenne americano ha cominciato a inscenare piccoli sketch che vedono protagonisti diversi supereroi delle due maggiori concorrenti americane Marvel e DC.
L'approccio è lo-tech: Argusso non fa altro che tenere in mano di fronte alla camera del proprio computer alcuni pupazzetti dei suddetti eroi.
Non c'è l'ombra di animazione passo uno.
Siamo quasi dalle parti del fotoromanzo, per dare una vaga ilusione di movimento Argusso cambia la posizione dei personaggi da un'inquadratura all'altra.
Quello che manca in effetti speciali è però compensato dall'ottima capacità di Argusso nel creare le caratterizzazioni vocali dei personaggi (spesso basate sulle voci degli attori che hanno interpretato i vari ruoli negli ultimi anni) e dal suo frizzante senso of humor.
Quanto sia difficile scrivere buoni dialoghi comici a “botta e risposta” che siano spigliati oltre che effettivamente divertenti per contenuto e “delivery” fatevelo dire da chiunque lo fa di mestiere.
Nei primi video della serie Superman si vede costretto ad ammettere, di fronte ad un imbarazzato Spider-man, la supremazia strategica nel marketing da parte della rivale Marvel, soprattutto nella gestione delle cosiddette movie-franchise.
GLi spot della Apple sono copiati per struttura ed in effetti ciò che fa ridere è la applicabilità della stessa formula ad un contesto completamente diverso (lì i computer, qui i film di supereroi)
A poco a poco si è visto aumentare il numero dei personaggi, tutti rigorosamente presi dalle pagine a fumetti: Batman, I Fantastici 4 e via aumentando.
Ironizzando sia sul contenuto delle storie a fumetti deipersonaggi, sia sulle spasmodiche attese dei fan per il prossimo hit cinematografico Argusso è esploso in una serie di divertentissime battute che si sono presto trovate strette nella formula "Apple".
La scena si sposta in un bar: scopriamo così che i supereroi vivono in una specie di cartoonia sospesa tra il mondo reale e quello delle loro storie a fumetti. Le loro identità e i loro poteri sono quelli che conosciamo, così come il loro carattere e le loro vicende personali, ma anche per loro i film sono film.
In una specie di "dopo lavoro", i diversi eroi si incontrano, parlano dei loro problemi, dei film su di loro e degli attori scelti per impersonarli, hanno le loro frustrazioni e le loro presunzioni, si innamorano.
Nascono invidie sulla base del regista chiamato al dirigere la prossima pellicola o sul successo monetario dell'ultimo capitolo.
Una nota amara si aggiunge quando gli stessi eroi si rendono conto di essere inverosimili, o peggio irrilevanti, oppure di avere passati davvero tragici, in un gioco totalmente autoreferenziale e squisitqmente scoperto.
Nonostante l'autore abbia col tempo dato maggiore attenzione alla confezione dei suoi filmati, con l'aiuto di una paziente fidanzata che realizza prop o vestiti di scena, la tecnica è rimasta molto semplice. E ci va bene così, perchè la qualità della scrittura nel frattempo è rimasta costante, anzi è migliorata.
Dopo primi sketch autoconclusivi Argusso è passato a realizzare interi archi narrativi di sei-otto episodi senza mai perdere di vista gli ormai numerosissimi personaggi che popolano la serie e utilizzando alcuni spunti marginali, anche piccoli, come trampolino per storie o gag successive.
Non vi racconto cosa è accaduto finora, per non togliervi il piacere della visione, ma per stuzzicare la vostra curiosità vi dico solo che al momento la seconda serie è cominciata: L'Uomo-Ragno tenta di diventare il sidekick di Batman, il Green Goblin è sotto allucinogeni mentre i buoni sembrano essere diventati i cattivi...
Il successo di Argusso sulla rete ha portato gli organizzatori della New York Comic Con a dedicargli un piccolo panel durante la manifestazione e gli ha chiesto di realizzare alcuni spot destinati al web per promuovere l'evento (la Marvel che nel frattempo ha notato il giovane ha dato il permesso all'uso dei propri personaggi)
In effetti la domanda che nasce spontanea è: “quanto ci metteranno editori di fumetti o stazioni TV ad accorgersi del talento di questo ragazzo e a dargli qualche idea da sviluppare?”
Senz'altro ha dimostrato di saper scrivere dialoghi, di saper caratterizzare i personaggi, di conoscerne sia la psicologia che la mitologia e si saper creare un intreccio.
Resta da vedere se il ragazzo sia in grado di scrivere anche altri generi e altri personaggi oppure se, ma questo lo ritengo improbabile, non sia assolutamente disinteressato a possibili patti faustiani col mondo dello show business e che si “accontenti” di regalare divertimento gratis ad un fedele (e crescente) seguito.
Purtroppo la frequenza dei filmati non è altissima, ma può anche darsi che Argusso abbia di meglio da fare che giocare con i pupazzetti, o che qualcosa stia bollendo in pentola)...
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Tuesday, 2 September 2008
Casa di Bambola
Ho ritrovato... no non è vero.
Non l'ho ritrovata, la sapevo quasi a memoria.
sono le parole per una canzione mai scritta.
Mi ero lasciato con Leen, pensando che non l'avrei più rivista, ed ero tremendamente insoddisfatto. Mi sono sentito come Rose, la protagonista di "Casa di Bambola", il secondo ciclo della saga di Sandman.
A questo si sono aggiunte le suggestioni dickiane che il concetto "Casa di Bambola" porta con sè. All'epoca mi sembrava di vivere molto più nella mia testa che altrove...
Casa di bambola
e un cuore di vetro
offerto al dio dei sogni.
Succede che crolla
tutto tranne il mondo
ma ero troppo dentro,
troppo dentro,
per pensare di restare
senza la mia Perky Pat
Lanciato a mille miglia
dentro un mondo Mattel.
E non ti accorgi che è da tempo
che sei uscito dalla strada
masticando la tua droga.
La tua fantasia malata
è una casa di bambola
e un cuore di vetro
offerto al dio dei sogni.
Ed ora sono sveglio
ma non esco mai di casa
e pieghe di lenzuola
mi solcano la faccia.
Ma infine apro il rubinetto
e ci infilo la mia testa
Il piatto della doccia
si tinge e poi si stinge
di rosa
indosso il mio sorriso
migliore
Sei mesi sono troppi
per piangersi addosso.
WUUUUAAAAAAALLIIIIII
Rispodno a questo post
Ci sono andato coi bambini.
Non i miei, non ne ho (ancora).
Quelli di mia cognata Ilse. E comincio a temere un futuro dove gli unici film che potrò andare a vedere al cinema sono questi. Oddìo, fossero tutti come WALL-E ci metteri la firma, la Pixar non si smentisce, ma a giudicare dai trailer che hanno preceduto il film... so che i principali dovere di un padre sono altri, ma non posso non pensare a come salvare mio figlio da High School Musical o Studio 100 (cosa sia Studio 100 ve lo racconto in una prossima puntata).
Allora, ma com'è questo WALL-E?
È bello. È bello perché è piuttosto coraggioso. È bello perché nonostante la tecnica impiegata si tratta di un film sulle cose semplici.
Il film è tutta regia, tanto che la sceneggiatura, pur ben scritta, non si riscatta da alcuni prevedibili sviluppi e alcuni clichés piuttosto "convenienti".
Il piccolo robot WALL-E non parla, ma emette pigoli e suoni à la C1-P8.
Non sorprende che dietro alle "voce" di WALL-E ci sia lo stesso Ben Burtt, geniale sound designer e ideatore del panorama delle mitiche Guerre Stellari.
WALL-E risponde a tutte le caratteristiche di "cuteness" necessarie, braccine corte, occhioni grandi, corpo tozzo. Guardatelo bene e capirete che il modello non è Nr.5 di Corto Circuito(come sospettato da molti a causa di alcune innegabili somiglianze), ma lo spielberghiano ET.
Mi levo il cappello di fronte ad una incredibile squadra di animatori in grado di rendere espressivo un blocco di figure geometriche.
La regia ci regala momenti enormi fatti con piccole cose, la scoperta di un giocattolo, due personaggi che fanno conoscenza e continuando a ripetere solo i propri nomi (WWWUUAAAALIIII) e soprattutto, il sospiro per una mano tenuta nella mano.
Non scherzo, da questo pnto di vista siamo dalle parti di Chaplin: un cinema muto e magico in grado di apmlificare pochi gesti semplici, nello stesso modo in cui nel film una lente di ingrandimento ingigantisce il piccolo schermo di un iPod, dove scorrono le immagini di Hello Dolly.
Il realismo delle prime immagini del film hanno fatto chedere alla mia nipotina di stare ancora assistendo a una pubblicità o al trailer di un altro film live action.
In breve: WALL-E è l'ultimo robot sulla terra. È stato dimenticato acceso apparentemente e continua il suo lavoro di compattare rifiuti e la sua unica compagnia è uno scarafaggio. Durante le sue ripetive giornate ha sviluppato una naturale curiosità per gli oggetti che lui trova interessanti.
Tra questi un bel giorno trova una pianta: segno che la terra, abbandonata dall'uomo, sta timidamente tornando verde tra le montagne di rifiuti che la ricoprono.
EVE è uno/a dei tanti scout che vengono regolarmente mandati in ricognizione dalla nave dove l'umanità vive da 700 anni. Lo scopo dei Robot EVE è di controllare quando sarà possibile ricolonizzare il loro pianeta d'origine, nel frattempo dimenticato.
La storia procede come ci si aspetterebbe, WALL-E si innamora, ma l'oggetto del suo amore viene portato via (EVE ha preso la pianta trovata da WALL-E: quello era lo scopo della miassione)
WALL-E innamorato segue EVE fin sull'astronave Axiom dove gli uomini vivono un felice ma abulico esilio.
Qui si scopre che il computer di navigazione (in realtà vero comandante della nave spaziale in barba ad un pacioso capitano) non ha intenzione di tornare sulla terra.
Perchè? Perché un messaggio segreto lasciato dal costruttore della nave solo alcuni mesi dopo la partenza della Axiom ci informa che la Terra non ha speranza di essere sanata (e come non pensare al famoso messaggio segreto di 2001?)
Questo è oltretutto il punto che meno mi ha convinto: il fatto che il film abbia bisogno di un antagonista per mettere i bastoni tra le ruote.)
Il computer di bordo non accetta che si faccia diversamente e cerca di impedire il ritorno a casa. Che puntualmente avviene entro il finale. WALL-E sembra morto... no non lo è, ma ha perso la memoria e con lei l'amore che nel frattmepo EVE ha imp... no, ovviamente, WALL-E recupera la memoria e tutti vivono felici e contenti.
Semplice no? Quasi banale.
Il film si riscatta perchè riempie questa storia prevedibile di tanti piccoli/grandi momenti e alcune salutari riflessioni sulla civiltà (o inciviltà) del consumo.
E qui forse giace il vero problema del film.
È accettabile che sia la Disney, la stessa dei parchi di divertimento e del merchandise a tappeto, a farci la morale sulle nostre abitudini di consumo?
Sono certo che gli autori del film avessero le migliori intenzioni, ma nei fatti si tratta di ipocrisia.
Per concludere: le musiche di Thomas Newman. SPLENDIDE. Complice la natura "muta" del film, il compositore si dispiega in quello che forse è il suo lavoro migliore. Varipinto, delicato oppure altisonante all'occorrenza.
(Non che il compositore dovesse dimostrare qualcosa, la sua precedente prova Pixar, Finding Nemo, l'ottimo Angels in America, The Good German mi avevano già conquistato.)
Monday, 1 September 2008
Saturday, 23 August 2008
Old numero sette.

Si tratta di un vecchio disegno fatto alla fine del liceo.
L'ho scovato in un vecchio raccoglitore e ho scoperto che a un certo punto ho smesso di buttare via le cose.
Non sapete quanti enormi fogli di disegni dal vero ho buttato via... oggi forse proverei a venderla qulla roba ma all'epoca mi sembravano solo avanzi di un periodo scolastico infelice.
Poi ho smesso. Complice forse il formato più piccolo dei disegni che faccio per me, ma credo che in realtà ci sia un'altra spiegazione.
Ogni lavor da allora ha avuto alle spalle un proposito, un intento, magari tradito, ma comunque c'era...
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Saturday, 5 July 2008
Too much to Download
Eccomi di ritorno.
È mezzanotte e dieci. La mia bellisima moglie dorme spossata da una giornata passata ad autare la sorella maggiore con un trasloco e con la vita.
Decido che guardo troppa TV e troppo internet, che non mi piace il mio lavoro e che voglio fare quello per cui sono nato: disegnare.
Ma comincio con un blog, per parlare bene di internet e della televsione non di meno, ma anche con la promessa di proseguire.
Vi racconterò tutto.
I miei timori, la mia felicità, le me lotte, le me frustrazioni, i miei disegni.
Alessandro mi ringrazia per il regalo.
Non c'è di che, te lo meriti tutto. The Wire è una delle tante serie televisive che hanno dimostrato come questa forma di storytelling si sia raffinata.
In ordine sparso, ecco i titoli che mi hanno convinto che per quanto la TV sia deprecabile nel suo insieme, davvero esistono isole di felicità per gli spettatori:
1. Lost
2. Twin Peaks
3. E.R.
4. The X-Fles
5. Homicide
6. Law and Order
7. Scrubs
8. Six Feet Under
9. The Simpsons
10. Dexter's Lab
(Ma anche The Ali G Show, Malcolm in the Middle, The Animaniacs, Wonder Years, Curb Your Enthusiasm, The Office, Extra's e Coupling, The BATMAN Animated Series, The Justice League).
MAQUANTACACCHIODITIVÙHO GUARDATO!!!!
Maurizio scrive un bel post sui sorprendenti viaggi "back to the future" della memoria che accadono grazie a Facebook. Poco da aggiungere, se non che anche io provo sensazioni simili nel rtrovare vecchie conoscenze. Vi rimando al suo post.
Da oggi cercherò nel piccolo piccolissimo del mio blog di fare un po' di passaparola.
Cose serie e cose frivole
Comincio con le cose frivole.
Internet ha messo a disposizione di chi ha talento numerosi canali per distribuire le proprie opere, ma soprattutto ha incrementato il numero di commentatori di notizie, film, opere musicali o altri siti. Così non c'è più solo la notizia (quando c'è) e il suo commento, ma esiste un proliferare di commenti ai commenti, di video-response, di fanfic e altri orrendi neologismi alla Orwell.
Non so se per invidia, o se per sincera ammirazione, oppure per voglia di partecipare nonostante non si sia in grado di mettere insieme prodotti originali, ma su Youtube molti dei video non sono altro che “omaggi”,sequenze di fotografie accompagnate da una canzone preferita, montaggi (spesso maldestri) di varie sequenze cinematografiche, televisive o youtubiche, pensati per celebrare un campione dello sport, una celebrità, una personalità.
È incredibile quando spesso una clip, anche amatoriale, riesca a generare una sequela inverosimile di epigoni, tributi, rimontaggi, o pallide imitazioni che spesso poco aggiungono all'orignale.
Immagino che, alle volte, dietro ci sia lo spirito giocoso che prendeva me e mio fratello quando giocavamo a Indiana Jones sull'audio dei film originali, o quello che spingeva M. Night Shyalaman a realizzare i suoi primi maldestri filmini, lo stesso spitito di quel gruppo di amici che ha pazientemente ricotruito inquadratura per inquadratura I predatori dell'arca perduta nel giardino di casa, spirito celebrato dall'ultima pellicola di Michel Gondry.
È già più difficile trovare una definizione per quelle rielaborazioni di filmati che a loro volta nascono dal tentativo di decostruire il linguaggio di prodotti come spot, promo televisivi o trailer. Eppure se quello che fa Maccio Capatonda è ancora facile da definire, ma come si definisce chi si rifà a sua volta a quello stile?
Gli studiosi della comunicazione audiovisiva (quelli veri, non articolisti da settimanale o gente come il sottoscritto) ne avranno per molto tempo se vorranno categorizzare ogni tipologia di video. Dal fan-trailer, al mock-up trailer, allo spoof-trailer che quando sono fatti bene aiutano appunto a smontare un determinato linguaggio, ma se fatti male invece rimangono un raro supplizio per chi li guarda.
Un esperimento interessante è stato quello di chi ha rimontato scene di Shining di Stanley Kubrick in modo da farne un trailer da dramma per famiglie, con un vago retrogusto alla Frank Capra.
In realtà l'esperimento non è nuovo, i distributori internazionali hanno spesso alterato il tono del film nelle presentazioni pensate per i mercati esteri.
Joe Dante aveva montato trailer per i film di Fellini, all'epoca portati negli USA da Roger Corman, accentuandone quasi solo gli aspetti più grotteschi, specialmente la presenza di giunoniche donne “deshabillie”.
Non lontani da questo sottogenere, ma qui siamo dalle parti della satira, si collocano i Five Second Movies di “Quel tizio con gli occhiali” (da notare che nell'epoca della celebrità al cubo, si scelga spesso di usare nomi apparentemente privi di connotati).
Queste brevissime clip (di solito una decina di secondi) cercano di condensare interi lungometraggi in pochi istanti, spesso con giustapposizioni comiche, ma usando quasi esclusivamente materiale tratto dal film.
Chiunque conosca Blob di Ghezzi e Giusti non è nuovo a questo genere di operazione, ma qui l'effetto comico è raggiunto prima per sintesi (più stringata la parodia, più divertente il risultato) e successivamente per accumulo (si consiglia la visione di gruppi interi di parodie a raffica una dopo l'altra).
Il "Tizio" in questione è un autore comico molto attivo sulla rete, ha una notevole vis comica e arguzia nelle satire, e si è prodotto in diversi tipi di filmati (consigliate le recensioni del Nostaglia Critic) ma ad oggi la sua idea più riuscita restano questi piccoli film.
Nelle prossime puntate vi parlerò di Random Guy, degli Asylum Street Spankers e molto altro...
Per passare a cose più serie, comincio a postare una serie di filmati di riflessione sul paese dove non vivo più.
Lo faccio perché penso che l'Italia sia morta o comunque votata ad un destino infausto.
Sto rileggendomi L'Eroe dai Mille Volti di Joseph Campbell (scusa Maurizio, l'ho preso io, ne avevo bisogno) e mi rendo conto che l'Italia ha avuto i suoi eroi, ovvero quegli individui che hanno cambiato il destino di un popolo.
Gli eroi di solito sono legati al destino di un popolo e di una terra (motivo per cui Napoleone è per i francesi un leggendario condottiero, mentre per gli inglesi il precursore di Stalin).
Alcuni eroi sono universali, il loro messaggio o il loro contributo non si limita ad un popolo ma diventa un bene per chiunque.
L'eroe si spoglia del proprio io infantile e accetta il proprio destino.
Sono uomini e donne che svolgono il ruolo di scendere per primi agli inferi, rinunciane a se stessi e tornano con la cura.
Non è necessario che un eroe muoia, almeno fisicamente, ma è necessario che lo faccia spiritualmente.
Quando muore fisicamente la parte di ritorno del suo è lasciata in eredità, un eredità impegnativa, ma il seme è stato piantato.
Ecco, io penso che l'Italia sia un paese che non ha però dato frutti dallo spargimento del sangue dei suoi eroi (e sì che non sono stati pochi). E un paese che non sa nascere dal sacrificio dei suoi padri fondatori è un paese morto.
Preso da queste riflessioni amare e disperate un filosofo mi ricorda che uno dei segnali del passaggio all'età adulta è lo sviluppo della capacità di resistere e non soccombere alle frustrazioni. Non battere i pugni al muro, non disperarsi nel momento in cui i nostri sforzi sembrano vani (su questo poi ci sarebbe da aprire un'intero capitolo, ma vi rimando ai post successivi).
Non so bene cosa bisognerebbe fare per il mio Paese, ma condividere la conoscenza e le riflessioni è già un primo passo. C'è una parola che riassume in sè tutta l'opara del mio scrittore preferito: "Awareness", consapevolezza.
Ecco questo è un primo pezzo di consapevolezza storica.
È mezzanotte e dieci. La mia bellisima moglie dorme spossata da una giornata passata ad autare la sorella maggiore con un trasloco e con la vita.
Decido che guardo troppa TV e troppo internet, che non mi piace il mio lavoro e che voglio fare quello per cui sono nato: disegnare.
Ma comincio con un blog, per parlare bene di internet e della televsione non di meno, ma anche con la promessa di proseguire.
Vi racconterò tutto.
I miei timori, la mia felicità, le me lotte, le me frustrazioni, i miei disegni.
Alessandro mi ringrazia per il regalo.
Non c'è di che, te lo meriti tutto. The Wire è una delle tante serie televisive che hanno dimostrato come questa forma di storytelling si sia raffinata.
In ordine sparso, ecco i titoli che mi hanno convinto che per quanto la TV sia deprecabile nel suo insieme, davvero esistono isole di felicità per gli spettatori:
1. Lost
2. Twin Peaks
3. E.R.
4. The X-Fles
5. Homicide
6. Law and Order
7. Scrubs
8. Six Feet Under
9. The Simpsons
10. Dexter's Lab
(Ma anche The Ali G Show, Malcolm in the Middle, The Animaniacs, Wonder Years, Curb Your Enthusiasm, The Office, Extra's e Coupling, The BATMAN Animated Series, The Justice League).
MAQUANTACACCHIODITIVÙHO GUARDATO!!!!
Maurizio scrive un bel post sui sorprendenti viaggi "back to the future" della memoria che accadono grazie a Facebook. Poco da aggiungere, se non che anche io provo sensazioni simili nel rtrovare vecchie conoscenze. Vi rimando al suo post.
Da oggi cercherò nel piccolo piccolissimo del mio blog di fare un po' di passaparola.
Cose serie e cose frivole
Comincio con le cose frivole.
Internet ha messo a disposizione di chi ha talento numerosi canali per distribuire le proprie opere, ma soprattutto ha incrementato il numero di commentatori di notizie, film, opere musicali o altri siti. Così non c'è più solo la notizia (quando c'è) e il suo commento, ma esiste un proliferare di commenti ai commenti, di video-response, di fanfic e altri orrendi neologismi alla Orwell.
Non so se per invidia, o se per sincera ammirazione, oppure per voglia di partecipare nonostante non si sia in grado di mettere insieme prodotti originali, ma su Youtube molti dei video non sono altro che “omaggi”,sequenze di fotografie accompagnate da una canzone preferita, montaggi (spesso maldestri) di varie sequenze cinematografiche, televisive o youtubiche, pensati per celebrare un campione dello sport, una celebrità, una personalità.
È incredibile quando spesso una clip, anche amatoriale, riesca a generare una sequela inverosimile di epigoni, tributi, rimontaggi, o pallide imitazioni che spesso poco aggiungono all'orignale.
Immagino che, alle volte, dietro ci sia lo spirito giocoso che prendeva me e mio fratello quando giocavamo a Indiana Jones sull'audio dei film originali, o quello che spingeva M. Night Shyalaman a realizzare i suoi primi maldestri filmini, lo stesso spitito di quel gruppo di amici che ha pazientemente ricotruito inquadratura per inquadratura I predatori dell'arca perduta nel giardino di casa, spirito celebrato dall'ultima pellicola di Michel Gondry.
È già più difficile trovare una definizione per quelle rielaborazioni di filmati che a loro volta nascono dal tentativo di decostruire il linguaggio di prodotti come spot, promo televisivi o trailer. Eppure se quello che fa Maccio Capatonda è ancora facile da definire, ma come si definisce chi si rifà a sua volta a quello stile?
Gli studiosi della comunicazione audiovisiva (quelli veri, non articolisti da settimanale o gente come il sottoscritto) ne avranno per molto tempo se vorranno categorizzare ogni tipologia di video. Dal fan-trailer, al mock-up trailer, allo spoof-trailer che quando sono fatti bene aiutano appunto a smontare un determinato linguaggio, ma se fatti male invece rimangono un raro supplizio per chi li guarda.
Un esperimento interessante è stato quello di chi ha rimontato scene di Shining di Stanley Kubrick in modo da farne un trailer da dramma per famiglie, con un vago retrogusto alla Frank Capra.
In realtà l'esperimento non è nuovo, i distributori internazionali hanno spesso alterato il tono del film nelle presentazioni pensate per i mercati esteri.
Joe Dante aveva montato trailer per i film di Fellini, all'epoca portati negli USA da Roger Corman, accentuandone quasi solo gli aspetti più grotteschi, specialmente la presenza di giunoniche donne “deshabillie”.
Non lontani da questo sottogenere, ma qui siamo dalle parti della satira, si collocano i Five Second Movies di “Quel tizio con gli occhiali” (da notare che nell'epoca della celebrità al cubo, si scelga spesso di usare nomi apparentemente privi di connotati).
Queste brevissime clip (di solito una decina di secondi) cercano di condensare interi lungometraggi in pochi istanti, spesso con giustapposizioni comiche, ma usando quasi esclusivamente materiale tratto dal film.
Chiunque conosca Blob di Ghezzi e Giusti non è nuovo a questo genere di operazione, ma qui l'effetto comico è raggiunto prima per sintesi (più stringata la parodia, più divertente il risultato) e successivamente per accumulo (si consiglia la visione di gruppi interi di parodie a raffica una dopo l'altra).
Il "Tizio" in questione è un autore comico molto attivo sulla rete, ha una notevole vis comica e arguzia nelle satire, e si è prodotto in diversi tipi di filmati (consigliate le recensioni del Nostaglia Critic) ma ad oggi la sua idea più riuscita restano questi piccoli film.
Nelle prossime puntate vi parlerò di Random Guy, degli Asylum Street Spankers e molto altro...
Per passare a cose più serie, comincio a postare una serie di filmati di riflessione sul paese dove non vivo più.
Lo faccio perché penso che l'Italia sia morta o comunque votata ad un destino infausto.
Sto rileggendomi L'Eroe dai Mille Volti di Joseph Campbell (scusa Maurizio, l'ho preso io, ne avevo bisogno) e mi rendo conto che l'Italia ha avuto i suoi eroi, ovvero quegli individui che hanno cambiato il destino di un popolo.
Gli eroi di solito sono legati al destino di un popolo e di una terra (motivo per cui Napoleone è per i francesi un leggendario condottiero, mentre per gli inglesi il precursore di Stalin).
Alcuni eroi sono universali, il loro messaggio o il loro contributo non si limita ad un popolo ma diventa un bene per chiunque.
L'eroe si spoglia del proprio io infantile e accetta il proprio destino.
Sono uomini e donne che svolgono il ruolo di scendere per primi agli inferi, rinunciane a se stessi e tornano con la cura.
Non è necessario che un eroe muoia, almeno fisicamente, ma è necessario che lo faccia spiritualmente.
Quando muore fisicamente la parte di ritorno del suo è lasciata in eredità, un eredità impegnativa, ma il seme è stato piantato.
Ecco, io penso che l'Italia sia un paese che non ha però dato frutti dallo spargimento del sangue dei suoi eroi (e sì che non sono stati pochi). E un paese che non sa nascere dal sacrificio dei suoi padri fondatori è un paese morto.
Preso da queste riflessioni amare e disperate un filosofo mi ricorda che uno dei segnali del passaggio all'età adulta è lo sviluppo della capacità di resistere e non soccombere alle frustrazioni. Non battere i pugni al muro, non disperarsi nel momento in cui i nostri sforzi sembrano vani (su questo poi ci sarebbe da aprire un'intero capitolo, ma vi rimando ai post successivi).
Non so bene cosa bisognerebbe fare per il mio Paese, ma condividere la conoscenza e le riflessioni è già un primo passo. C'è una parola che riassume in sè tutta l'opara del mio scrittore preferito: "Awareness", consapevolezza.
Ecco questo è un primo pezzo di consapevolezza storica.
Wednesday, 25 June 2008
Sunday, 8 June 2008
Monday, 28 April 2008
IT or not IT?
Rieccomi, chiedendomi se sia lecito utilizzare il computer del lavoro per recarsi sul proprio blog (risposta, certo che sì, sono amministratore del sistema!).
Ho un sacco di tempo, un sacco di sonno ma non posso andarmene.
Il mio ufficio puzza come può puzzare un ufficio di 70m² senza areazione, con dentro 18 persone (tutti uomini tranne 1) e altrettanti computer accesi: DI STALLA.
Segnalo questo video per una non recentissima campagna di sensibilizzazione all'uso di profilattici.
Mentre in italia si parla ancora del sesso degli angeli, nel resto d'europa si dà per scontato che gli angeli lo facciano come tutti gli altri.
Il file è pesantuccio, ma per vari motivi non posso linkare il file su YouTube.
Secondo le mie fonti il video è stato realizzato per la campagna AIDES da Mikros, studio responsabile del video "4 minutes" di Madonna (sempre più giovane come il Cainano) e Justin Timberlake (barf!).
Ho un sacco di tempo, un sacco di sonno ma non posso andarmene.
Il mio ufficio puzza come può puzzare un ufficio di 70m² senza areazione, con dentro 18 persone (tutti uomini tranne 1) e altrettanti computer accesi: DI STALLA.
Segnalo questo video per una non recentissima campagna di sensibilizzazione all'uso di profilattici.
Mentre in italia si parla ancora del sesso degli angeli, nel resto d'europa si dà per scontato che gli angeli lo facciano come tutti gli altri.
Il file è pesantuccio, ma per vari motivi non posso linkare il file su YouTube.
Secondo le mie fonti il video è stato realizzato per la campagna AIDES da Mikros, studio responsabile del video "4 minutes" di Madonna (sempre più giovane come il Cainano) e Justin Timberlake (barf!).
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Un blog come si dovrebbe...
Non ci si stupisce che Spielberg sia nato qui.
Io resto scettico per (de)formazione all'idea di un incontro ravvicinato, ma il mio lato da sognatore si dieletta a mettere in crisi la mia filosofia.
A proposito di Spielberg: hanno arrestato il tenente Colombo!
No. Non è vero. Ma il titolo così fa più effetto.
Spero che il buon Peter si rimetta in sesto.
È stato tra i padrini del giovanissimo Steven e ricordo che il suo serial era uno dei programmi che guardavo più volentieri con mio nonno, altrimenti affezionato a Mike Bongiorno, Emilio fede e Chuck Norris.
Il 25 Aprile c'è chi ha manifestato per un'informazione più libera. Io mi accontenterei quasi di una psolo più efficente (ma credo che sia una conseguenza della prima).
Fortunatamente non sono il solo. Questo signore la pensa come me.
Nel frattempo il decreto legge per sperperare un po' di soldi in Alitalia è partito. Nonostante alcuni saggi consigli da parte di... bè, diciamo di TUTTI.
Barbablu.
Non so se tra le tante cose, lui riesca ad avere persino sia la botte piena che la moglie ubriaca, ma adesso so che le tiene almeno nello stesso posto: in cantina.
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Thursday, 28 February 2008
raut 'i' scorta nova nova
Tra la musica provenienti dalla vastissima musicoteva di mio fratello (che trovate qui) (mio fratello, non la musica) ho ritrovto alcuni dei famosi successi degli OASIS, Wonderwall, All Around the World ma soprattutto Champagne Supenova, un brano che nella sua versione originale non m'è particolarmente caro, ma che ha riportato alla memoria i favolosi anni (che a distanza di poco tempo già guardo con grande nostalgia) dell'Accademia.
La mia versione preferta infatti mi è stata fatta scoprire dalla "banda di Stigliano" Alessandro, Vladimiro, Massimiliano, Alfio e altri: 127 Abarth risulta incomprensibile a chiunaue non abbia almeno un po' di familiarità col dialetto pugliese-lucano, ma la versione qui sopra si preoccupa di fornire sottotitoli (opportunamente purgati degli improperi).
Un tuffo nel passato recente per ricordarmi quqnto mi mancano gli amici miei...
Tuesday, 26 February 2008
Tuesday, 12 February 2008
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