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Monday, 8 April 2019

Prisoners of Gravity


In my book, one of the absolute highlights in television history has been Prisoners of Gravity.
Originally aired on TVO, the Ontario public service channel, the show delved in sci-fi, speculative fiction and horror genres in literature and comics (film was touched upon, but not extensively), long before "geek culure"* became cool.


The array of talent interviewed for the show is simply staggering: Jack Kirby, Will Eisner, Frank Miller, Alan Moore, Dave Gibbons, Neil Gaiman, Ray Bradbury, Peter Sraub, Harlan Ellison, Clive Barker, Terry Prachett, Doug Adams, Roger Zelazny, Samuel Delaney only to neme a few.

Those who would like te catch up with this well-aged piece of television can sink their teeth on this Youtube channel:

https://www.youtube.com/user/Teddog3000/videos

(a number of episodes used to be available at the TVO online archives, but once the agreements with the people interviewed expired had to be removed).

The host was comedian Rick Green, whe have since become one of my heroes for his work on AD(H)D.

Read here an interesting look back at the program by itys makers, appeared on WIRED.


* using this expression physically pains me.

Tuesday, 15 December 2015

Neil Gaiman's 2002 deposition

Following the Gaiman's trend of the last posts, here's an interesting find:

http://ohdannyboy.blogspot.fr/2014/05/humility-its-not-word-that-todd-would.html

A very long but illuminating read.

And what about Neil Gaiman's being a Scientologist?



Monday, 14 December 2015

Gaiman and Spiegelman in conversation

I'm only 7 minutes in this and it's already an absolutely great listen.


Enjoy

Thursday, 3 December 2015

Two of my favorite...

Two of my favorite people (among those I don't know personally) in two excerpts from an evening held at the Connecticut Forum in 2012.

Nothing to do with comics, but I really enjoy listening to the two Neils talking. They have the rare gift of being articulate, precise but not overly verbose.






Friday, 22 August 2014

Friday, 21 March 2014

Alan Moore treats


The World Wide Web is flooded with Alan Moore treats, to a degree that makes it even pointlees to dedicate a post to him.
I'll just post anything interesting I find on the Bard of Northampton here, I suppose.



Moore, aged 16 (I guess...)


Considering there are bound paperback copies of WATCHMEN on the right, I suppose this dates around 1987-1988.



This photo comes from the archives of Jackie Estrada, who succesfully funded a Kickstarter to publish a photobook called Comic Book People, with vintage photos of comic book creators back in the 70s and 80s

For some real treats visit the project's Kickstarter page.

-probably insiperd by Neil Gaiman's own comment on this photo about Moore looking like a giant in the picture, some genius on the internet compared it with this:




PLUS: Keep up with Mr. Moore through this frequently updated blog:

http://www.momentofmoore.com/

PLUS: Reviewer Tim Callahan, went through a year-and-a-half re-read of Moore's comics ouvre (he did not manage to read it ALL, but went pretty close).
His thought are to be found at Tor.com

http://www.tor.com/features/series/the-great-alan-moore-reread

(I did not know Moore written Star Wars comics!!)


Wednesday, 6 February 2013

Parliamo di tecnica

Il problema quando si scrive una sceneggiatura a fumetti è sapere come tradurre un plot o una situazione in una sequenza di immagini fisse (con l'aggiunta o meno del dialogo).
E un'arte invisibile.
Quando il "decoupage", lo "smontaggio" di un'azione o di una sequenza è fatto bene, non si nota e si lascia leggere che è un piacere. Quando è fatto male la lettura diventa difficile e si é quasi tentati di mettere giù il fumetto.
Quando ci si cimenta in un soggetto per una storia lunga, si finisce per riagionare da scrittore di prosa. Si pensa alla struttura, ai personaggi, si lavora sul lungo termine, salvo poi impazzire cercando ci capire come "far stare" le proprie idee in un numero limitato di pagine o vignette (seppure il fumetto possieda una grandissima capacità di sintesi).
Per questo motivo sarebbe cosa buona fare rodaggio su storie brevi, in modo che ci si possa concentrare su ogni dettaglio che contribuisce al racconto senza perdere la visione d'insieme, proprio in virtù delle ridotte dimensioni narrative

 È essenziale imparare a ragionare per immagini.

Tempo fa ho partecipato a un workshop con Serge, che aveva escogitato (o ricopiato da qualcuno) un esercizio formidabile. Bisognava prendere un foglio, piegarlo in 8 e disegnare all'interno dei riquadri creati dalle piegature la propria giornata fino a quel momento. In questo modo, senza doversi preoccupare del soggetto, si cominciava a riagionare per immagini.
Ok, oggi, mi sono svegliato, ho fatto colazione, mi sono vestito, etc.
Si imparano due cose importanti in questo modo:

1) a scegliere un'immagine che ben racconta il momento. L'atto di svegliarsi è bene illustrato da una sveglia che suona o da una persona seduta sul letto che si stiracchia, mentre non lo è da un disegno di una persona nel letto semplicemente con gli occhi aperti.

2) Gli otto riquadri devono riflettere il tempo in qualche modo, e se la mia giornata l'ho passata principalmente in ufficio, ad esempio, devo essere in grado di trovare più vignette che raccontino la mia giornata in ufficio (anche se monotona). Insomma si impara a gestire il tempo.

La seconda parte dell'esercizio era ancora più interessante, bisognava scegliere due vignette consecutive tra quelle disegnate e su un nuovo foglio piegato in otto, disegnare cosa è avventuo TRA QUELLE DUE VIGNETTE. Così che oltre a imparare a gestire il tempo si comincia a ragionare su come gli eventi sono strutturati. Cause ed effetti. Come si può enfatizzare il dettaglio e la sfumatura. Allo stesso modo si capisce quando certe vignette sono inutili.

L'esercizio potrebbe procedere quasi all'infinito, arrivando a spezzettare in otto vignette azioni molto ravvicinate tra loro (quasi come se si facesse animazione).

Non solo: partendo dalle immagini create nel proprio esercizio si possono fare degli esperimenti, giustapponendo liberamente i disegni. Si scopre allora che l'aggiunta o meno di un dettaglio può fare l'assoluta differenza: suggerire pathos oppure produrre effetti comici per sottrazione.

Sono reduce dall rilettura di una sceneggiatura (piuttosto lunga) di un intero capitolo per un nuovo fumetto e mi sono accordo di aver scritto intere scene SENZA fare questi ragionamenti, ma piuttosto scrivendo il dialogo per poi spezzettarlo in diverse vignette. Anche ammettendo di essere dei bravi dialoghisti (e io non lo sono), non è il modo di procedere.

Certo, se sei Bendis te lo puoi permettere e cavartela comunque (si veda il suo Jinx), na bisognerebbe fare il decoupage prima, come se il fumetto fosse muto.
Il dialogo deve adattarsi alla sequenza come un guanto, punteggiare, ritmare la narrazione, ma non dominarla.

Anche quando la qualità del dialogo fa la differenza, il fumetto non è prosa con dei disegni messi lì a sostituire le parti descrittive tra i dialoghi (o, per usare un espressione che ho imparato da Umberto Eco, "l'istanza
dell'enunciazione").

Il fumetto è piuttosto narrazione visiva che si avvantaggia dell'uso dei testi per creare effetti drammatici.

Ovviamente questo non è un incoraggiamento a scrivere dialoghi poco memorabili.
Uno dei motivi per cui i fumetti sono stati spesso bistrattati è stata la mancanza di ambizione letteraria nel medium. Quando ben scritti (penso ad esempio a Moore e Gaiman) alcuni brani di dialogo o didascalia sono come grandi monologhi teatrali, o brani di musica per il cinema: capaci di sopravvivere benissimo al di fuori del loro contesto di origine.

Ma la scrittura del fumetto deve partire dalle immagini.