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Friday, 11 January 2019
Monday, 17 September 2018
More caricatures
I've been enjoying making caricatures lately, and making them quick (sort of).
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| Quick warm up sketch. of my friend and mentor Serge Baeken. |
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| Yet another "farewell present", this time for a colleague. The most caricature-y I've done so far. I'm ok with it, yet I think the original sketch got the likeness slightly better. |
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| The incomparable Alan Moore, after Milt Kahl's Merlin form Disney's "The Sword in the Stone". |
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Monday, 10 September 2018
From life...
As a youngster I remember being frightened by any request to draw from life and I figure the feeling is shared among many of those who paint, draw or illustrate, even among professional.
Drawing from life exposes the artist, more than the models.
Be it a portrait, or a full body pose, the work can be immediately compared to its real-life model by anyone passing by. Every onlooker can easily judge whether the likeness has been got.
The portrayed might react badly if the portrait is not accurate (or flattering) enough.
Drawing from life implicates that you are not alone. You won't be judged only by the result, but also by how long it will take you and by how you approach the task at hand.
But in time, drawing from life became one of my favourite occupations.
Being a staple of any traditional (and I dare say serious) art curriculum, schools, academies and other educational venues organise life sessions.
But since I left school I had little opportunities to have people pose for me (and I never dare asking, fearing I would sound cheeky).
So, when I found out that life sessions were regularly organised by Serge Baeken in Antwerp for people who cannot afford private sessions with models, I made sure to participate as often as I could (which is not nearly as much as I would like to).
Serge's sessions are great and particularly attuned to my sensibilities.
The posing times are short (5, 10, 15 minutes) which are great for people like me who mostly like to sketch and outline the drawing rather than work on rendering highlights and shadows.
Short posing times allow also to ask for more extreme poses, unsustainable for long stretches of time.
The illustration below were drawn during a different session with a different group, where poses are held for 30 minutes. The model chose of course more confortable positions.
But really, drawing from life can be done in any possible way. It is kind of addicting. So much so, that sometimes I draw from photographs with the same speed, urgency and approach.
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Serge Baeken
Wednesday, 6 February 2013
Parliamo di tecnica
Il problema quando si scrive una sceneggiatura a fumetti è sapere come tradurre un plot o una situazione in una sequenza di immagini fisse (con l'aggiunta o meno del dialogo).
E un'arte invisibile.
Quando il "decoupage", lo "smontaggio" di un'azione o di una sequenza è fatto bene, non si nota e si lascia leggere che è un piacere. Quando è fatto male la lettura diventa difficile e si é quasi tentati di mettere giù il fumetto.
Quando ci si cimenta in un soggetto per una storia lunga, si finisce per riagionare da scrittore di prosa. Si pensa alla struttura, ai personaggi, si lavora sul lungo termine, salvo poi impazzire cercando ci capire come "far stare" le proprie idee in un numero limitato di pagine o vignette (seppure il fumetto possieda una grandissima capacità di sintesi).
Per questo motivo sarebbe cosa buona fare rodaggio su storie brevi, in modo che ci si possa concentrare su ogni dettaglio che contribuisce al racconto senza perdere la visione d'insieme, proprio in virtù delle ridotte dimensioni narrative
È essenziale imparare a ragionare per immagini.
Tempo fa ho partecipato a un workshop con Serge, che aveva escogitato (o ricopiato da qualcuno) un esercizio formidabile. Bisognava prendere un foglio, piegarlo in 8 e disegnare all'interno dei riquadri creati dalle piegature la propria giornata fino a quel momento. In questo modo, senza doversi preoccupare del soggetto, si cominciava a riagionare per immagini.
Ok, oggi, mi sono svegliato, ho fatto colazione, mi sono vestito, etc.
Si imparano due cose importanti in questo modo:
1) a scegliere un'immagine che ben racconta il momento. L'atto di svegliarsi è bene illustrato da una sveglia che suona o da una persona seduta sul letto che si stiracchia, mentre non lo è da un disegno di una persona nel letto semplicemente con gli occhi aperti.
2) Gli otto riquadri devono riflettere il tempo in qualche modo, e se la mia giornata l'ho passata principalmente in ufficio, ad esempio, devo essere in grado di trovare più vignette che raccontino la mia giornata in ufficio (anche se monotona). Insomma si impara a gestire il tempo.
La seconda parte dell'esercizio era ancora più interessante, bisognava scegliere due vignette consecutive tra quelle disegnate e su un nuovo foglio piegato in otto, disegnare cosa è avventuo TRA QUELLE DUE VIGNETTE. Così che oltre a imparare a gestire il tempo si comincia a ragionare su come gli eventi sono strutturati. Cause ed effetti. Come si può enfatizzare il dettaglio e la sfumatura. Allo stesso modo si capisce quando certe vignette sono inutili.
L'esercizio potrebbe procedere quasi all'infinito, arrivando a spezzettare in otto vignette azioni molto ravvicinate tra loro (quasi come se si facesse animazione).
Non solo: partendo dalle immagini create nel proprio esercizio si possono fare degli esperimenti, giustapponendo liberamente i disegni. Si scopre allora che l'aggiunta o meno di un dettaglio può fare l'assoluta differenza: suggerire pathos oppure produrre effetti comici per sottrazione.
Sono reduce dall rilettura di una sceneggiatura (piuttosto lunga) di un intero capitolo per un nuovo fumetto e mi sono accordo di aver scritto intere scene SENZA fare questi ragionamenti, ma piuttosto scrivendo il dialogo per poi spezzettarlo in diverse vignette. Anche ammettendo di essere dei bravi dialoghisti (e io non lo sono), non è il modo di procedere.
Certo, se sei Bendis te lo puoi permettere e cavartela comunque (si veda il suo Jinx), na bisognerebbe fare il decoupage prima, come se il fumetto fosse muto.
Il dialogo deve adattarsi alla sequenza come un guanto, punteggiare, ritmare la narrazione, ma non dominarla.
Anche quando la qualità del dialogo fa la differenza, il fumetto non è prosa con dei disegni messi lì a sostituire le parti descrittive tra i dialoghi (o, per usare un espressione che ho imparato da Umberto Eco, "l'istanza
dell'enunciazione").
Il fumetto è piuttosto narrazione visiva che si avvantaggia dell'uso dei testi per creare effetti drammatici.
Ovviamente questo non è un incoraggiamento a scrivere dialoghi poco memorabili.
Uno dei motivi per cui i fumetti sono stati spesso bistrattati è stata la mancanza di ambizione letteraria nel medium. Quando ben scritti (penso ad esempio a Moore e Gaiman) alcuni brani di dialogo o didascalia sono come grandi monologhi teatrali, o brani di musica per il cinema: capaci di sopravvivere benissimo al di fuori del loro contesto di origine.
Ma la scrittura del fumetto deve partire dalle immagini.
E un'arte invisibile.
Quando il "decoupage", lo "smontaggio" di un'azione o di una sequenza è fatto bene, non si nota e si lascia leggere che è un piacere. Quando è fatto male la lettura diventa difficile e si é quasi tentati di mettere giù il fumetto.
Quando ci si cimenta in un soggetto per una storia lunga, si finisce per riagionare da scrittore di prosa. Si pensa alla struttura, ai personaggi, si lavora sul lungo termine, salvo poi impazzire cercando ci capire come "far stare" le proprie idee in un numero limitato di pagine o vignette (seppure il fumetto possieda una grandissima capacità di sintesi).
Per questo motivo sarebbe cosa buona fare rodaggio su storie brevi, in modo che ci si possa concentrare su ogni dettaglio che contribuisce al racconto senza perdere la visione d'insieme, proprio in virtù delle ridotte dimensioni narrative
È essenziale imparare a ragionare per immagini.
Tempo fa ho partecipato a un workshop con Serge, che aveva escogitato (o ricopiato da qualcuno) un esercizio formidabile. Bisognava prendere un foglio, piegarlo in 8 e disegnare all'interno dei riquadri creati dalle piegature la propria giornata fino a quel momento. In questo modo, senza doversi preoccupare del soggetto, si cominciava a riagionare per immagini.
Ok, oggi, mi sono svegliato, ho fatto colazione, mi sono vestito, etc.
Si imparano due cose importanti in questo modo:
1) a scegliere un'immagine che ben racconta il momento. L'atto di svegliarsi è bene illustrato da una sveglia che suona o da una persona seduta sul letto che si stiracchia, mentre non lo è da un disegno di una persona nel letto semplicemente con gli occhi aperti.
2) Gli otto riquadri devono riflettere il tempo in qualche modo, e se la mia giornata l'ho passata principalmente in ufficio, ad esempio, devo essere in grado di trovare più vignette che raccontino la mia giornata in ufficio (anche se monotona). Insomma si impara a gestire il tempo.
La seconda parte dell'esercizio era ancora più interessante, bisognava scegliere due vignette consecutive tra quelle disegnate e su un nuovo foglio piegato in otto, disegnare cosa è avventuo TRA QUELLE DUE VIGNETTE. Così che oltre a imparare a gestire il tempo si comincia a ragionare su come gli eventi sono strutturati. Cause ed effetti. Come si può enfatizzare il dettaglio e la sfumatura. Allo stesso modo si capisce quando certe vignette sono inutili.
L'esercizio potrebbe procedere quasi all'infinito, arrivando a spezzettare in otto vignette azioni molto ravvicinate tra loro (quasi come se si facesse animazione).
Non solo: partendo dalle immagini create nel proprio esercizio si possono fare degli esperimenti, giustapponendo liberamente i disegni. Si scopre allora che l'aggiunta o meno di un dettaglio può fare l'assoluta differenza: suggerire pathos oppure produrre effetti comici per sottrazione.
Sono reduce dall rilettura di una sceneggiatura (piuttosto lunga) di un intero capitolo per un nuovo fumetto e mi sono accordo di aver scritto intere scene SENZA fare questi ragionamenti, ma piuttosto scrivendo il dialogo per poi spezzettarlo in diverse vignette. Anche ammettendo di essere dei bravi dialoghisti (e io non lo sono), non è il modo di procedere.
Certo, se sei Bendis te lo puoi permettere e cavartela comunque (si veda il suo Jinx), na bisognerebbe fare il decoupage prima, come se il fumetto fosse muto.
Il dialogo deve adattarsi alla sequenza come un guanto, punteggiare, ritmare la narrazione, ma non dominarla.
Anche quando la qualità del dialogo fa la differenza, il fumetto non è prosa con dei disegni messi lì a sostituire le parti descrittive tra i dialoghi (o, per usare un espressione che ho imparato da Umberto Eco, "l'istanza
dell'enunciazione").
Il fumetto è piuttosto narrazione visiva che si avvantaggia dell'uso dei testi per creare effetti drammatici.
Ovviamente questo non è un incoraggiamento a scrivere dialoghi poco memorabili.
Uno dei motivi per cui i fumetti sono stati spesso bistrattati è stata la mancanza di ambizione letteraria nel medium. Quando ben scritti (penso ad esempio a Moore e Gaiman) alcuni brani di dialogo o didascalia sono come grandi monologhi teatrali, o brani di musica per il cinema: capaci di sopravvivere benissimo al di fuori del loro contesto di origine.
Ma la scrittura del fumetto deve partire dalle immagini.
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Serge Baeken
Monday, 10 December 2012
Serge
Il Belgio è considerato la patria del fumetto.
Ho un po’ di problemi con questa definizione. Il fumetto è una forma d’arte, non è che possa essere considerata “di proprietà” di una nazione. Non è che esiste “il paese della Musica” o quello “della Letteratura” o “del teatro”.
Alcuni paesi possono vantare di essere stati semmai la culla di una forma artistica. Il cinema è nato in Francia, l’Opera in Italia.
Il fumetto nasce ufficialmente negli Stati Uniti, anche se diversi esempi di proto-fumetti si ritrovano in Europa nel secolo precedente.
È anche vero che in alcuni periodi, alcuni paesi hanno vantare l’eccellenza in una data espressione artistica: la Russia e il romanzo nell’800, la Grecia e la scultura nel quinto e quarto secolo a.C., ma anche qui spesso si tratta di generalizzazioni a uso dei libri di storia.
Con tutto il rispetto e l’ammirazione per i vari Hergé, Peyo, Jacobs, Vandersteen, De Moor, Van Hamme e compagnia, credo che sia eccessivo parlare del Belgio come del paese dei più grandi fumetti di sempre (sarà anche questione di gusti).
Però è vero che in Belgio i fumetti sono considerati un patrimonio nazionale e i suoi autori degni di un posto nella storia della cultura del Novecento.
E questo è un bene.
Settimanali e quotidiani dedicano spazio alle uscite fumettistiche con recensioni e interviste, anche in rilievo e già da tempi non sospetti, ben prima che i Graphic Novels divenissero oggetto di interesse nelle fiere del libro tradizionali.
Non solo: questa attenzione per il medium non si limita campanilisticamente ai fumetti nazionali: in Belgio gli autori stranieri sono ugualmente apprezzati e spesso invitati per mostre e retrospettive.
Se mi si dovesse chiedere chi è il migliore autore di fumetti tout court attualmente attivo in questo illuminato paese, avrei qualche problema con la risposta.
Ma se mi si chiedesse chi sia il miglior disegnatore/illustratore, allora non esiterei a rispondere: Serge Baeken.
Serge (mi posso permettere di chiamarlo per nome, visto che mi degna della sua amicizia) è attivo principalmente come illustratore per quotidiani e periodici fiamminghi, e conta un numero relativamente piccolo di fumetti (di vedano i suoi titoli per i tipi della Bries e della x-TRA) ma la sua abilità ha pochi pari.
Le immagini che trovate in corredo all’articolo rendono solo in minima parte l’idea della versatilità di stili e tecniche di questo straordinario artista.
Una delle cose che preferisco in assoluto è vedere i suoi schizzi ed ex-tempore. La loro vitalità, l’espressività del tratto, la facilità con sui riesce a improvvisare una composizione, il puro e semplice piacere del disegno che traspare.
Serge è anche un ottimo coach. Non ho avuto la fortuna di averlo come docente e posso solo basarmi sui commenti e pareri espressi anche sul mio lavoro.
Forse i suoi incoraggiamenti e complimenti sono dettati più dalla gentilezza e dalla sua bontà di carattere, ma è sempre pronto a dare qualche buon consiglio.
Soprattutto ha una vasta familiarità con lo stile di numerosissimi artisti ed è sempre in grado di “collocare” una prova all’interno di una determinata scuola, cogliere le parentele genetiche di un disegno.
Serge ha accettato di buon grado il mio invito a fare da disegnatore ospite per il mio fumetto (restate sintonizzati per futuri aggiornamenti). Gli ho inviato una pagina di sceneggiatura che ora sta terminando.
Vi lascio con una piccola anteprima…
Purtroppo Serge non ha un vero e proprio sito e il suo blog sembra essere defunto. Si possono però trovare diversi esempi dei suoi schizzi su Scrollection.blogspot.be
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Thursday, 9 December 2010
Monday, 29 November 2010
Studio Vitalski super-sessie
Per inaugurare ufficialmente il nuovo studio, ho organizzato una "Super-Sessione" da me. Il poliedrico VITALSKIè uno scrittore/cantautore/attore Belga che ho conosciuto grazie a Steven "pezzo di pane" DeRie.
Tra i suoi numerosi interessi, anche i fumetti. Da anni porta avanti il progetto Pierre Lasson (che vedete disegnato per mano dello stesso vitalski qui sopra).
Lasson è uno "studioso di scienze umane", sovente accompagnato da strambi personaggi (La scimmia occhialuta, il principe Miki e via delirando) e osteggiato da ancor più strambi nemici.
Il prossimo settembre dovrebbe vedere al luce Het Vrouweneiland (trd: L'Isola delle Donne) una epopea di duecento pagine che ha coinvolto una cinquantina di disegnatori. Ognuno ha lavorato col proprio stile (tranne me, che non ne ho uno) dando vita ad un caleidoscopio assolutamente inedito.
Questi fumetti vengono realizzati in "Super Sessioni", incontrandosi a grappoli (tre, dieci, venti artisti per volta) ai quali è richiesto di disegnare il più veloce possibile.
Mio figlio Adam ha anche allegramente partecipato.
Qui sopra il trio di artisti presente ieri: da sinistra, in senso orario, BERT LEZY, SERGE BAEKEN (fratello di Vitalski) e il quipresente, affetto da una cifosi andreottiana.
E ovviamente Vitalski, mentre si allena all prossima paternità con il piccolo Adam.
Per vari motivi, Het Vrouweneiland resterà il solo libro realizzato a più mani. Vitalski ha deciso di affidare in futuro una storia a ogni disegnatore.
Qui sotto, oltre alla maldestra pagina che ho prodotto ieri, alcuni studi di Serge Baken, che non ho timore a chiamare il miglior disegnatore fiammingo attivo oggi (vedi anche qui.


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