Showing posts with label gianmaria caschetto. Show all posts
Showing posts with label gianmaria caschetto. Show all posts

Tuesday, 2 September 2014

Rough animation

I always had feelings for the art of animation.
I remeber understanding the mechanics of it since an early age and I always read avidly anything I could find about the process of animating a picture .

Surprisingly though, I never really gave a thought to becoming an animator. It seemed something way too complicated and expensive to triuy it on my own.

Of course things changed drastically since de advent of digital technology and affordable personal computers.
I wonder if I would have give it a shot it back in the day if I had the tools available now.

Take these GIFs: created from simple photos of sketches taken with a mobile phone, edited with photoshop or MS Office and and later fed to an online gif maker.
It took no longer than 30 minutes per animation.

They are pretty crude, but they were a lot of fun to do.





And this below is the first animation bit done by my son Adam, age 4:





Tuesday, 24 September 2013

Steve Ditko

I first encountered Steve Ditko's art on the pages of Marvel Comic's Indiana Jones comic books in the late eighties.
Not much later I learned he was the creator, together with Stan Lee, of Spider-Man.

Still I was completely oblivious about his rather interesting career until this documentary aired on BBC.

Enjoy




Wednesday, 11 September 2013

Stephen R. Bissette




Sorry for the long hiatus.
Inkstuds.org is the blog that collects the interviews made by Robin McConnell on his show of the same name, on Vancuover radio station CitR. According to the program’s webpage “Inkstuds explores the underbelly of the comic world, interviewing some of today’s top creators. Inkstuds focuses on underground and indie comix from publishers like Fantagraphics, Top Shelf, Drawn and Quarterly and more. Each week, we interview a different creator to get their unique perspective on comix and discuss thier own interesting and upcoming works. No creator too big or too small to be interviewed. The talent interviewed, ranges from the legends of alternative comix, to some kid who has only put out a couple of mini’s, all with something new and interesting to share to the reading public.”

I’ve subscribed as soon as I discovered the site and these hour-long interviews have become one of the highlights of my web experience.
On the site you can also find an incredible archive of past interviews.
The show’s host Robin McConnell is sometimes a little too softspoken, but his knowledge of comics is pretty widespread (he must have a killer collection of books).

To me, one of the best interviews is the one to STEPHEN R. BISSETTE
Known mostly for his work on the SWAMP THING title during Alan Moore’s tenant, Steve Bissette has also been one of the "frontmen" of independent comics and spokesmen for creators rights in the 90s. He created and edited Taboo, a short-lived but very influential comic anthology where From Hell and Lost Girl made their debut.
A great lover of horror movies, Bissette later retired from both mainstream and independent comics (right after the outburst of the collector bubble)  and ventured in to the home video business , working for a video store he partially owned, right in time to witness the decline of the home video market too.
Bissette teaches now courses in Comic Art History, Drawing, and Film at Center for Cartoon Studies in White River Junction, Vermont.

Many many topics are touched upon in this two hour interview: creators rights and livelihood (here and in other interviews Bissette is not afraid to talk about a very mundane but very hard issue: payments), Steve Ditko, the media conglomerates, Robert Altman’s The Long Goodbye, John Carter of Mars, self publishing and more.



Be sure to check Bissette’s own site: it’s a goldmine.

And here’s an interesting compendium the the Inkstuds interview.



Wednesday, 27 March 2013

Aggiornamenti



Assente da un sacco di tempo.

Non me ne sono stato però con le mani in mano.

Ho terminato le matite (parola grossa), allora correggiamo.
Ho terminato i disegni preliminari per la storia (ancora senza titolo) del Professor Lasson contro il Lupo mannaro.

Per una serie di motivi (che trovate spiegati qui sotto), ho chiesto a Vitalski di farmi avere il resto della sceneggiatura in una volta sola, anziché affidarmi una pagina alla volta man mano che procedevo.
E così è venuto a galla quello che ho sempre sospettato: Vitalski non aveva un piano.
Forse a grandi linee, ma nessuna idea su come strutturare la storia o su come concluderla.
Tanto che mi ha chiesto idee per il finale
Chissà, forse apprezza il mio contributo creativo, o forse ha perso ogni fiducia nell'idea di partenza e non ha il timore di sfancularla con un finale poco adeguato.

Ha comunque raccolto i miei suggerimenti e la conclusione è accettabile e dentro i parametri dell'intero fumetto.
Per me è un gran divertimento e lavoro con grande entusiasmo alle chine delle ultime pagine.

La storia, se così sî può chiamare, è incerta: non c'è plot. L'umorismo stralunato e non c'è alcun investimento emotivo.
È pura dinamica, pura azione.

Per me è stato un gran divertimento lavorare senza riflettere troppo, gettarmi sulla tavola nel modo più veloce possibile: lavorare sul retro di fotocopie, cercando di non abbellire troppo i disegni, decidere la composizione delle ginette d'istinto e cercare di conservare il massimo dell'energia al momento del ripasso a china.

Vediamo come sarà il risultato finale, ormai mancano poche pagine (matite e lettering sono già finiti)
Sembra che sarò in grado di rispettare il deadline auto-imposto di maggio.

---

Nel frattempo ho provato anche ad avviare una collaborazione con Lander, un ragazzo di Ghent, che ha ideato un imponente progetto fantascientifico durante un corso di sceneggiatura. Dopo alcuni primi timidi contatti abbiamo potuto incontrarci e parlare della sua idea.
È stata un po' una delusione.
Lander è un aspirante sceneggiatore cinematografico che ha "ripiegato" sui fumetti, riscoperti solo alcuni anni fa grazie a SIN CITY di Miller (opera che ho ridimensionato molto col tempo, anche se comprendo l'importanza di Miller nel panorama fumettistico mondiale e gli sarò eternamente grato per il suo libro-conversazione con Will Eisner) e la sua sceneggiatura mi è parsa troppo piena di difetti per credere nel progetto.

Come critico sono sicuramente troppo esigente e non posso escludere che le mie sceneggiature siano altrettanto difettose come quella di Lander
Ma almeno io credo nelle mie idee e sono disposto a lavorare ad un fumetto in cui credo anche sapendo di fare più errori che decisioni giuste.

---
Si è poi fatto vivo Antonio Augugliaro, conoscenza dei lontani tempi (dieci annifa!) in cui lavoravo al Teatro Libero. Antonio è un filmmaker di base a Milano. Ho scoperto il suo canale Youtube temo fa, dove a volte carica alcuni dei suoi corti. Probabilmente stimolato da un "like" fatto ad uno dei suoi recenti video, mi ha contattato per sapere se volevo aiutarlo per un progetto.
Mi ha proposto di adattare a fumetti dei racconti al fine di realizzare unas erie di "motion comics" (una specie di evluzione degli antichi "fumetti in TV" di Supergulp).

Per ora si tratta di realizzare un test di 90 secondi, nella speranza che uno dei canali televisivi per cui lavora gli commissioni un pilota completo.

Anotnio mi ha lasciato carta bianca per l'adattamento, così nelle ultime due settimane ho scritto la mia prima sceneggiatura a fumetti "su commissione".

È stato un esercizio molto utile e persino divertente.
Per ora non posso dire altro.

---

Infine, le mie scorribande sul Web mi hanno fatto scoprire tre ottimi siti sui Fumetti

Il sito di Steven Bissette, storico disegnatore di Swamp Thing durante il periodo Moore (o meglio ancora, il periodo Moore/Bissette/Totleben/Veitch), nonché creatore di Taboo, rivista seminale per l'evoluzione dei fumetti dnegli ultimi  trent'anni. Ricco di Spunti, links e saggi sul fumetto americano in genere

Conversazioni sul fumetto, forse l'unico sito serio sui fumetti in Italiano, che raccoglie l'eredità critica lasciata dalle (tante) defunte riviste antologiche come Eureka, Star Magazine, all American Comics, Comic Art.

Inkstuds
essenzialmente un podcast (ma con regolari post testuali o di immagini) dove Robin McConnell ha collezionato (e spero continuerà a collezionare) una serie incredibile di interviste con Autori di fumetti di primo e di secondo piano.

Thursday, 28 June 2012

"Non abbiamo perso, abbiamo non vinto".









Involontario nonsense di Pierluigi Bersani, attuale (non si sa per quanto) segretario del PD, commentando i risultati dei ballottaggi delle amministrative.
Quando si perde una competizione si è sempre tentati di negare. Forse é un modo per gestire in modo non conflittuale le conseguenze psicologiche della sconfitta e per risparmiare energia.

La frustrazione che nasce dalla sconfitta genera rabbia e sentimenti che voglio censurare a più livelli. Un po’ perché mi è stato insegnato che arrabbiarsi non è bene. Un po’ perché la rabbia può portare allo scontro, che però spaventa e richiede un dispendio non indifferente di energie.

Meditare sulla sconfitta potrebbe mettere in discussione il mio approccio alla competizione e alla vita; comprendere i miei errori potrebbe costringermi a cambiare, il che comporterebbe un dispendio di energie.

La sconfitta pesa anche sulle aspettative deluse. Se si carica la vittoria di speranze, sogni, conseguenze e significati, il suo mancato conseguimento non mette in discussione solo il nostro passato, ma anche il nostro futuro.

Rifletto su queste cose perché ho perso.

Il concorso era il FOCUS STRIP AWARD, una competizione biennale indetta dal settimanale FOCUS (inserto di Knack/Le Vif). Non credevo che sarei stato selezionato, ma quando è successo (a quanto pare ci sono stati 10 selezionati su un totale di circa 100 candidature), ovviamente ho sperato di vincere.

Al di la delle tattiche (rivelatesi inutili) per vincere il premio di consolazione, aver mancato il primo premio mi ha seccato. E di conseguenza ho cominciato a "razionalizzare" e a riflettere sulla sconfitta.

La riflessione è stata utile, perché mi ha permesso di imparare.

VINCERE UN PREMIO ARTISTICO È DIFFICILE. Dipende certo dalla qualità del lavoro, ma in larga parte dalla giuria. Il corollario è che per facilitare la vittoria, bisognerebbe conoscere la giuria e cercare di fare il lavoro che possa piacergli maggiormente. Io e Peter non abbiamo partecipato con questo intento. Avevamo un fumetto di un certo tipo e abbiamo inviato quello. Non ci importava di essere alla moda o di ingraziarci la giuria. In questo senso solo l’essere selezionati è stato già un risultato.

Non abbiamo partecipato per vincere, o meglio, non abbiamo studiato la strategia a tavolino, abbiamo semplicemente presentato qualcosa che ci sembrava valido, consci anche dei nostri punti deboli.

(chi ha vinto ha presentato un fumetto che richiede meno lavoro dal punto di vista grafico, che lo abbiano premiato anche in vista della futura collaborazione con la rivista?)

E anche se avessimo fatto il possibile per "piacere" alla giuria, questa avrebbe potuto sempre preferici un altro concorrente.

Più che la nostra strategia, forse dovrei rivedere quell’altra cosa di cui parlavo: le aspettative che riponevo nella vittoria.

Mi avrebbe fatto diventare un "professionista" a tutti gli effetti ma devo anche ammettere (e lo dico davvero, non per sminuire la sconfitta) che ci sarebbero stati non pochi grattacapi: la vittoria avrebbe anche comportato l’onere di produrre una tavola alla settimana. Quasi impossibile senza lasciare il lavoro, cosa che ora non posso fare.

Ma ammettiamo pure la bruciatura. Ammettiamo pure la sconfitta, il fallimento, il disastro: perché sarebbe dovuta andare diversamente? Voglio dire: la giuria ha tutto il diritto di esprimere il vincitore che preferisce. Se non sono io… che ci posso fare?

Ecco. Sono contento di aver riflettuto ed elaborato su questo episodio e sono sereno.

Alcune parole sulla serata della premiazione: la mostra organizzata al museo del fumetto è bella. Le mie tavole erano presentate decorosamente, e sono tra le poche ad essere degli originali e non delle stampe digitali. La "cerimonia" stessa è stata invece una delusione. La disposizione spaziale delle persone, la difficoltà di gestire l’evento in modo bilingue, il collegamento Skype malriuscito con uno dei giurati, l’assenza di microfoni: terribile (sembra va organizzata da Italiani).

Non ho fatto comunella con gli altri autori e me ne pento un po’, ma ho passato gran parte del tempo con Peter, lo sceneggiatore, che conosco molto poco e con cui era doveroso fare una bella chiacchierata.

Chi lo sa. AUM potrebbe comunque avere un futuro.

Vi terremo informati.

Wednesday, 13 June 2012

Il Paradigma di Cenerentola

Un po’ perché di cose da dire ne avrei, un po’ perché scrivere è una disciplina pari a quelle sportive e senza allenamento non si migliora, scrivo un post.

Invece di tediarvi con resoconti noiosetti sui miei viaggi, ho deciso di tediarvi con un editorialetto.

Ho letto recentemente che negli Stati Uniti un gruppo di consumatori ha vinto una causa contro la Danone perché reputano ingannevole la pubblicità che decanta i vantaggi dell’Actimel o dell’Activia per il sistema immunitario o l’apparato digerente.

Notizie di questo genere sembrano sempre e solo arrivare dagli Stati Uniti. Forse laggiù le associazioni dei consumatori sono più forti, o forse noi Europei cauuse del genere nemmeno le intentiamo perché ci piace pensare di essere sufficientemente smaliziati da non credere alla pubblicità.

Solo un Americano può incazzarsi perché una pubblicità mente; un Francese, un Tedesco o un Italiano no.

È davvero così semplice? Se fosse vero le pubblicità in Europa sarebbero molto diverse da quelle d’oltreoceano, eppure non è il caso.

Ma non è sulle differenze congenite (se ne esistono) tra le popolazioni ai due lati dell’Atlantico che voglio parlare, ma della retorica negli spot e altri mezzi di comunicazione. Sono certo che esistono numerosi saggi e libri al riguardo, anche di stampo divulgativo, ma sono troppo pigro per ricercarli ora. Tuttalpiù fatelo da voi e mandatemi commenti.

Voglio solo condividere alcune riflessioni.

La prima volta che ho cominciato a rifletterci è stato forse 15 anni fa: il mio caro amico Cesare mi raccontò che un suo (illuminato, aggiungerei io) professore fece notare alla classe come la quasi totalità degli Spot televisivi facesse uso di immagini (implicitamente, esplicitamente o subliminalmente) sessuali.

Alle volte è chiaramente una bella ragazza in abiti succinti la cui espressione sotto la doccia è chiaramente quella della goduria, alle volte sono immagini dissimulate: simboli fallici, penetrazioni di oggetti e altre amenità. Non sono più riuscito a guardare una pubblicità di un gelato allo stesso modo.

Per un po’ è stato un sport divertente, "trova il messaggio subliminale", poi mi sono reso conto che si vinceva facile. Tutta la pubblicità (e non solo quella) funziona con questo stratagemma.

Mi sono anche reso conto che la pubblicità non titilla solo la libido, ma ricorre comunque ad archetipi ben definiti e conosciuti. Tra i più comuni c’è il paradigma di Cenerentola e della Fata Madrina: ana donna/mamma/ragazza, ha un problema di capelli grigi/sporco/mestruazioni ed ecco arrivare la soluzione magica. Alle volte portata in mano da una vera e propria presenza magica (la donnina viola del Vanish, o l’uomo attraente del Dash che sbucano da non si sa dove). Con il loro prodotto miracoloso la protagonista passa dalla miseria alla felicità (lo stesso paradigma è usato in decine di format).

Ci sono anche altri archetipi. Se avete dimestichezza coi miti o le favole (o con Jung) li scoverete da soli facilmente.

Ovviamente alcune campagne pubblicitarie sfuggono queste classificazioni. Ci sono quelle tutte buttate sul prezzo e sui soldi, altre rivolte ad esempio un pubblico di più elevata scolarizzazione (di solito per vendere beni di lusso) e pensati per chi guarda la TV molto selettivamente.

Mi ricordo una bellissima pubblicità Mercedes-Benz dove un automobile ferma su un palco di qualche Teatro d’Opera, veniva illuminata e circondata da macchine scenotecniche in modo da dare l’illusione del movimento. Il tutto condito dalle note di qualche nota Ouverture.

Ovviamente era uno spot pensato per essere apprezzato da gente che quell’auto poteva anche permettersela. Ad ogni modo l’impatto visivo e sonoro era notevole.

Altre pubblicità d’auto, pensate per un pubblico più giovane, sono un profluvio di effetti speciali: le auto volano, diventano robot, vanno sott’acqua.

Se ci si ferma a pensare un istante si capisce che è assurdo. Perché convincermi a comprare un’auto mostrandomi quello che l’auto non sarà mai in grado di fare?

Proprio questo motivo la pubblicità è stata nel passato bersaglio di numerosi comici ma i tempi cambiano e oggi sembrerebbe persino stupido costruire delle stand-up routines attorno all’assurdità degli spot: lo sappiamo tutti che il profumo Axe non farà realmente cade le donne ai tuoi piedi (chissà se negli Stati Uniti non si possa fare causa).

Beppe Grillo (prima che diventasse quello di oggi), lo aveva riassunto molto bene anni fa parlando di Berlusconi e di come il suo personaggio e il suo linguaggio fossero "pura emotività" come quello delle pubblicità.

La cosa però che mi ha colpito dopo tutti questi anni di decostruzione è come la semplice consapevolezza delle tecniche retoriche utilizzate ha disinnescato la loro efficacia su di me (almeno credo).

Quando si comincia a spostare l’attenzione dal contenuto (che cosa vende questo spot) alla tecnica, ecco che tutto diventa miracolosamente chiaro. Certo, l’impatto emotivo resta. Uno spot ben costruito si imprimerà comunque nella mia mente così come un bel paio di tette su un cartellone pubblicitario continueranno a richiamare la mia attenzione, ma poi il cervello interviene e mette le cose al suo posto.

Come gli occhiali del film Essi vivono (di John Carpenter, 1988), grandiosa metafora dell’era reaganiana (che però non ha inventato né il consumismo né questo modo di comunicare, semmai li ha eretti a valori).

Basterebbe poco per rompere il giocattolo: educare le persone sin dall’adolescenza a "smontare" la comunicazione. Non servono mica lauree.

Se ricordo correttamente le lezioni di filosofia del professor Gargiulo tuttavia, armare le menti giovani contro le tecniche di persuasione e affinare il pensiero logico era già una preoccupazione di Socrate.

Non mi pare che siano stati fatti molti passi in avanti.

Tuesday, 12 June 2012

La Banda di Vitalski



Eccomi a ricominciare il blog per l’ennesima volta.

Che ci volete fare, nei ritagli di tempo prefersico poltrire.

Ci sarebbero un mucchio di cose che meritano un update. Tanto vale cominciare da una qualsiasi.

Domenica 3 giugno mi sono recato ad Haarlem, Paesi Bassi, in occasione delle giornate delle annuali "Giornate del Fumetto" (Stripdagen)

La particolarità è che ci sono andato in qualità di disegnatore, sedendomi per la prima volta "dall’altra parte del banchetto". Nulla di trascendentale, per carità.

Il libro "Het Vrouweneiland" ha venduto poche copie dalla sua pubblicazione e pochi erano interessati a conoscere le novità della casa editrice XTRA che lo ha pubblicato, ma è stato divertente, anche per la piacevole compagnia di Vitalski, Dimistri "JangoJim", Jan-Bart(che come molti altri mi consiglia caldamente Braking Bad, che dovrò cominciare a vedere), Tony e Bert.
La visita è durata poche ore (sono quasi stato più in macchina tra andata e ritorno) e lo scopo, a detta stessa di Vitalski, era di farci vedere dall’editore par assicurarci future pubblicazioni (tra cui, spero, l’avventura del Professor Lasson che sto disegnando).
Comunque è stato bello brattare ulteriormente delle copie del libro con i miei disegnini e fare un paio di ritratti a richiesta di due ragazzini, un fratello e una sorella, che stupidamente non ho fotografato. Allego però altri scarabocchi coi quali mi sono divertito quel giorno.

Monday, 19 March 2012

Sigà-Sigà - Il diario - Parte 5



Ok, pagina 37 del secondo capitolo, ovvero pagina 62 su un totale di 105.
Sopo la prossima pagina avrò superato la metà.
Non solo: ho i breakdowns di tutte le prossime pagine (salvo forse una decina) compresa una buona parte dei dialoghi.

Eppure è il momento di una pausa.

Francis Ford Coppola suggeriva a un giovane George Lucas di scrivere senza fermarsi e senza paura. Se ci si incaponisce su ogni scena per renderla perfetta prima di passare alla successiva non si finirebbe mai nulla. (1)

L'importante in una prima stesura non è centrare l'obbiettivo in pieno. L'importante è arrivare vivi alla fine.(2)

E poi il mio mantra che da il titolo a questi post (3) non mi chiede nulla di più che una pagina al giorno. Visto che ora ho addirittura i breakdowns, dovrebbe essere tutta discesa no?
No.
Ho infatti paura di stare proseguendo "for the sake of momentum" per citare (male) Aimee Mann.
Momentum non ha una traduzione efficace in italiano, sta a indicare una specie di stato nel quale la creatività e l'impulso a realizzare qualcosa sono maturi. Sapete, quando senti l'ispirazione.

Solo che più che seguire un impulso creativo certo, quello che ti fa sentire troppo lento quando digiti sulla tastiera mentre cerchi di tenere la velocità del treno dei tuoi pensieri, stavo unicamente spingendo il mostro giù per la collina nella speranza di vederlo arrivare a fine corsa.
La cosa mi stava lasciando l'antipatico retrogusto di qualcosa tirato via.

Insomma procedevo per procedere (for the sake...)

Non si può tirare via. D'accordo che c'è sempre modo di rivedere le cose, ma non si possono prendere scorciatoie.

In un intervista il drammaturgo Aaron Sorkin dice (più o meno) che il momento buono per scrivere è quando puoi proseguire senza fermarti a pensare troppo perché ciò che esce dalla tua penna suona giusto.

Mi è allora divenuto chiaro dove si annidano gli ostacoli.

PRIMO - Non conosco tutti i personaggi. Sarà che sono uno sceneggiatore alle prime armi e dunque pigro, ma non credo che per scrivere una storia si debbano conoscere vita, morte e miracoli acnhe dei personaggi che compaiono in una sola vignetta.
Non è un peccato farlo, ma di non scrivere nulla finché non ho trovato una backstory per "Carabiniere 1" la trovo una ridicola scusa (Umberto Eco non la pensa come me, si rileggano le sue Postille a Il Nome della Rosa)
Però è anche vero che non ci si può astenere dal conoscere almeno un po' cosa CERCANO, VOGLIONO o COME REAGISCONO tutti quei personaggi che si vedono in più di due pagine (mi sembra una soglia adeguata).
Per diversi motivi. Da una parte c'è il rischio che il lettore capisca anche solo intuitivamente, che i personaggi siano unicamente funzionali al plot, di conseguenza non credibili. L'esito paradossale è che il plot stesso perde di credibilità.
Non si possono però basa re le motivazioni dei personaggi, le loro reazioni o atteggiamznti unicamente su se stessi (cosa farei IO? come reagieri IO?)
Si finisce con l'avere un cast di replicanti.
Non si può procedere a caso: i personaggi sarebbero schizofrenici.

Dunque bisogna conoscerli almeno un po'. così possiamo immediatamente giudicare se il dialogo o l'azione sono appropriati o no.

Non solo: questo materiale può addirittura fornirci QUALCOSA di cui far parlare i personaggi, in modo da poter arricchire l'affresco di dettagli mentre si fa avanzare la trama.

Chi lo sa, dopo anni di pratica e a patto di avere un ottimo spirito di osservazione, si può scrivere un bellissimo personaggio secondario di getto, confidando solo sui ricordi di persone incontrate, sul proprio umorismo e gusto per le parole, ma non posso assolutamente pensare di essere da quelle parti.

SECONDO - Ora che il telaio è pronto, che so qunte pagine mi servono, quali personaggi e quali scene, è ora di tornare alla documentazione. Non si scappa. Anche anche la documentazione pu`essere usata come scusa per non avventurarsi nel plot, ma un lavoro come il mio (che SI NUTRE di fatti) deve mantenere un piede fermo nella realtà.

Mi piace pensare che almeno un primo OUTLINE, se non una prima stesura, possa fare a meno della documentazione. Che è importante concentrarsi sulla struttura e sul plot, anche per facilitare il lavoro stesso di ricerca, rendendolo più mirato sulle effettive esigenze della storia, PERÒ: ho raggiunto un punto dove la documentazione DEVE farsi sostanza del PLOT, dell'AZIONE e dei DIALOGHI.
Se la documentazione non fosse così necessaria al completamento della sceneggiatura allora la mia storia potrebbe benissimo abientarsi in un altro paese o in un altra epoca. Lo sfondo sarebbe elemento accidentale e finanche trascurabile.

Invece io sto scrivendo questa storia proprio perché DI QUESTO PAESE E DI QUESTA EPOCA.
La ricerca fatta finora si è dimostrata perlomeno sufficente a mettere in campo tutti gli elementi e sostanzialmente TUTTO IL PLOT del primo volume, ma ora tutti quei dettagli o buchi che pensavo di sistemare con una REVISIONE GENERLAE si rivelano ESSNZIALI.

Quindi è ora di rileggere appunti e libri da capo e di compilare le schede dei personaggi che mancano.

A preso.

Note
(1) Questo lo cito a memoria dalla biografia di Goerge Lucas scritta da John Baxter. Non un gran libro, ma almeno nella prima metà assai succoso

(2) Questo lo diceva più o meno Stephen King in IT, ma non trovo la pagina...

Wednesday, 29 February 2012

Sigà-sigà - Il diario - Parte 4




Oggi celebro una cosa importante: Ho un outline completo.

Nei tre anni di appunti, idee, scopiazzamenti, scritture e riscritture il mio soggetto per *CENSURA* è cresciuto come una persona affetta dalla sindrome di Proteo.
Al di là del legittimo sospetto che questo progetto sia in realtà un modo di baloccarmi senza mettermi al lavoro davvero su qualcosa di serio e FATTIBILE, il problema di una storyline estesa e ambiziosa come quella di *CENSURA* è non perdere la bussola, specialmente se si è alle prime armi.

Avevo paura di aver allevato una creatura deforme, con bubboni e metastasi da una parte e magari focomelica dall'altra.
Ho cercato di lavorarci come avrei fatto con la creta, aggiungendo massa (anche tanta) ogni volta che lo ritenessi necessario, senza curarmi dei dettagli.

Ho composto il mio outline usando "pezzi" che io chiamo beats (termine mutuato dagli scrittori per la TV, anche se i loro beats sono una cosa un po' diversa).
Ogni beat è una scena o un passo in avanti nel plot.
Lo ho addirittura organizzati come una bulleted list.

Nelle mie intenzioni il plot deve funzionare come una di quelle installazioni "a catena", dove un manico di scopa, fa cadere una sedia, che fa scattare una leva, che fa cadere una palla e così via.
Anche se non si tratta di un thriller o di un giallo, ogni beat deve avere il suo posto, la sua ragion d'essere nella storia d'insieme, in modo che niente sembri arbitrario, anzi, che si cotruisca lentamente e inesorabilmente un senso di inevitabilità nella storia.

Ora li ho tutti.

Sono solo lo scheletro della storia. Non spiegano tutto (specialmente NON la psicologia dei personaggi), però ogni avanzamento nella vicenda è lì.
dsono certo che questo scheletro rivelerà ancora dei difetti. Forse il continuo lavoro di documentazione inciderà non solo sui dettagli ma anche su alcune "grandi linee", ma mi dà una certa soddisfazione vedere di aver creato qualcosa che funziona.
La reazione a catena procede finalmente ininterrotta.

Ora mi occorre una pausa per far decantare il lavoro. Me la stampo e poi me la leggo tra UN MESE. Non prima. Ho bisogno di distaccarmici.

Può essere che continuerò a sceneggiare; sono arrivato a pagina 36.
Il che significa, se rileggo il mio posto di "una pagina al giorno" che mi ero dato il 22 settmbre 2011, che sono una chiavica.

Posso scusarmi nei seguenti modi:

1) Ho riscritto le prime 25 pagine almeno due volte.
2) Anche se le pagine sceneggiate sono solo trentasei, ho i break-downs (una specie di lista della spesa di quante vignette e/o battute conto di avere in una pagina, al netto della descrizione e non formattate) anche per le prossime trenta.

Sceneggiare il secondo capitolo si sta rivelando impegnativo specialmente per questioni di lunghezza: ci sono un sacco di scene, bisogna introdurre un sacco di concetti e personaggi e cerco di tenere un ritmo molto sostenuto (pure troppo, temo, ma potrei sbagliarmi). Inoltre devo ancora fare i miei compiti, ovvero implementare (che prutta parola, vero?) la documentazione nell'azione e compilare dei profili per i tanti personaggi secondari che appaiono in questo capitolo.

Ciò che mi motiva in questo (a volte tedioso) lavoro è sapere che il terzo capitolo sarà tutta discesa. I beats del terzo capitolo sono piuttosto solidi e dettagliati, non ci sono digressioni e quadretti secondari e non richiede praticamente documentazione, potendo vivere di rendita dal secondo capitolo (che anche per questo è così difficile e cruciale: porta sulle spalle anche il terzo).

Ricordatevi questo ultimo paragrafo, quando piangnucolerò sulle difficoltà del terzo capitolo.

Vi voglio bene.

(l'immagine in testa non centra niente ma la trovavo spassosa. Grazie a JIM)

Wednesday, 14 December 2011

Un sacco di cose (2 di 4)

La cosa che dovete fare è andre a votare per me:

QUI

Il fumetto AUM su cui vi ho tenuto aggiornati in passato è ora in lizza per il prmio STRIP AWARDS 2011 indetto dall acasa editrice belga Roularta, tramite l'inserto FOCUS.

Le prime quattro pagine del fumetto, con mia grande soddisfazione, sono state pubblicate (per quattro settimane al ritmo di una pagina alla settimana) sul settimanale Focus, si in lingua francese che in lingua Nederlandese.

Sinceramente disperavo di aver passato la selezione, e invece...

Il vero premio è quello della redazione, che da' la possibilità al vincitore di pubblicare un fumetto sul settimanale focus per un anno al ritmo di una pagina alla settimana...

Il premio dei lettori invece (quello per cui potete votare) credo che consista in una stretta di mano. Ma che diamine, vincere è bello!

A presto nuove!

Wednesday, 30 November 2011

Un sacco di cose (1 di 4)

Rieccomi.

Nel frattempo sono successe un sacco di cose.

La prima è Mina.



sia lei che sua mamma stanno bene ma è difficile adattarsi al cambiamento.
Ho vergognosamente dimenticato come erano le cose con Adam all'inizio, ricordo solo che una volta mi stavo disperando perché non riuscivo a calmarlo.

Non riesco a decidere come devo proseguire. Non mi va di lasciarmi andare a frasi sincere ma irrlilevanti per voialtri (e comunque, sì è bellissima, anche se quando fa gli occhi storti).

Mi piacerebbe far scrivere questo post ad Adam, sarebbe senz'altro più originale di me.

ccomunque anche lui sembra felice, no?



Questa foza della natura ci terrà occupati per un bel po', meno male che alcune cose le avevo già fatte prima. (continua)

Wednesday, 7 September 2011

Ben l'Oncle Soul

Mi permetto di portare all’attenzione dei miei lettori (cioé nessuno) questo disco del 2010 dell’artista francese Ben l’Oncle Soul.

Forse non l’ho mai confessato apertamente a nessuno, ma sono un grande ammiratore della musica Soul. Non a caso The Blues Brothers e the Commitments sono tra i miei film preferiti, e potreste regalarmi qualsiasi cosa uscita per la Stax, la Motown o la Atlantic negli anni '60 e non sbagliereste.

Eppure nell’ondata "motown revival" che ha seguito il successo della buonanima di Amy Winehouse, questo disco è forse una delle poche che mi sento di salvare davvero.
Sia inteso, non sono né un esperto di musica né tantomeno un ascoltatore avidissimo di pop, quindi questo revival può aver fornito di fatto validissime prove di cantanti o gruppi che mi sono perso, ma se devo basarmi su quello che passano le radio commerciali, allora penso di avere ragione.

Il disco (prodotto dalla filiale francese della celeberrima Motown, non di meno) è piuttosto generoso, ben 16 brani.

Canzoni in inglese si alternano a pezzi in francese, dando al disco un gusto sufficentemente eclettico anche se, con l’esclusione della cover di Seven Nation Army (brano che ha portato questo Artista all’attenzione del grande pubblico la scorsa estate) il disco sembra uscito direttamente dagli anni ’60(divertente anche il design interno e il look dei video, assolutemente vintage)

C’è dentro un po’ di tutto: dai Temtation a Sam Cooke, passando per Otis Redding e il sound della Stax. L’esecuzione dei numerosi musicisti è impeccabile, ma a brillare è soprattutto il cantante Benjamin Duterde, soave ed insieme energico al punto giusto, capace di interessanti modulazioni senza cadere nella facile trappola dei gorgheggi fini a se stessi.

Posto questo brano Petite Soeur, che me lo ha fatto scoprire e spinto a comprare il CD, consigliatissimo.

Thursday, 18 August 2011

La sindrome del Milanese

Sono settimane piene di attività.
Ne faccio un breve elenco:
• Preparare due fumetti per due diversi concorsi (fortunatamente avevo del materiale pronto, ma non finito)
• Arredare la camera della piccola in arrivo
• Proseguire il fumetto Prof. Lasson vs. de Weerwolf (titolo provvisorio) con Vitalski
• Preparare una lista di domande e poi porle a diversi consulenti per il progetto “O”
• Produrre alcuni disegni per il progetto Caligari di Fulvio Vanacore.

Ognuna di queste voci richiede che poi io faccia una serie di cose all’atto pratico.
Il mio libro di bozzetti è pieno di scarabocchi che dovrebbero aiutarmi, di fatto ho una mappa mentale di tutto quello che devo fare, il problema è la mancanza di tempo. Ma proprio Fulvio mi metteva in guardia contro la sindrome del Milanese. Si tratta di quello stato di occupazione cronica per cui si continua a dire a tutti che si hanno troppe (o comunque tantissime) cose da fare e che non ci si può mai fermare. Chi sviluppa questo atteggiamento rischia poi nei fatti di combinare poco o niente.
Fulvio non criticava chi ha tante cose da fare, ma chi usa questa nuvola di impegni come schermo per non dover mai fornire alcun risultato. Vuoi fare tante cose? Benissimo, falle! Ma poi non venire a raccontarci che ne hai troppe. A dire il vero credo che Fulvio intendesse (anche) qualcos’altro.
Secondo lui il Milanese con la sindrome in realtà ci gode ad essere sempre così indaffarato. Come se la sua identità fosse solida in proporzione con il numero di impegni sulla propria agenda. C’e una significativa differenza tra l’essere operosi e l’essere oberati.
Quindi faccio voto di essere operoso e di proseguire contento per la mia strada…

Tuesday, 26 April 2011

Thursday, 9 December 2010

December MiniSessie

Seguitano le "SuperSessioni".
anche se ieri eravamo solo lo zoccolo duro.


Studio Vitalski Dec 2010

Monday, 29 November 2010

Studio Vitalski super-sessie



Per inaugurare ufficialmente il nuovo studio, ho organizzato una "Super-Sessione" da me. Il poliedrico VITALSKIè uno scrittore/cantautore/attore Belga che ho conosciuto grazie a Steven "pezzo di pane" DeRie.

Tra i suoi numerosi interessi, anche i fumetti. Da anni porta avanti il progetto Pierre Lasson (che vedete disegnato per mano dello stesso vitalski qui sopra).
Lasson è uno "studioso di scienze umane", sovente accompagnato da strambi personaggi (La scimmia occhialuta, il principe Miki e via delirando) e osteggiato da ancor più strambi nemici.

Il prossimo settembre dovrebbe vedere al luce Het Vrouweneiland (trd: L'Isola delle Donne) una epopea di duecento pagine che ha coinvolto una cinquantina di disegnatori. Ognuno ha lavorato col proprio stile (tranne me, che non ne ho uno) dando vita ad un caleidoscopio assolutamente inedito.

Questi fumetti vengono realizzati in "Super Sessioni", incontrandosi a grappoli (tre, dieci, venti artisti per volta) ai quali è richiesto di disegnare il più veloce possibile.



Mio figlio Adam ha anche allegramente partecipato.



Qui sopra il trio di artisti presente ieri: da sinistra, in senso orario, BERT LEZY, SERGE BAEKEN (fratello di Vitalski) e il quipresente, affetto da una cifosi andreottiana.



E ovviamente Vitalski, mentre si allena all prossima paternità con il piccolo Adam.



Per vari motivi, Het Vrouweneiland resterà il solo libro realizzato a più mani. Vitalski ha deciso di affidare in futuro una storia a ogni disegnatore.
Qui sotto, oltre alla maldestra pagina che ho prodotto ieri, alcuni studi di Serge Baken, che non ho timore a chiamare il miglior disegnatore fiammingo attivo oggi (vedi anche qui.











Thursday, 25 November 2010

D

Daily Art

Wednesday, 24 November 2010

New Dailies

Wednesday, 4 August 2010

Processi



Dunque, la genesi di queste pagine è stata un processo piuttosto curioso.

La sceneggiatura è di Peter D'Hollander, scrittore freelance Belga, che tempo fa immaginò la storia e butto giù il progetto.
Ci siamo conosciuti via internet e misi a sua disposizione le mie capacità.

Dopo la bellezza di due anni e mezzo ecco che le prime quattro pagine si sono materializzate.

Penso che può essere divertente mostrare come è accaduto.

A partire dalla sceneggiatura ho, come prima cosa, schizzato velocemente dei pastrocchi giusto per vedere se mi erano chiare l'azione e la scena descrittemi nel testo.

From AUM


From AUM


From AUM


From AUM


Dopodiché sono passato allo studio dei personaggi e delle ambientazioni (che qui vi risparmio).

Hi poi cominciato a cimentarmi con la prima pagina dapprima a colori, con risultati disastrosi

From AUM


e poi in bianco e nero



Nelle mie intenzioni c'era l'idea di usare uno stile europeo che fosse a metà tra quello di Moebius e quello di Cam Kennedy.

Ho poi rimesso mano agli schizzi, rifinendoli e cominicando a ragionare su dove mettere le ombre .

Sostanzialmente non mi sono più mosso di lì fino a poco tempo fa, quando ho ripreso in mano il progetto usandolo come banco di prova per un nuovo stile.

Ho dovuto innanzitutto fare i conti con la prima vignetta. Anche se Peter aveva generosamente concesso un grande spazio alla "opening shot", la sua idea principale, ovvero quella di mostrare questo incredibile dimensione fatta di rocce fluttuanti, solcata da cocchi trainati da creature alate ed in cui i differenti "asteroidi" sono congiunti da ponti improvvisati, poteva difficilmente essere resa in un singolo disegno.

Così ho modificato l'inizio e ho optato per una'inquadratura iniziale più impressionista, seguita da un campo lungo che suggerisse un avvicinamento alla città collocata su questo massiccio volante, cosicché arrivati alla terza vignetta fosse chiaro dove si sarebbe svolta la scena che avremmo letto di lì a poco.



e qualche miglioramento si vede...





Da notare il primo disegno nella terza striscia, copiato inconsapevolmente da un disegno di John Byrne (l'ho scoperto solo a tavola finita, quando ho riaperto un vecchio magazine... la mia mente funziona così)



E per finire...





Alla fine l'unico disegno di cui sono veramente soddisfatto è quello messo in testa a questo post, ma poteva andare peggio...