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Friday, 2 April 2010

Qui vincit


Sentivo, giardavo, leggevo i commenti alle elezioni regionali.
Adesso che la polvere comincia a posarsi si vede più chiaro che risultato è stato.

Mentre le proiezioni arrivavano, tutti cantavano vittoria.
Il PdL col suo "ce l'abbiamo più grooso" la Lega con il suo "ce l'abbiamo più duro", il PD con i suoi "risultati significativi", l'IdV con l'aumento dei suoi voti (1)... persino Grillo esulta per le sue percentuali (2)

E io penso: "Se tutti, Berlusconi, Bersani, Di Pietro, Bossi, Grillo, TUTTI, hanno vinto, vuol dire che NOI abbiamo perso".

Note:

1) Lascio perdere la triste citazione di Buttiglione, che dice: "Siamo stati determinanti con la nostra alleanza laddove abbiamo sostenuto il candidato vincente". Che si traduce con: "Siamo Democristi, fiutiamo la situazione a miglia di distanza e ci siamo accollati al candidato con più possibilità di vittoria".

2) Per quanto riguarda quest'ultimo: io sono felice del risultato, e ovviamente lo considero all'interno del panorama mediatico italiano, dove nessuna TV e pochi giornali hanno spazio al MoVimento, ma davvero la strada da fare è tanta e un po' di ironia su dei risultati comunque modesti non avrebeb guastato.

Wednesday, 24 February 2010

Limbo morale



Che non è una zona franca della coscienza.
È proprio un gioco: per quanto uno abbassi l'asticella delle aspettative, c'è sempre chi riesce a passarci sotto.

(ringrazio di cuore Paolo Luti, alias Luthor, la battuta è sua)

La sindrome di Stendhal


Si dice che colpisca i viaggiatori incauti che, visitando luoghi ricchi di capolavori dell'arte, cadono in preda ad una sorta di delirio con vertigini e spaesamento.

Il nome lo deve allo scrittore francese che, come molti, reputa l'Italia il luogo principe in cui si può essere colti da questo "raptus": i monumenti, i quadri, le bellissime chiese. Tutto in un paese relativamente piccolo.
Sembra tuttavia che gli italiani ne siano immuni.

Ma cosa succede quando si manca dall'Italia per un lungo periodo?
E cosa succede se chi torna viene sommerso dal malcostume, dalla corruzione, la strafottenza, il lerciume, la cafonaggine?

A me sta venendo la sindrome di Stendhal al rovescio.



PS: volevo mettere un link a una notizia che facesse capire a cosa mi riferisco. Mi accorgo che basta andare sulla homepage di un qualsiasi quotidiano.

Thursday, 24 September 2009

News on the march

Due giorni fa ho sentito un'intervista buffissima sulla BBC.

In occasione dell'attentato costato la vita a 6 militari italiani a Kabul, i politici dello stivale hanno pronunciato una prevedibile serie di frasi di circostanza annunciando "exit strategies" ma anche "rinnovato impegno nella missione" etc.

Sorpresi da uscite contraddittorie (persino per un paese come il Regno Unito dove i politici cercano sempre di correre sul filo) all'interno della stessa coalizione o addiruttura partito, i giornalisti inglesi hanno chiesto lumi a un senatore PdL.

Riassunta all'osso la conversazione suonava così:

D: "Ma quale è la vostra posizione?"
R: "Restare in Afghanistan, abbiamo un impegno."
D: "È quello che ha detto il vostro ministro degli esteri, ma il presidente del consiglio ha invece detto che vuole portare a casa i vostri soldati al più presto, non vede una contraddizione in questo?"
R: "No."
D: "Berlusconi sta cercando di compiacere gli Italiani con queste dichiarazioni?"
R: "No, perché la nostra politica non la decidono i Talebani. Noi siamo in missione di pace e resteremo. Poi, ovviamente Berlusconi cerca di compiacere gli Italiani dicendo così."

Ok, il senatore forse ha perso la sfumatura del temine "to play to the Italians' sensibility" e ha involotariamente confermato la domanda del giornalista, mentre voleva dire che Berlusconi "tiene conto dei sentimenti degli Italiani". È ridicolo ma in Italia ci dobbiamo accontentare che il senatore parli Inglese (un Inglese un po' infelice quando ha detto che l'Italia ha già perso "20 guys" in Aghanistan, che letteralmente si traduce con "venti tizi").

Les duellants françaises

Sempre dalla BBC news apprendo che in Francia é cominciato il processo che vede l'ex ministro De Villepin imputato di aver dolosamente cercato di discreditare l'attuale presidente Sarkozy, attraverso una trama complicata fatta di conti esteri e altre amenità.
Quegli esagerati dei Francesi lo chiamano "il processo del secolo" e il commentatore inglese affermava che se fosse stata editor per una collana di libri thriller e se un autore gli avesse proposto una trama del genere, lei l'avrebbe sicuramente scartata per il poco realismo.

Dannazione, vuol dire che dovrò rivedere il plot del mio libro!
Parla di un potente tychoon dei media, con un debole per le donne, che costruisce le sue ricchezze grazie ad agganci con la mafia, la massoneria ed ancora tramite un complicatissimo ginepraio di società off-shore che gli garantiscono fondi neri per innaffiare di tangenti il presidente del consiglio. In seguito nemmeno le confessioni o le condanne degli avvocati, dei manager, delle prostitute di questo tychoon o le rivelazioni di collaboratori di giustizia riescono a portarlo in carcere perché nel frattempo ha usato il suo potere mediatico e il fallimento della classe politica che lo ha generato per farsi eleggere primo ministro e fare leggi che gli garantiscono l'immunità.

Altri commenti

È uscito Il Fatto Quotidiano.
È il buon giornale che mi aspettavo. Ci sono ampi margini di miglioramento, ma per essere un giornale fatto da una manciata di persone è davvero ben fatto. La qualità degli articoli ottima. Speriamo duri.

Thursday, 17 September 2009

17 Settembre


Negli ultimi mesi, nelle lunghe ore che passo in macchina spostandomi tra casa e lavoro, sto organizzando molte delle mie idee su alcuni massimi sistemi come la politica e la narrazione.

Fortuna che in mio soccorso, perché è facile impantanarsi nelle paludi ideologiche o lasciarsi portare via da correnti di luoghi comuni, ci sono teste del calibro di Marco Travaglio, Daniele Luttazzi, David Simon o Alan Moore.

Credo di starmi fianlmente formando un punto di vista politico e forse addiruttura una "poetica", che spero possano riflettersi in un progetto che piano piano prende forma nella mia testa.
Ho sempre avuto opinioni, anche politiche. Talvolta anche molto nette, ma mai uno sguardo, come dire, organizzato sul mondo. Una weltanschauung. O perlomeno, non l’ho più avuto da quando ho scelto di abbandonare i dogmi religiosi che prima accettavo.

Do molti pensieri alla situazione e al destino del Bel Paese, ovviamente. Ne sono forse un po’ ossiessionato, ma credo che la ragione sia che lo amo ancora e che non riesco a fregarmene.
Non so, forse parlare di “amore” è sbagliato. “Ossessione” va meglio. Forse se lo amassi veramente non sarei solo preoccupato delle sorti del paese ma farei anche qualcosa.

Comunque, venendo a quello che volevo dire oggi: questo articolo di Giorgio Bocca mi ha colpito perché riesce a sintetizzare bene come l'Italia sia passata (e come facilmente anche altri paesi potrenno passare) da una democrazia sostanziale (seppur affetta da una classe politica inadeguata, a volte incapace e spesso diseonesta) ad una democrazia solo apparente.

Certo, resta la Costituzione, ma credo che lo sforzo necessario per risalire la china sarà sovrumano. Anche alla luce della Costituzione.

Una frase di Daniele Luttazzi mi ha colpito, è tratta dalla presentazione del suo ultimo libro: “la popolarità si sostituisce alla legittimazione”.

Io voglio sperare che persino la maggiornaza che è stata fin'ora capace di votare Berlusconi (una maggioranza relativa, non va dimenticato) lo abbia comunque fatto sapendo, anche solo inconsciamente, che il sistema democratico stesso l'avrebbe tutelata.
In altre parole, non credo che molti abbiano votato Berlusconi delegandogli pieni poteri.

È una delle garanzie dei sistemi democratici: ogni 4,5 o 6 anni si consultano i cittadini per sapere a chi volgiono dare il potere.
Questo, certamente, non ha impedito l'ascesa di personaggi dalle totalitaristiche ambizioni che una volta al potere hanno sfruttato la loro popolarità per ribaltare le regole democratiche e auto proclamarsi "imperatori", tuttavia se gli stessi candidati avessero annunciato sin da principio le loro intenzioni non avrebbero goduto di altrettanto consenso.

Noi non presteremmo la nostra macchina a chiunque, né daremmo i nostri figli in mano a sconosciuti, giusto?
Eppure lo facciamo, alle volte diamo le chiavi della nostra auto a sconosciuti o lasciamo i nostri figli in custodia a gente che non abbiamo mai visto.
Recandomi in un ristorante di lusso sono ben lieto di lasciare che il parcheggiatore sistemi la mia auto per me, così come, una volta accertata la bontà di un istituto mi rimetto al giudizio della sua presidenza sulla sceltadei professori che insegneranno matematica a mio figlio, giusto?

Non solo perché ritengo che il preside della scuola o il proprietario del ristorante abbiano fatto le oopportune selezioni per il loro personale, ma anche perché se dovessi essere insoddisfatto del servizio (la mia amacchina mi é restituita con una fregiatura o mio figlio mi racconta che il porfessore è sempre assente) potrò sempre decidere di non andare più al tal ristorante o di cambiare scuola.

E se il parcheggiatore dovesse rivelarsi un ladro d'auto o il professore un pedofilo, so che la struttura sarà punibile.

Diversamente, se un amico dovesse chiedermi un'auto per un favore privato, ecco che giustamente mi pongo qualche scrupolo in più. Se il mio migliore amico ha appena avuto al propria auto confiscata per eccesso di velocità in stato di ebrbrezza, ecco, forse al mia auto non gliela presto. Allo stesso modo scrutinerò attentamente il curriculum di una potenziale baby sitter chiedendo referenze o persino certicficato penale prima di lasciarla sola con i miei figli.

Godere della temporanea fiducia di un elettore non vuol dire aver il permesso di fare tutto, anzi: vuol dire eseguire attentamente quanto è da noi richiesto nel rispetto di quelle regole grazie alle quali l'elettore si è sentito fiducioso nell'eleggermi.

Mi pare un discorso ovvio, ma persino l'ovvio è oggi materia di dibattito.

Monday, 27 July 2009

Promesse da re





Venuto il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle tutto quello che avesse domandato. Ed essa, istigata dalla madre, disse: "Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista".
“Urca” disse Erode “va bene lo stesso un bracciale con una tartarughina?”

Thursday, 23 July 2009

Berlusconi e le "escort"

Il Times: “È come Mao”, ma secondo la Pravda è la dimostrazione di una proprompente virilità. Putin di vista...

Wednesday, 22 July 2009

Re Sòla

Ringrazio Marco Travaglio per la nuova bellissima definizione.

(Dio, anche "il cavaliere di Hardcore" è da antologia)...

Tuesday, 14 July 2009

sciopero

Wednesday, 29 April 2009

Ciarpame. Ovvero: ma é possibile affidare la speranza a una donna di mezz’età con la boccuccia siliconata?

Vedere una donna che il lifting riesce solo per metà a salvare, con due labbra a canotto che le impediscono di avere la naturale bellezza di una donna che attmpa, vedere questa donna, dicevo, che per anni ha accettato i complotti e le furberie del marito, che ha accolto come una bella statuina leader internazionali nelle sue tenute (confondendo irremediabilmente pubblico e privato), vederla incazzata per l'ennesima uscita del consorte fa sorridere.
Per diversi motivi.
Un po’ perché proprio ora che Sua Bassezza Irreale raggiunge consensi senza precedenti ecco che l’attacco gli arriva da casa.
Ma anche perché arriva fuori tempo massimo.
Certo, per coerenza e forse persino per umiltà Veronica Lario si é sempre fatta da parte.
È un'attrice, e il solo fatto di essere la moglie dell'uomo più potente d'Italia non la qualifica a dare giudizi o a entrare di prepotenza nella vita pubblica.
In un paese dove l'amoralismo familiare regna sovrano è una scelta encomiabile.
Veronica ha accettato le lusinghe di un uomo ricco e sposato ben sapendo di averlo conquistato solo in virtù della propria figura (quando gli apparve nuda a teatro), qualsiasi commento negativo da parte sua sarebbe stato fuori luogo.
Non dico che Madonna Berluscona non abbia il diritto ora ad esternare i propri sentimenti (con uno stile signorile, se confrontato ai toni della politica italian), anzi, ma ricordiamoci che Berlusconi lo ha sposato lei di sua volontà e che in tutto questo tempo lei è stata lì.

In effetti al sorriso e allo sghignazzo compiaciuto che mi vien spontaneo per ogni disavventura che capita a Berlusconi si aggiunge un’ombra, anzi due.

Ma é possibile affidare la speranza che l’Italia si accorga di chi è questo signore a una donna di mezz’età con la boccuccia siliconata?

E poi subentra il secondo brivido. Queste scene le abbiamo già viste. Berlusconi é sopravvissuto a due suoi stessi governi, ad una decina di processi (alcuni con sentenza di colpevolezza, poi amnistiata o prescritta, ma smpre di colpevolezza), alle sue gaffes, insomma a se stesso. È tornato sempre. Come prima, più di prima.
Non sarà certo la pur comprensibile sfuriata di Veronica a rallentare la sua ascesa agli inferi (perché in Italia l’inferno sta in alto).

Sapere che una diciottenne lo chiama papi (“Who’s your daddy?”) mi spinge al sorriso. Pensare che orami notizie del genere possono essere date senza che il senso del ridicolo (non dico della decenza -si faccia pure tutte le diciottenni che vuole- dico del ridicolo) lo confinino ai margini della vita politica mi gela quel sorriso in una smorfia di terrore.

Questo signore fa il cazzo che gli pare e noi ce ne freghiamo.

Una cosa dice Veronica di giusto: il peggio ci aspetta dopo.
La classe politica ha distrutto questo paese. Berlusconi è riuscito a catalizzare su di sé l’attenzione e a usare a piacimento quasi tutto: l’informazione, il potere, i soldi. Ma ha anche stabilito, grazie al suo irrefrenabile protagonismo e alla sua ingordigia, chi comanda e chi obbedisce.
Dubito che Berlusconi lascerà eredi. Passato lui assisteremo ad un caos politico senza precedenti.

Friday, 17 April 2009

Questa è l'Italia, Signora



Cliccando sul titolo, potete andare a leggere un post dell'amico AQ.
Condivido il suo senso di rabbia fino all'ultima goccia.

Tuesday, 14 April 2009

Le piccole soddisfazioni che non vorresti avere...



Ai tempi in cui ancora si parlava della "emergenza" rifiuti in campania (le virgolette sono d'obbligo, visto che il problema era grosso come una casa da prima che arrivassero le telecamere e sta ancora lì dopo che le telecamere se ne sono andate), il ministro dell'interno Maroni (quello che azzanna i poliziotti per poterli selezionare meglio, come col salame) diceva che al Nord certe cose non accadono.
Mi permisi di replicare con questo post (leggere l'ultimo paragrafo: DER HIMMEL UBER BERGUM).

La Calcestruzzi, una delle più importanti aziende italiane, con sede a Bergamo, la città dei magùtt è stata sequestrata e il suo amministratore messo agli arresti per vari motivi, tra cui collusioni con la mafia.

Ora che un'altra "emergenza" è scoppiata a causa delle scosse in Abruzzo (riposino in pace le 294 vittime, non riposino invece le famiglie e pretendano di sapere chi ringraziare) si aprono i dibattiti.

Quale consolazione?
Che un bravo giornaliqsta come Travaglio fa subito 2+2: chi fu incaricato di gestire il problema rifiuti a Napoli?
Lo stesso Bertolaso che ora si aggira a L'Aquila.
E come mai in Italia una qualsiasi folata di vento fa danni irreparabili?
Perché il cemento lo fanno ditte come la Calcestruzzi che adultera la formula del cemento e i rifiuti a napoli li deve smaltire l'Impregilo (che io chiamo l'Impresingilo)

Andatevi a rivedere il Vajont di Paolini.
È esattamente lo stesso copione di allora.

Alla prossima scossa, pioggia o nevicata ci saranno ancora morti.

L'Italia è una rulette russa con sei colpi nel tamburo.

Friday, 13 February 2009

Per amore, non tacerò.

Questo scriveva Don Peppino Diana, un sacerdote che avrei misconosciuto se non me lo avesse raccontato Saviano.

Non tacere.

Su Facebook ho avuto un contatto con Salvatore Borsellino, un uomo mite che sarebbe passato inosservato nella storia del nostro paese, non fosse stato imparentato con uno dei più grandi uomini della Storia Repubblicana, il giudice Paolo Borsellino.

Ho scoperto con sorpresa che Salvatore Borsellino ha avuto una reazione simile alla mia (moltiplicata per mille, ne sono certo) alla visione del documentario Excellent Cadavers - In un altro paese di Alexander Stille.

La morte di Paolo borsellino è stata la Nagasaki italiana.

Ma quando nel documentario si rivede la reazione della gente di fronte alla brutalità mafiosa e alla complicità dello Stato ci si commuove, ma si prova anche orgoglio: allora sapevamo indignarci con lo Stato, o meglio coi suoi rappresentanti che si presentavano ipocritamente (non tutti, per carità) ai funerali dei giudici.
Deve essere stato quel sentimento che ha fatto gridare al giovane Giuseppe Gatì a favore di Caselli e del Pool antimafia.

Ho scritto queste riche a Salvatore borsellino e sto lavornado ad una lettera da spedire alle redazioni di giornali stranieri (in verità più attenti alla situazione italiana di questo periodo di quanto non credessi).

Mi consola vedere che due miei amici che stimo molto, Fulvio e Alessandro stiano ultimamente facendosi le stesse domande e stiano risvegliando la stessa indignazione (che a noi Italiani, ci insegn Marco Paolini, dura meno dell'orgasmo).

"Caro Salvatore,
i suoi appelli recenti (che ho potuto ascoltare da internet, visto che risiedo all'estero) mi hanno colpito moltissimo.

Mi interesso da un po' di anni alla storia recente d'Italia e c'è da restare attoniti.

Sia perché sembra di assistere ad una saga criminale, sia perché sembra che il calice della sopportazione pare non colmarsi mai.

Quando, rivedendo le interviste e i filmati, ascolto le parole di suo fratello o di Giovanni Falcone, la loro grandissima dignità, il loro senso civico e del dovere, la loro intelligenza ed eroismo mi spingono sovente ad una sincera commozione.

Nei giorni passati stavo compilando una lettera che vorrei mandare alle redazioni dei giornali stranieri per sollevare l'attenzione della stampa estera, indipendente dai poteri politici italiani.

Tra le altre cose, in questa lettera parlo di Joseph Campbell, uno studioso americano di religioni e mitologia comparata.
Campbell definisce, dal punto divista antropologico e culturale, cosa è un'eroe.

Gli eroi sono figure che compiono un cammino particolare, apparentemente al di sopra delle proprie possibilità, al termine del quale, spesso tramite un sacrificio, guadagnano una ricompensa spirituale.

Alcuni di questi eroi poi non tengono quanto di guadagnato per se stessi, ma portano questa vittoria, questa illuminazione, al proprio popolo.

Per questo popoli diversi hanno eroi diversi. Per i popoli nomadi eroe è chi trovato una terra promessa dove insediarsi. Per gli schiavi eroe è chi, dopo aver lottato per la propria liberazione, è in grado di liberare un intero popolo.

Per questo negli Stati Uniti si celebrano i combattenti della guerra d'indipendenza e da noi i partigiani.
Il sangue versato per un popolo dovrebbe sigillare, marchiare a fuoco l'etica di un'intera nazione. La conquista, materiale, spirituale, civile, viene lasciata in eredità. E al sangue dei propri padri non ci si può sottrarre.
È un'eredità pesante, ma di cui essere fieri.

Lei stesso ha detto che avrebbe ringraziato Dio, se il sacrificio di Paolo fosse servito a dare una nuova vita all'Italia.

Ma troppo spesso ci troviamo a domadare a noi stessi se certi sacrifici non siano stati compiuti invano.

Per questo sono anche io spaventato da chi celebra l'eroe Mangano.
Perché costoro vogliono sovvertire, anzi, spazzare via l'etica fondatrice della Repubblica Italiana e fare dei suoi cittadini un popolo mafioso.

Un popolo che sostituisce ai valori di Libertà, Uguaglianza, Onestà e Dignità, il compromesso, l'omertà, il supruso, la schiavitù pavida.

Io non voglio smettere di sperare e spero di poter fare la mia parte.

Con profondissima stima,

Gianmaria"