Showing posts with label alessandro ferrari. Show all posts
Showing posts with label alessandro ferrari. Show all posts

Tuesday, 17 September 2013

Alberto Breccia





Alberto Breccia is one of the undisputed masters of Argentinian comics.
I must confess that if it weren’t for writer and friend Alessandro Ferrari, who suggested me to give a better look to the last Mort Cinder story (printed in an anthology collection that I lent to him!) I may have continued to consider him “one of the Argentinians”.
Breccia was a master of lighting and mood. Even if based on a very solid and “classical” drawing stile, his characters and backgrounds have a strong expressionistic look. He must also be remembered for experimenting a lot with mixed media techniques, comprising of photo collages, watercolors and zip-a-tones to create unique textures.
He has probably been a big influence on Frank Miller, both for themes (the final Mort Cinder story is a retelling of the battles of Thermopylae) and for the use of stark black and white contrasts.
An important collaboration in his life was with writer Héctor Oesterheld:  the duo collaborated on a number of series, besides Mort Cinder, and on the comic-book biography of Ernesto Che Guevara (co-illustrated by Breccia’s son, Enrique) which is generally considered the reason of Oesterheld’s disappearance in 1976.





Friday, 17 April 2009

Questa è l'Italia, Signora



Cliccando sul titolo, potete andare a leggere un post dell'amico AQ.
Condivido il suo senso di rabbia fino all'ultima goccia.

Tuesday, 3 March 2009

IN LIBRERIA!

Il mio amico Alessandro, fa parte dei "Men on Fire" (questa ve la spiegherò in un prossimo post).
Alessandro scrive, ed ora in libreria potete trovare il primo volume a portare il suo nome in copertina (quale sia il suo secondo nome, Quello Qon la Q però lo ignoro) .
Bravo Ale!
riporto dal suo blog:


"Ok, c'è.
In libreria, magari non in tutte, ma è uscito. Ora che verrà letto mi vengono in mente un milione di cose che non piaceranno e almeno un milione che vorrei invece piacessero.

Essere qui e non lì è decisamente strano, ma torno fra una settimana e poi ci sono persone (come Cri A. che mi ha fatto questa foto qui o Ale M. che mi ha mandato il primo sms stanotte) che mi stanno facendo sentire come se fossi davanti al bancone delle novità stamattina.

God Bless You my friends"

Thursday, 26 February 2009

Ancora prove...



Io ho un caro amico.
Forse il mio migliore amico.
Mi manca spesso, perché lui sta in Italia (quando non se ne vola in Oregon) e io sono in Beglio.
Mi ha sempre incoraggiato.
Lo invidio perché adesso ha pubblicato il suo primo libro, ma sono molto orgoglioso di lui.

Questo mio amico ha raccolto al volo un'idea quasi ridicola che gli ho gettato lì in una delle nostre ultime conversazioni al telefono.

Ha detto che si può fare.

Così da un po' di giorni non dormo e mi sono messo a fare i disegni che vedete qui.

Non posso dire cosa sono.

Spero che tutto vada come deve.

E forse sto imparando a inchiostrare...

Tuesday, 2 September 2008

WUUUUAAAAAAALLIIIIII




Rispodno a questo post

Ci sono andato coi bambini.
Non i miei, non ne ho (ancora).
Quelli di mia cognata Ilse. E comincio a temere un futuro dove gli unici film che potrò andare a vedere al cinema sono questi. Oddìo, fossero tutti come WALL-E ci metteri la firma, la Pixar non si smentisce, ma a giudicare dai trailer che hanno preceduto il film... so che i principali dovere di un padre sono altri, ma non posso non pensare a come salvare mio figlio da High School Musical o Studio 100 (cosa sia Studio 100 ve lo racconto in una prossima puntata).

Allora, ma com'è questo WALL-E?
È bello. È bello perché è piuttosto coraggioso. È bello perché nonostante la tecnica impiegata si tratta di un film sulle cose semplici.
Il film è tutta regia, tanto che la sceneggiatura, pur ben scritta, non si riscatta da alcuni prevedibili sviluppi e alcuni clichés piuttosto "convenienti".

Il piccolo robot WALL-E non parla, ma emette pigoli e suoni à la C1-P8.
Non sorprende che dietro alle "voce" di WALL-E ci sia lo stesso Ben Burtt, geniale sound designer e ideatore del panorama delle mitiche Guerre Stellari.
WALL-E risponde a tutte le caratteristiche di "cuteness" necessarie, braccine corte, occhioni grandi, corpo tozzo. Guardatelo bene e capirete che il modello non è Nr.5 di Corto Circuito(come sospettato da molti a causa di alcune innegabili somiglianze), ma lo spielberghiano ET.

Mi levo il cappello di fronte ad una incredibile squadra di animatori in grado di rendere espressivo un blocco di figure geometriche.
La regia ci regala momenti enormi fatti con piccole cose, la scoperta di un giocattolo, due personaggi che fanno conoscenza e continuando a ripetere solo i propri nomi (WWWUUAAAALIIII) e soprattutto, il sospiro per una mano tenuta nella mano.

Non scherzo, da questo pnto di vista siamo dalle parti di Chaplin: un cinema muto e magico in grado di apmlificare pochi gesti semplici, nello stesso modo in cui nel film una lente di ingrandimento ingigantisce il piccolo schermo di un iPod, dove scorrono le immagini di Hello Dolly.


Il realismo delle prime immagini del film hanno fatto chedere alla mia nipotina di stare ancora assistendo a una pubblicità o al trailer di un altro film live action.


In breve: WALL-E è l'ultimo robot sulla terra. È stato dimenticato acceso apparentemente e continua il suo lavoro di compattare rifiuti e la sua unica compagnia è uno scarafaggio. Durante le sue ripetive giornate ha sviluppato una naturale curiosità per gli oggetti che lui trova interessanti.
Tra questi un bel giorno trova una pianta: segno che la terra, abbandonata dall'uomo, sta timidamente tornando verde tra le montagne di rifiuti che la ricoprono.
EVE è uno/a dei tanti scout che vengono regolarmente mandati in ricognizione dalla nave dove l'umanità vive da 700 anni. Lo scopo dei Robot EVE è di controllare quando sarà possibile ricolonizzare il loro pianeta d'origine, nel frattempo dimenticato.

La storia procede come ci si aspetterebbe, WALL-E si innamora, ma l'oggetto del suo amore viene portato via (EVE ha preso la pianta trovata da WALL-E: quello era lo scopo della miassione)

WALL-E innamorato segue EVE fin sull'astronave Axiom dove gli uomini vivono un felice ma abulico esilio.

Qui si scopre che il computer di navigazione (in realtà vero comandante della nave spaziale in barba ad un pacioso capitano) non ha intenzione di tornare sulla terra.

Perchè? Perché un messaggio segreto lasciato dal costruttore della nave solo alcuni mesi dopo la partenza della Axiom ci informa che la Terra non ha speranza di essere sanata (e come non pensare al famoso messaggio segreto di 2001?)

Questo è oltretutto il punto che meno mi ha convinto: il fatto che il film abbia bisogno di un antagonista per mettere i bastoni tra le ruote.)

Il computer di bordo non accetta che si faccia diversamente e cerca di impedire il ritorno a casa. Che puntualmente avviene entro il finale. WALL-E sembra morto... no non lo è, ma ha perso la memoria e con lei l'amore che nel frattmepo EVE ha imp... no, ovviamente, WALL-E recupera la memoria e tutti vivono felici e contenti.

Semplice no? Quasi banale.
Il film si riscatta perchè riempie questa storia prevedibile di tanti piccoli/grandi momenti e alcune salutari riflessioni sulla civiltà (o inciviltà) del consumo.

E qui forse giace il vero problema del film.
È accettabile che sia la Disney, la stessa dei parchi di divertimento e del merchandise a tappeto, a farci la morale sulle nostre abitudini di consumo?
Sono certo che gli autori del film avessero le migliori intenzioni, ma nei fatti si tratta di ipocrisia.

Per concludere: le musiche di Thomas Newman. SPLENDIDE. Complice la natura "muta" del film, il compositore si dispiega in quello che forse è il suo lavoro migliore. Varipinto, delicato oppure altisonante all'occorrenza.
(Non che il compositore dovesse dimostrare qualcosa, la sua precedente prova Pixar, Finding Nemo, l'ottimo Angels in America, The Good German mi avevano già conquistato.)

Saturday, 5 July 2008

Too much to Download

Eccomi di ritorno.
È mezzanotte e dieci. La mia bellisima moglie dorme spossata da una giornata passata ad autare la sorella maggiore con un trasloco e con la vita.
Decido che guardo troppa TV e troppo internet, che non mi piace il mio lavoro e che voglio fare quello per cui sono nato: disegnare.

Ma comincio con un blog, per parlare bene di internet e della televsione non di meno, ma anche con la promessa di proseguire.
Vi racconterò tutto.
I miei timori, la mia felicità, le me lotte, le me frustrazioni, i miei disegni.

Alessandro mi ringrazia per il regalo.
Non c'è di che, te lo meriti tutto. The Wire è una delle tante serie televisive che hanno dimostrato come questa forma di storytelling si sia raffinata.
In ordine sparso, ecco i titoli che mi hanno convinto che per quanto la TV sia deprecabile nel suo insieme, davvero esistono isole di felicità per gli spettatori:

1. Lost
2. Twin Peaks
3. E.R.
4. The X-Fles
5. Homicide
6. Law and Order
7. Scrubs
8. Six Feet Under
9. The Simpsons
10. Dexter's Lab
(Ma anche The Ali G Show, Malcolm in the Middle, The Animaniacs, Wonder Years, Curb Your Enthusiasm, The Office, Extra's e Coupling, The BATMAN Animated Series, The Justice League).

MAQUANTACACCHIODITIVÙHO GUARDATO!!!!

Maurizio scrive un bel post sui sorprendenti viaggi "back to the future" della memoria che accadono grazie a Facebook. Poco da aggiungere, se non che anche io provo sensazioni simili nel rtrovare vecchie conoscenze. Vi rimando al suo post.

Da oggi cercherò nel piccolo piccolissimo del mio blog di fare un po' di passaparola.
Cose serie e cose frivole

Comincio con le cose frivole.
Internet ha messo a disposizione di chi ha talento numerosi canali per distribuire le proprie opere, ma soprattutto ha incrementato il numero di commentatori di notizie, film, opere musicali o altri siti. Così non c'è più solo la notizia (quando c'è) e il suo commento, ma esiste un proliferare di commenti ai commenti, di video-response, di fanfic e altri orrendi neologismi alla Orwell.

Non so se per invidia, o se per sincera ammirazione, oppure per voglia di partecipare nonostante non si sia in grado di mettere insieme prodotti originali, ma su Youtube molti dei video non sono altro che “omaggi”,sequenze di fotografie accompagnate da una canzone preferita, montaggi (spesso maldestri) di varie sequenze cinematografiche, televisive o youtubiche, pensati per celebrare un campione dello sport, una celebrità, una personalità.

È incredibile quando spesso una clip, anche amatoriale, riesca a generare una sequela inverosimile di epigoni, tributi, rimontaggi, o pallide imitazioni che spesso poco aggiungono all'orignale.

Immagino che, alle volte, dietro ci sia lo spirito giocoso che prendeva me e mio fratello quando giocavamo a Indiana Jones sull'audio dei film originali, o quello che spingeva M. Night Shyalaman a realizzare i suoi primi maldestri filmini, lo stesso spitito di quel gruppo di amici che ha pazientemente ricotruito inquadratura per inquadratura I predatori dell'arca perduta nel giardino di casa, spirito celebrato dall'ultima pellicola di Michel Gondry.

È già più difficile trovare una definizione per quelle rielaborazioni di filmati che a loro volta nascono dal tentativo di decostruire il linguaggio di prodotti come spot, promo televisivi o trailer. Eppure se quello che fa Maccio Capatonda è ancora facile da definire, ma come si definisce chi si rifà a sua volta a quello stile?

Gli studiosi della comunicazione audiovisiva (quelli veri, non articolisti da settimanale o gente come il sottoscritto) ne avranno per molto tempo se vorranno categorizzare ogni tipologia di video. Dal fan-trailer, al mock-up trailer, allo spoof-trailer che quando sono fatti bene aiutano appunto a smontare un determinato linguaggio, ma se fatti male invece rimangono un raro supplizio per chi li guarda.

Un esperimento interessante è stato quello di chi ha rimontato scene di Shining di Stanley Kubrick in modo da farne un trailer da dramma per famiglie, con un vago retrogusto alla Frank Capra.
In realtà l'esperimento non è nuovo, i distributori internazionali hanno spesso alterato il tono del film nelle presentazioni pensate per i mercati esteri.
Joe Dante aveva montato trailer per i film di Fellini, all'epoca portati negli USA da Roger Corman, accentuandone quasi solo gli aspetti più grotteschi, specialmente la presenza di giunoniche donne “deshabillie”.

Non lontani da questo sottogenere, ma qui siamo dalle parti della satira, si collocano i Five Second Movies di “Quel tizio con gli occhiali” (da notare che nell'epoca della celebrità al cubo, si scelga spesso di usare nomi apparentemente privi di connotati).
Queste brevissime clip (di solito una decina di secondi) cercano di condensare interi lungometraggi in pochi istanti, spesso con giustapposizioni comiche, ma usando quasi esclusivamente materiale tratto dal film.
Chiunque conosca Blob di Ghezzi e Giusti non è nuovo a questo genere di operazione, ma qui l'effetto comico è raggiunto prima per sintesi (più stringata la parodia, più divertente il risultato) e successivamente per accumulo (si consiglia la visione di gruppi interi di parodie a raffica una dopo l'altra).
Il "Tizio" in questione è un autore comico molto attivo sulla rete, ha una notevole vis comica e arguzia nelle satire, e si è prodotto in diversi tipi di filmati (consigliate le recensioni del Nostaglia Critic) ma ad oggi la sua idea più riuscita restano questi piccoli film.

Nelle prossime puntate vi parlerò di Random Guy, degli Asylum Street Spankers e molto altro...

Per passare a cose più serie, comincio a postare una serie di filmati di riflessione sul paese dove non vivo più.
Lo faccio perché penso che l'Italia sia morta o comunque votata ad un destino infausto.
Sto rileggendomi L'Eroe dai Mille Volti di Joseph Campbell (scusa Maurizio, l'ho preso io, ne avevo bisogno) e mi rendo conto che l'Italia ha avuto i suoi eroi, ovvero quegli individui che hanno cambiato il destino di un popolo.
Gli eroi di solito sono legati al destino di un popolo e di una terra (motivo per cui Napoleone è per i francesi un leggendario condottiero, mentre per gli inglesi il precursore di Stalin).
Alcuni eroi sono universali, il loro messaggio o il loro contributo non si limita ad un popolo ma diventa un bene per chiunque.
L'eroe si spoglia del proprio io infantile e accetta il proprio destino.
Sono uomini e donne che svolgono il ruolo di scendere per primi agli inferi, rinunciane a se stessi e tornano con la cura.
Non è necessario che un eroe muoia, almeno fisicamente, ma è necessario che lo faccia spiritualmente.
Quando muore fisicamente la parte di ritorno del suo è lasciata in eredità, un eredità impegnativa, ma il seme è stato piantato.

Ecco, io penso che l'Italia sia un paese che non ha però dato frutti dallo spargimento del sangue dei suoi eroi (e sì che non sono stati pochi). E un paese che non sa nascere dal sacrificio dei suoi padri fondatori è un paese morto.

Preso da queste riflessioni amare e disperate un filosofo mi ricorda che uno dei segnali del passaggio all'età adulta è lo sviluppo della capacità di resistere e non soccombere alle frustrazioni. Non battere i pugni al muro, non disperarsi nel momento in cui i nostri sforzi sembrano vani (su questo poi ci sarebbe da aprire un'intero capitolo, ma vi rimando ai post successivi).
Non so bene cosa bisognerebbe fare per il mio Paese, ma condividere la conoscenza e le riflessioni è già un primo passo. C'è una parola che riassume in sè tutta l'opara del mio scrittore preferito: "Awareness", consapevolezza.
Ecco questo è un primo pezzo di consapevolezza storica.

Friday, 28 July 2006

All Is Full of Love



Verrebbe da chiederselo, scegliendo la forma interrogativa "Is all full of love?".
Perché non sembra.

Anzi, sembra che sia tutto colmo d'odio e paura.
Ma non sono qui per parlare di come l'umanità si autodistruggerà, sono qui per scrivere di come procedono i miei lavori.

Lentamente!

E' una novità? Certo che no!

Ho impiegato il giorno per trovare il design di un robot che fosse un parente di quello nella foto qui sopra (e andatevi a vere il video, mi raccomando, basta cliccare sul titolo del post), incrociato con qualche cosa di Osamu Tezuka.

Ho cercato anche immagini delle manga-sculture di Murakami, ma non se ne trovano molte (a meno che non ci si voglia avventurare nel suo sito personale disponibile solo in giapponese -ma ho il terrore che uno degli indecifrabili hyperlink una volta cliccato inneschi la distruzione del mondo).

Questo robot comparirà in UNA e una sola vignetta del fumetto Laura che sto realizzando cn Alessandro Ferrari.
Ma ho deciso di usare l'immagine anche nel quadro che Luisa mi ha chesto, ovviamente con le dovute modifiche.


Baci a tutti.