Secondo capitolo della mia personale guida al meglio del web-per-chi-ha-tempo-da-perdere.
Come accennavo in un post precedente, ciò che genera nausa nel Web è il rincorrersi di commenti, risposte e riciclaggi che proliferano con velocità virale.
Hai un'idea divertente? Il giornodopo è già presa, smontata, copiata, commentata, masticata e sputata.
Ci sarebbe da arrendersi.
Per questo sono rimasto sorpreso della piccola quantità di inchiostro versata riguardo Michael Argusso, noto con il modesto nome di “ItsJustSomeRandomGuy” o ancora più semplicemente “Random Guy” (letteralmente: “Tizio qualunque” o meglio “un tizio a caso”) e dalla esigua serie di imitazioni-omaggi-riletture che il suo materiale ha avuto.
Si badi, non è passato inosservato: i suoi video sono stati cliccati MILIONI di volte, il suo canale vanta una alta posizione per numero di abbonati su Youtube dove, visto il numero di utenze, qualsiasi posizione a due cifre può considerarsi un successo.
Forse complice una sua certa ritrosia dell'autore a parlare di sè se non attraverso i suoi filmati, di lui non si trovano che poche notizie sparse.
Allora ne parlo io, convinto che il buon lavoro vada premiato.
Argusso ha cominciato da una parodia (sì, anche lui).
Prendendo spunto dalla celebre e riuscita campagna pubblicitaria Get A Mac della Apple, già soggetto di numerose riletture, il ventisettenne americano ha cominciato a inscenare piccoli sketch che vedono protagonisti diversi supereroi delle due maggiori concorrenti americane Marvel e DC.
L'approccio è lo-tech: Argusso non fa altro che tenere in mano di fronte alla camera del proprio computer alcuni pupazzetti dei suddetti eroi.
Non c'è l'ombra di animazione passo uno.
Siamo quasi dalle parti del fotoromanzo, per dare una vaga ilusione di movimento Argusso cambia la posizione dei personaggi da un'inquadratura all'altra.
Quello che manca in effetti speciali è però compensato dall'ottima capacità di Argusso nel creare le caratterizzazioni vocali dei personaggi (spesso basate sulle voci degli attori che hanno interpretato i vari ruoli negli ultimi anni) e dal suo frizzante senso of humor.
Quanto sia difficile scrivere buoni dialoghi comici a “botta e risposta” che siano spigliati oltre che effettivamente divertenti per contenuto e “delivery” fatevelo dire da chiunque lo fa di mestiere.
Nei primi video della serie Superman si vede costretto ad ammettere, di fronte ad un imbarazzato Spider-man, la supremazia strategica nel marketing da parte della rivale Marvel, soprattutto nella gestione delle cosiddette movie-franchise.
GLi spot della Apple sono copiati per struttura ed in effetti ciò che fa ridere è la applicabilità della stessa formula ad un contesto completamente diverso (lì i computer, qui i film di supereroi)
A poco a poco si è visto aumentare il numero dei personaggi, tutti rigorosamente presi dalle pagine a fumetti: Batman, I Fantastici 4 e via aumentando.
Ironizzando sia sul contenuto delle storie a fumetti deipersonaggi, sia sulle spasmodiche attese dei fan per il prossimo hit cinematografico Argusso è esploso in una serie di divertentissime battute che si sono presto trovate strette nella formula "Apple".
La scena si sposta in un bar: scopriamo così che i supereroi vivono in una specie di cartoonia sospesa tra il mondo reale e quello delle loro storie a fumetti. Le loro identità e i loro poteri sono quelli che conosciamo, così come il loro carattere e le loro vicende personali, ma anche per loro i film sono film.
In una specie di "dopo lavoro", i diversi eroi si incontrano, parlano dei loro problemi, dei film su di loro e degli attori scelti per impersonarli, hanno le loro frustrazioni e le loro presunzioni, si innamorano.
Nascono invidie sulla base del regista chiamato al dirigere la prossima pellicola o sul successo monetario dell'ultimo capitolo.
Una nota amara si aggiunge quando gli stessi eroi si rendono conto di essere inverosimili, o peggio irrilevanti, oppure di avere passati davvero tragici, in un gioco totalmente autoreferenziale e squisitqmente scoperto.
Nonostante l'autore abbia col tempo dato maggiore attenzione alla confezione dei suoi filmati, con l'aiuto di una paziente fidanzata che realizza prop o vestiti di scena, la tecnica è rimasta molto semplice. E ci va bene così, perchè la qualità della scrittura nel frattempo è rimasta costante, anzi è migliorata.
Dopo primi sketch autoconclusivi Argusso è passato a realizzare interi archi narrativi di sei-otto episodi senza mai perdere di vista gli ormai numerosissimi personaggi che popolano la serie e utilizzando alcuni spunti marginali, anche piccoli, come trampolino per storie o gag successive.
Non vi racconto cosa è accaduto finora, per non togliervi il piacere della visione, ma per stuzzicare la vostra curiosità vi dico solo che al momento la seconda serie è cominciata: L'Uomo-Ragno tenta di diventare il sidekick di Batman, il Green Goblin è sotto allucinogeni mentre i buoni sembrano essere diventati i cattivi...
Il successo di Argusso sulla rete ha portato gli organizzatori della New York Comic Con a dedicargli un piccolo panel durante la manifestazione e gli ha chiesto di realizzare alcuni spot destinati al web per promuovere l'evento (la Marvel che nel frattempo ha notato il giovane ha dato il permesso all'uso dei propri personaggi)
In effetti la domanda che nasce spontanea è: “quanto ci metteranno editori di fumetti o stazioni TV ad accorgersi del talento di questo ragazzo e a dargli qualche idea da sviluppare?”
Senz'altro ha dimostrato di saper scrivere dialoghi, di saper caratterizzare i personaggi, di conoscerne sia la psicologia che la mitologia e si saper creare un intreccio.
Resta da vedere se il ragazzo sia in grado di scrivere anche altri generi e altri personaggi oppure se, ma questo lo ritengo improbabile, non sia assolutamente disinteressato a possibili patti faustiani col mondo dello show business e che si “accontenti” di regalare divertimento gratis ad un fedele (e crescente) seguito.
Purtroppo la frequenza dei filmati non è altissima, ma può anche darsi che Argusso abbia di meglio da fare che giocare con i pupazzetti, o che qualcosa stia bollendo in pentola)...
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Friday, 26 September 2008
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Saturday, 5 July 2008
Too much to Download
Eccomi di ritorno.
È mezzanotte e dieci. La mia bellisima moglie dorme spossata da una giornata passata ad autare la sorella maggiore con un trasloco e con la vita.
Decido che guardo troppa TV e troppo internet, che non mi piace il mio lavoro e che voglio fare quello per cui sono nato: disegnare.
Ma comincio con un blog, per parlare bene di internet e della televsione non di meno, ma anche con la promessa di proseguire.
Vi racconterò tutto.
I miei timori, la mia felicità, le me lotte, le me frustrazioni, i miei disegni.
Alessandro mi ringrazia per il regalo.
Non c'è di che, te lo meriti tutto. The Wire è una delle tante serie televisive che hanno dimostrato come questa forma di storytelling si sia raffinata.
In ordine sparso, ecco i titoli che mi hanno convinto che per quanto la TV sia deprecabile nel suo insieme, davvero esistono isole di felicità per gli spettatori:
1. Lost
2. Twin Peaks
3. E.R.
4. The X-Fles
5. Homicide
6. Law and Order
7. Scrubs
8. Six Feet Under
9. The Simpsons
10. Dexter's Lab
(Ma anche The Ali G Show, Malcolm in the Middle, The Animaniacs, Wonder Years, Curb Your Enthusiasm, The Office, Extra's e Coupling, The BATMAN Animated Series, The Justice League).
MAQUANTACACCHIODITIVÙHO GUARDATO!!!!
Maurizio scrive un bel post sui sorprendenti viaggi "back to the future" della memoria che accadono grazie a Facebook. Poco da aggiungere, se non che anche io provo sensazioni simili nel rtrovare vecchie conoscenze. Vi rimando al suo post.
Da oggi cercherò nel piccolo piccolissimo del mio blog di fare un po' di passaparola.
Cose serie e cose frivole
Comincio con le cose frivole.
Internet ha messo a disposizione di chi ha talento numerosi canali per distribuire le proprie opere, ma soprattutto ha incrementato il numero di commentatori di notizie, film, opere musicali o altri siti. Così non c'è più solo la notizia (quando c'è) e il suo commento, ma esiste un proliferare di commenti ai commenti, di video-response, di fanfic e altri orrendi neologismi alla Orwell.
Non so se per invidia, o se per sincera ammirazione, oppure per voglia di partecipare nonostante non si sia in grado di mettere insieme prodotti originali, ma su Youtube molti dei video non sono altro che “omaggi”,sequenze di fotografie accompagnate da una canzone preferita, montaggi (spesso maldestri) di varie sequenze cinematografiche, televisive o youtubiche, pensati per celebrare un campione dello sport, una celebrità, una personalità.
È incredibile quando spesso una clip, anche amatoriale, riesca a generare una sequela inverosimile di epigoni, tributi, rimontaggi, o pallide imitazioni che spesso poco aggiungono all'orignale.
Immagino che, alle volte, dietro ci sia lo spirito giocoso che prendeva me e mio fratello quando giocavamo a Indiana Jones sull'audio dei film originali, o quello che spingeva M. Night Shyalaman a realizzare i suoi primi maldestri filmini, lo stesso spitito di quel gruppo di amici che ha pazientemente ricotruito inquadratura per inquadratura I predatori dell'arca perduta nel giardino di casa, spirito celebrato dall'ultima pellicola di Michel Gondry.
È già più difficile trovare una definizione per quelle rielaborazioni di filmati che a loro volta nascono dal tentativo di decostruire il linguaggio di prodotti come spot, promo televisivi o trailer. Eppure se quello che fa Maccio Capatonda è ancora facile da definire, ma come si definisce chi si rifà a sua volta a quello stile?
Gli studiosi della comunicazione audiovisiva (quelli veri, non articolisti da settimanale o gente come il sottoscritto) ne avranno per molto tempo se vorranno categorizzare ogni tipologia di video. Dal fan-trailer, al mock-up trailer, allo spoof-trailer che quando sono fatti bene aiutano appunto a smontare un determinato linguaggio, ma se fatti male invece rimangono un raro supplizio per chi li guarda.
Un esperimento interessante è stato quello di chi ha rimontato scene di Shining di Stanley Kubrick in modo da farne un trailer da dramma per famiglie, con un vago retrogusto alla Frank Capra.
In realtà l'esperimento non è nuovo, i distributori internazionali hanno spesso alterato il tono del film nelle presentazioni pensate per i mercati esteri.
Joe Dante aveva montato trailer per i film di Fellini, all'epoca portati negli USA da Roger Corman, accentuandone quasi solo gli aspetti più grotteschi, specialmente la presenza di giunoniche donne “deshabillie”.
Non lontani da questo sottogenere, ma qui siamo dalle parti della satira, si collocano i Five Second Movies di “Quel tizio con gli occhiali” (da notare che nell'epoca della celebrità al cubo, si scelga spesso di usare nomi apparentemente privi di connotati).
Queste brevissime clip (di solito una decina di secondi) cercano di condensare interi lungometraggi in pochi istanti, spesso con giustapposizioni comiche, ma usando quasi esclusivamente materiale tratto dal film.
Chiunque conosca Blob di Ghezzi e Giusti non è nuovo a questo genere di operazione, ma qui l'effetto comico è raggiunto prima per sintesi (più stringata la parodia, più divertente il risultato) e successivamente per accumulo (si consiglia la visione di gruppi interi di parodie a raffica una dopo l'altra).
Il "Tizio" in questione è un autore comico molto attivo sulla rete, ha una notevole vis comica e arguzia nelle satire, e si è prodotto in diversi tipi di filmati (consigliate le recensioni del Nostaglia Critic) ma ad oggi la sua idea più riuscita restano questi piccoli film.
Nelle prossime puntate vi parlerò di Random Guy, degli Asylum Street Spankers e molto altro...
Per passare a cose più serie, comincio a postare una serie di filmati di riflessione sul paese dove non vivo più.
Lo faccio perché penso che l'Italia sia morta o comunque votata ad un destino infausto.
Sto rileggendomi L'Eroe dai Mille Volti di Joseph Campbell (scusa Maurizio, l'ho preso io, ne avevo bisogno) e mi rendo conto che l'Italia ha avuto i suoi eroi, ovvero quegli individui che hanno cambiato il destino di un popolo.
Gli eroi di solito sono legati al destino di un popolo e di una terra (motivo per cui Napoleone è per i francesi un leggendario condottiero, mentre per gli inglesi il precursore di Stalin).
Alcuni eroi sono universali, il loro messaggio o il loro contributo non si limita ad un popolo ma diventa un bene per chiunque.
L'eroe si spoglia del proprio io infantile e accetta il proprio destino.
Sono uomini e donne che svolgono il ruolo di scendere per primi agli inferi, rinunciane a se stessi e tornano con la cura.
Non è necessario che un eroe muoia, almeno fisicamente, ma è necessario che lo faccia spiritualmente.
Quando muore fisicamente la parte di ritorno del suo è lasciata in eredità, un eredità impegnativa, ma il seme è stato piantato.
Ecco, io penso che l'Italia sia un paese che non ha però dato frutti dallo spargimento del sangue dei suoi eroi (e sì che non sono stati pochi). E un paese che non sa nascere dal sacrificio dei suoi padri fondatori è un paese morto.
Preso da queste riflessioni amare e disperate un filosofo mi ricorda che uno dei segnali del passaggio all'età adulta è lo sviluppo della capacità di resistere e non soccombere alle frustrazioni. Non battere i pugni al muro, non disperarsi nel momento in cui i nostri sforzi sembrano vani (su questo poi ci sarebbe da aprire un'intero capitolo, ma vi rimando ai post successivi).
Non so bene cosa bisognerebbe fare per il mio Paese, ma condividere la conoscenza e le riflessioni è già un primo passo. C'è una parola che riassume in sè tutta l'opara del mio scrittore preferito: "Awareness", consapevolezza.
Ecco questo è un primo pezzo di consapevolezza storica.
È mezzanotte e dieci. La mia bellisima moglie dorme spossata da una giornata passata ad autare la sorella maggiore con un trasloco e con la vita.
Decido che guardo troppa TV e troppo internet, che non mi piace il mio lavoro e che voglio fare quello per cui sono nato: disegnare.
Ma comincio con un blog, per parlare bene di internet e della televsione non di meno, ma anche con la promessa di proseguire.
Vi racconterò tutto.
I miei timori, la mia felicità, le me lotte, le me frustrazioni, i miei disegni.
Alessandro mi ringrazia per il regalo.
Non c'è di che, te lo meriti tutto. The Wire è una delle tante serie televisive che hanno dimostrato come questa forma di storytelling si sia raffinata.
In ordine sparso, ecco i titoli che mi hanno convinto che per quanto la TV sia deprecabile nel suo insieme, davvero esistono isole di felicità per gli spettatori:
1. Lost
2. Twin Peaks
3. E.R.
4. The X-Fles
5. Homicide
6. Law and Order
7. Scrubs
8. Six Feet Under
9. The Simpsons
10. Dexter's Lab
(Ma anche The Ali G Show, Malcolm in the Middle, The Animaniacs, Wonder Years, Curb Your Enthusiasm, The Office, Extra's e Coupling, The BATMAN Animated Series, The Justice League).
MAQUANTACACCHIODITIVÙHO GUARDATO!!!!
Maurizio scrive un bel post sui sorprendenti viaggi "back to the future" della memoria che accadono grazie a Facebook. Poco da aggiungere, se non che anche io provo sensazioni simili nel rtrovare vecchie conoscenze. Vi rimando al suo post.
Da oggi cercherò nel piccolo piccolissimo del mio blog di fare un po' di passaparola.
Cose serie e cose frivole
Comincio con le cose frivole.
Internet ha messo a disposizione di chi ha talento numerosi canali per distribuire le proprie opere, ma soprattutto ha incrementato il numero di commentatori di notizie, film, opere musicali o altri siti. Così non c'è più solo la notizia (quando c'è) e il suo commento, ma esiste un proliferare di commenti ai commenti, di video-response, di fanfic e altri orrendi neologismi alla Orwell.
Non so se per invidia, o se per sincera ammirazione, oppure per voglia di partecipare nonostante non si sia in grado di mettere insieme prodotti originali, ma su Youtube molti dei video non sono altro che “omaggi”,sequenze di fotografie accompagnate da una canzone preferita, montaggi (spesso maldestri) di varie sequenze cinematografiche, televisive o youtubiche, pensati per celebrare un campione dello sport, una celebrità, una personalità.
È incredibile quando spesso una clip, anche amatoriale, riesca a generare una sequela inverosimile di epigoni, tributi, rimontaggi, o pallide imitazioni che spesso poco aggiungono all'orignale.
Immagino che, alle volte, dietro ci sia lo spirito giocoso che prendeva me e mio fratello quando giocavamo a Indiana Jones sull'audio dei film originali, o quello che spingeva M. Night Shyalaman a realizzare i suoi primi maldestri filmini, lo stesso spitito di quel gruppo di amici che ha pazientemente ricotruito inquadratura per inquadratura I predatori dell'arca perduta nel giardino di casa, spirito celebrato dall'ultima pellicola di Michel Gondry.
È già più difficile trovare una definizione per quelle rielaborazioni di filmati che a loro volta nascono dal tentativo di decostruire il linguaggio di prodotti come spot, promo televisivi o trailer. Eppure se quello che fa Maccio Capatonda è ancora facile da definire, ma come si definisce chi si rifà a sua volta a quello stile?
Gli studiosi della comunicazione audiovisiva (quelli veri, non articolisti da settimanale o gente come il sottoscritto) ne avranno per molto tempo se vorranno categorizzare ogni tipologia di video. Dal fan-trailer, al mock-up trailer, allo spoof-trailer che quando sono fatti bene aiutano appunto a smontare un determinato linguaggio, ma se fatti male invece rimangono un raro supplizio per chi li guarda.
Un esperimento interessante è stato quello di chi ha rimontato scene di Shining di Stanley Kubrick in modo da farne un trailer da dramma per famiglie, con un vago retrogusto alla Frank Capra.
In realtà l'esperimento non è nuovo, i distributori internazionali hanno spesso alterato il tono del film nelle presentazioni pensate per i mercati esteri.
Joe Dante aveva montato trailer per i film di Fellini, all'epoca portati negli USA da Roger Corman, accentuandone quasi solo gli aspetti più grotteschi, specialmente la presenza di giunoniche donne “deshabillie”.
Non lontani da questo sottogenere, ma qui siamo dalle parti della satira, si collocano i Five Second Movies di “Quel tizio con gli occhiali” (da notare che nell'epoca della celebrità al cubo, si scelga spesso di usare nomi apparentemente privi di connotati).
Queste brevissime clip (di solito una decina di secondi) cercano di condensare interi lungometraggi in pochi istanti, spesso con giustapposizioni comiche, ma usando quasi esclusivamente materiale tratto dal film.
Chiunque conosca Blob di Ghezzi e Giusti non è nuovo a questo genere di operazione, ma qui l'effetto comico è raggiunto prima per sintesi (più stringata la parodia, più divertente il risultato) e successivamente per accumulo (si consiglia la visione di gruppi interi di parodie a raffica una dopo l'altra).
Il "Tizio" in questione è un autore comico molto attivo sulla rete, ha una notevole vis comica e arguzia nelle satire, e si è prodotto in diversi tipi di filmati (consigliate le recensioni del Nostaglia Critic) ma ad oggi la sua idea più riuscita restano questi piccoli film.
Nelle prossime puntate vi parlerò di Random Guy, degli Asylum Street Spankers e molto altro...
Per passare a cose più serie, comincio a postare una serie di filmati di riflessione sul paese dove non vivo più.
Lo faccio perché penso che l'Italia sia morta o comunque votata ad un destino infausto.
Sto rileggendomi L'Eroe dai Mille Volti di Joseph Campbell (scusa Maurizio, l'ho preso io, ne avevo bisogno) e mi rendo conto che l'Italia ha avuto i suoi eroi, ovvero quegli individui che hanno cambiato il destino di un popolo.
Gli eroi di solito sono legati al destino di un popolo e di una terra (motivo per cui Napoleone è per i francesi un leggendario condottiero, mentre per gli inglesi il precursore di Stalin).
Alcuni eroi sono universali, il loro messaggio o il loro contributo non si limita ad un popolo ma diventa un bene per chiunque.
L'eroe si spoglia del proprio io infantile e accetta il proprio destino.
Sono uomini e donne che svolgono il ruolo di scendere per primi agli inferi, rinunciane a se stessi e tornano con la cura.
Non è necessario che un eroe muoia, almeno fisicamente, ma è necessario che lo faccia spiritualmente.
Quando muore fisicamente la parte di ritorno del suo è lasciata in eredità, un eredità impegnativa, ma il seme è stato piantato.
Ecco, io penso che l'Italia sia un paese che non ha però dato frutti dallo spargimento del sangue dei suoi eroi (e sì che non sono stati pochi). E un paese che non sa nascere dal sacrificio dei suoi padri fondatori è un paese morto.
Preso da queste riflessioni amare e disperate un filosofo mi ricorda che uno dei segnali del passaggio all'età adulta è lo sviluppo della capacità di resistere e non soccombere alle frustrazioni. Non battere i pugni al muro, non disperarsi nel momento in cui i nostri sforzi sembrano vani (su questo poi ci sarebbe da aprire un'intero capitolo, ma vi rimando ai post successivi).
Non so bene cosa bisognerebbe fare per il mio Paese, ma condividere la conoscenza e le riflessioni è già un primo passo. C'è una parola che riassume in sè tutta l'opara del mio scrittore preferito: "Awareness", consapevolezza.
Ecco questo è un primo pezzo di consapevolezza storica.
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