Wednesday, 6 February 2013

Parliamo di tecnica

Il problema quando si scrive una sceneggiatura a fumetti è sapere come tradurre un plot o una situazione in una sequenza di immagini fisse (con l'aggiunta o meno del dialogo).
E un'arte invisibile.
Quando il "decoupage", lo "smontaggio" di un'azione o di una sequenza è fatto bene, non si nota e si lascia leggere che è un piacere. Quando è fatto male la lettura diventa difficile e sei quasi tentato di mettere giù il fumetto.
Quando ci si cimenta in un soggetto per una storia lunga, si finisce per riagionare da scrittore di prosa. Si pensa alla struttura, ai personaggi, si lavora sul lungo termine, salvo poi impazzire cercando ci capire come "far stare" le proprie idee in un numero limitato di pagine o vignette (fermo restando che il fumetto garantisce una grandissima capacità di sintesi).
Per questo motivo sarebbe cosa buona fare rodaggio su storie brevi, in modo che ci si possa concentrare su ogni dettaglio che costruisce la storia senza per questo perdere la visione d'insieme peroprio in virtù delle ridotte dimensioni narrative. È essenziale imparare a ragionare per immagini.

Tempo fa ho partecipato a un workshop con Serge, che aveva escogitato (o ricopiato da qualcuno) un esercizio formidabile. Bisognava prendere un foglio, piegarlo in 8 e disegnare all'interno dei riquadri creati dalle piegature la propria giornata fino a quel momento. In questo modo, senza doversi preoccupare del soggetto, si cominciava a riagionare per immagini.
Ok, oggi, mi sono svegliato, ho fatto colazione, mi sono vestito, etc.
Si imparano due cose importanti in questo modo:

1) a scegliere un'immagine che ben racconta il momento. L'atto di svegliarsi è bene illustrato da una sveglia che suona o da una persona seduta sul letto che si stiracchia, mentre non lo è da un disegno di una persona nel letto semplicemente con gli occhi aperti.

2) Gli otto riquadri devono riflettere il tempo in qualche modo, e se la mia giornata l'ho passata principalmente in ufficio, ad esempio, devo essere in grado di trovare più vignette che raccontino la mia giornata in ufficio (anche se monotona). Insomma si impara a gestire il tempo.

La seconda parte dell'esercizio era ancora più interessante, bisognava scegliere due vignette consecutive tra quelle disegnate e su un nuovo foglio piegato in otto, disegnare cosa è avventuo TRA QUELLE DUE VIGNETTE. Così che oltre a imparare a gestire il tempo si comincia a ragionare su come gli eventi sono strutturati. Cause ed effetti. Come si può enfatizzare il dettaglio e la sfumatura. Allo stesso modo si capisce quando certe vignette sono inutili.
L'esercizio può procedere quasi all'infinito. Riguardando il proprio esercizio si possono fare degli esperimenti, giustapponendo liberamente i disegni. Si scopre allora che l'aggiunta o meno di un dettaglio può fare l'assoluta differenza: suggerire pathos oppure produrre un grande effetto comico per sottrazione.

Per tutto il primo capitolo del mio nuovo fumetto ho scritto intere scene SENZA fare questi ragionamenti, ma piuttosto trovando il dialogo e poi spezzettandolo in diverse vignette. Anche ammettendo di essere dei bravi dialoghisti (e io non lo sono), non è il modo di procedere.
Certo, se sei Bendis lo puoi fare e cavartela (si veda il suo Jinx), na bisognerebbe fare il decoupage prima, come se il fumetto fosse muto.
Il dialogo deve adattarsi alla sequenza come un guanto, punteggiare, ritmare la narrazione, ma non dominarla.
In alcun momenti sarà vitale e giustamente farà la differenza, ma il fumetto non è prosa con dei disegni messi a sostituire le parti descrittive tra i dialoghi, ma piuttosto narrazione visiva che si avvantaggia dell'uso dei testi per creare effetti drammatici.

Ovviamente questo non è un incoraggiamento a scrivere dialoghi poco originali o poco memorabili. Uno dei motivi per cui i fumetti sono stati spesso bistrattati è stata la mancanza di ambizione letteraria nel medium. Quando ben scritti (penso ad esempio a Moore e Gaiman) alcuni brani di dialogo o didascalia possono essere recitati anche a parte, un po' come la musica di certi film sopravvive benissimo anche su disco, ma il fumetto deve essere un tutt'uno.

Concludendo: per le mie prossime sceneggiature dterò a mente l'esercizio di Serge e forse lo applicherò direttamente.

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