Wednesday, 21 November 2012

Rude e Toth


http://conceptart.org/forums/showthread.php?p=1024328

http://www.lettersofnote.com/2010/12/fake.html

ugh.
Ho appena scovato questo documento. Un po’ di contesto è d’obbligo.
 Nel 1986 Steve Rude era un cartoonist trentenne conosciuto principalmente per il fumetto indipendente Nexus, creato con Mike Baron. A quanto pare, prima di presentare una sua proposta per una storia di Johnny Quest (un personaggio che Rude ha sempre amato), ha pensato di chiedere lumi ad uno dei suoi idoli: Alex Toth, fumettista e illustratore che tra le altre cosa ha creato graficamente i personaggi di Johnny Quest.
Toth ha un curriiculum nell’animazione altrettanto nutrito quanto nel fumetto, ed è una specie di  gigante dalla reputazione quasi ineguagliata tra i fumettisti. La sua abilità in ogni fase di produzione (layout, inchistrazione, lettering, character design), la sua inventiva ma soprattutto l’incredibile controllo della narrazione sono incredibili.
Toth però è anche un professionista che non ha conosciuto la fama di un Kirby, di uno Stan Lee o di un Frank Miller. Ha lavorato per anni a fumetti di genere (western, rosa, supereroi) senza che il suo nome fosse collegato a nessun personaggio specifico. Forse Zorro e l’eroe a cartoni animati Space Ghost.
Toth ha creato graficamente Torpedo, ma ha lasciato il progetto quasi immediatamente perché ne disapprovava il contenuto (fu sostituito degnamente da Bernet).
Può anche essere che nel 1986 Alex Toth , che non ha nascosto negli ultimi anni della sua vita un certo disprezzo per la piega adulta e drammatica che ha caratterizzato i supereroi da allora, fosse parzialmente risentito del successo ottenuto da prodotti realizzati da artisti che sembravano ignorare i canoni del fumetto tradizionale. Non solo, leggo dalla biografia di Toth, che egli stesso ha subito in gioventù critiche altrettanto definitive da parte di un suo editor.
Faccio questa personale considerazione perché la risposta (molto lunga e persino generosa in un certo senso) di Toth alle matite inviate da Rude è dura e spietata quant’altre mai.
A mitigarne l’apparente virulenza ci sono solo la lunghezza  (Toth avrebbe potuto essere più vago ma altrettanto cattivo) e la frase in cui dice che se non avesse visto del potenziale, non si sarebbe nemmeno degnato di rispondere.
L’onestà di Toth può essere brutale, ma sembra genuina. Non sembra voler infierire su Rude per scoraggiarlo, ma per inculcargli delle nozioni che gli sono care: studia, impara, sii chiaro, racconta una storia e così via.
Posso solo immaginare che io di fronte a un una risposta del genere, specie se arrivasse da qualcuno che ammiro, ne uscirei a pezzi.
Da fuori mi verrebbe da dire che forse Toth avrebbe potuto aggiungere qualche nota si cosa Rude ha fatto bene. Chissà, forse in un caso del genere bisogna anche imparare a prendere dalla critica ciò che ci serve, senza lasciarci abbattere e persino per rafforzare il nostro proposito nel voler uscire dagli schemi (magari cercando ci capire come si possono infrangere le regole facendo funzionare il racconto comunque).
Allo stesso tempo, chiunque ha bisogno di tanto in tanto, di fare un bagno di umiltà e rileggere questa lunga lettera e soprattutto il finale, può aiutarci a tenerci coi piedi per terra.
Post a Comment