Wednesday, 4 August 2010

Processi



Dunque, la genesi di queste pagine è stata un processo piuttosto curioso.

La sceneggiatura è di Peter D'Hollander, scrittore freelance Belga, che tempo fa immaginò la storia e butto giù il progetto.
Ci siamo conosciuti via internet e misi a sua disposizione le mie capacità.

Dopo la bellezza di due anni e mezzo ecco che le prime quattro pagine si sono materializzate.

Penso che può essere divertente mostrare come è accaduto.

A partire dalla sceneggiatura ho, come prima cosa, schizzato velocemente dei pastrocchi giusto per vedere se mi erano chiare l'azione e la scena descrittemi nel testo.

From AUM


From AUM


From AUM


From AUM


Dopodiché sono passato allo studio dei personaggi e delle ambientazioni (che qui vi risparmio).

Hi poi cominciato a cimentarmi con la prima pagina dapprima a colori, con risultati disastrosi

From AUM


e poi in bianco e nero



Nelle mie intenzioni c'era l'idea di usare uno stile europeo che fosse a metà tra quello di Moebius e quello di Cam Kennedy.

Ho poi rimesso mano agli schizzi, rifinendoli e cominicando a ragionare su dove mettere le ombre .

Sostanzialmente non mi sono più mosso di lì fino a poco tempo fa, quando ho ripreso in mano il progetto usandolo come banco di prova per un nuovo stile.

Ho dovuto innanzitutto fare i conti con la prima vignetta. Anche se Peter aveva generosamente concesso un grande spazio alla "opening shot", la sua idea principale, ovvero quella di mostrare questo incredibile dimensione fatta di rocce fluttuanti, solcata da cocchi trainati da creature alate ed in cui i differenti "asteroidi" sono congiunti da ponti improvvisati, poteva difficilmente essere resa in un singolo disegno.

Così ho modificato l'inizio e ho optato per una'inquadratura iniziale più impressionista, seguita da un campo lungo che suggerisse un avvicinamento alla città collocata su questo massiccio volante, cosicché arrivati alla terza vignetta fosse chiaro dove si sarebbe svolta la scena che avremmo letto di lì a poco.



e qualche miglioramento si vede...





Da notare il primo disegno nella terza striscia, copiato inconsapevolmente da un disegno di John Byrne (l'ho scoperto solo a tavola finita, quando ho riaperto un vecchio magazine... la mia mente funziona così)



E per finire...





Alla fine l'unico disegno di cui sono veramente soddisfatto è quello messo in testa a questo post, ma poteva andare peggio...

Monday, 2 August 2010

Rientro



Dunque,
molte cose bollono in pentola.
Ho appena ultimato alcune paginette, che farovvi devere in un prossimo post.
Si tratta del progetto nome in codice: Virga.
A partire da una sceneggiatura di PEter D'Hollander ho realizzato le prime 4 pagine.
Vedremo se Peter vorrà farne qualche cosa.

Ho poi due sceneggiature di mio pugno, entrambe brevi, ho già tutti gli schizzi e il materiale necessario per cominciare, ma credo che una delle due dovrà attandere perché è una cosa piuttosto complessa (diversi stili e forse addirittura a colori).

Quella che più probabilmente sarà completata prima (spero entro la fine dell'anno) si chiama Sosta Vietata e il disegnino in allegato è un assaggio.

Differentemente da come pensavo, anzichè essere realizzata con uno stile tra Kevin Nowlan e Kevin Maguire (artisti che adoro) probabilmente seguiterò coi piei esperimenti zaffiniani, per non perdere la mano.

Ho poi sottoposto un soggetto all'attenzione di mio fratello e della cara Micol (anche questo ve lo pubblico presto). Non ho intenzine di farne nulla, si è trattato dio un divertente esperimento di scrittura. vorrei solo sapere se vale qualche cosa.

Per ora il lavoro più grosse è e resta ONIRO, di cui ho già parlato (vagamente) nei post precedenti. Ho in mano un bel pezzo di storia e ora comincerò a sottoporlo ad alcune persone per delle consulenze.

E poi c'è il video di Vitalski, il biglietto di Andrea e un sacco di altre cose che per voi non hanno senso...

Tuesday, 11 May 2010

Come i Village People

Non c'entra niente, non ho visto il film, non mi interessa granché, ma devo postare questa battuta:

Avatar. I didn't understand this movie at all.
First he's in the Marines .. ..
And then he's in the Na'vi.


Saturday, 24 April 2010

niente di che

Adam ha l'impetigine. Non è grave, Leen ed io possiamo stargli vicino e lui non sembra aver perso il suo buon umore.
Intanto non succede nulla...

Wednesday, 21 April 2010

Just Junk





Dopo un iniziale entusiasmo dovuto alla lettura del bellissimo Winterworld di Dixon/Zaffino, purtroppo ho posato la penna e non sto più disegnando.
In compenso mi dedico al bricolage. Leen ha ereditato una cameretta dai suoi genitori, ma i vari mobili (tra cui questi due comodini) sono stati usati in vario modo (il lette ad esempio è stato dismesso per fare spazio ai vuovi mobili per Adam.

Visto che si parla di roba buona in legno massiccio ho pensato di adattare quello che potevamo tenere allo stile del lettino di mio figlio...
spero che alla fine riescano come previsto...

Friday, 2 April 2010

Qui vincit


Sentivo, giardavo, leggevo i commenti alle elezioni regionali.
Adesso che la polvere comincia a posarsi si vede più chiaro che risultato è stato.

Mentre le proiezioni arrivavano, tutti cantavano vittoria.
Il PdL col suo "ce l'abbiamo più grooso" la Lega con il suo "ce l'abbiamo più duro", il PD con i suoi "risultati significativi", l'IdV con l'aumento dei suoi voti (1)... persino Grillo esulta per le sue percentuali (2)

E io penso: "Se tutti, Berlusconi, Bersani, Di Pietro, Bossi, Grillo, TUTTI, hanno vinto, vuol dire che NOI abbiamo perso".

Note:

1) Lascio perdere la triste citazione di Buttiglione, che dice: "Siamo stati determinanti con la nostra alleanza laddove abbiamo sostenuto il candidato vincente". Che si traduce con: "Siamo Democristi, fiutiamo la situazione a miglia di distanza e ci siamo accollati al candidato con più possibilità di vittoria".

2) Per quanto riguarda quest'ultimo: io sono felice del risultato, e ovviamente lo considero all'interno del panorama mediatico italiano, dove nessuna TV e pochi giornali hanno spazio al MoVimento, ma davvero la strada da fare è tanta e un po' di ironia su dei risultati comunque modesti non avrebeb guastato.

Friday, 26 March 2010

Il messia alieno del pianeta K


Gli abitanti del pianeta K sono sull'orlo dell'auto-estinzione.
A nulla sono serviti i tardi tentativi di contenere il devastante effetto dei disastri ambientali prodotti dallo sfruttamento del pianeta.
Senza un futuro da lasciare ai propri eredi, un'elite di scienziati ha deciso di lanciare negli spazi profondi il loro bene più grande: i propri figli, nella speranza che possano trovare una nuova possibilità.

Cal-L, ancora in fasce, giunge sulla terra a bordo del proprio guscio spaziale.
Viene rinvenuto nelle campagne romagnole da Gianni Chendi e sua moglie Marta, semplici agricoltori avanti negli anni e senza figli.

I due adottano il piccolo, battezzandolo Carlo.
Carlo cresce come tutti i ragazzini dell'ameno comune di provincia, ma con l'arrivo dell'adolescenza comincia a manifestare qualità particolari. Oltre a possedere un’acuta intelligenza, Carlo si rivela il miglior atleta della scuola. Non solo: esce indenne dalle zuffe con ragazzi più grandi di lui ed un giorno si accorge che può persino compiere salti di grande altezza e gittata.

Quando Gianni e Marta decidono di rivelargli il segreto del suo arrivo, il giovane resta interdetto. Alla ricerca della propria identità decide di lasciare la casa dei genitori.

Torna dopo alcuni anni, oramai adulto. I suoi poteri hanno raggiunto proporzioni straordinarie. Ma Carlo è incapace di ignorare la chiamata alle responsabilità, che simili abilità comportano.

La passione per la verità lo porta a studiare giornalismo, spera di diventare un cronista. Il super-udito, la vista a Raggi-X e la capacità di volare possono dargli un notevole vantaggio nella caccia agli scoop (anche se Carlo avverte il dilemma etico di raccogliere notizie attraverso i suoi poteri).

Dopo la laurea viene assunto da uno dei più rispettati giornali del Paese.

Ma questo non basta. Un giorno, di fronte a un caso di violenza che sta compiendosi di fronte ai suoi occhi Carlo decide di intervenire in prima persona e salva alcune persone da un'aggressione.
Carlo si trasforma in un supereroe.
Da principio i resoconti su questo super-uomo volante suscitano ilarità o incredulità ma quando cominciano a essere sempre più numerosi il caso scoppia.
Si tratta di un vigilante solo, o di più persone? E se fosse una montatura? Vola davvero un eroe da fumetto nei cieli d'Italia?
Quando poi sono trafficanti, truffatori o addirittura latitanti ad incappare in questo "superman" il panico di una delle peggiori classi dirigenti mai viste sale a dismisura.

I politici si schierano unanimemente contro questo "attentatore alle libertà" questo "vigilante mascherato" anche se, come fanno notare alcuni commentatori, finora ha aiutato la cattura di colpevoli provati o colti in flagrante.

Carlo intanto comprende che i suoi scoop sono sempre meno graditi al suo editore, Alessandro Luttoni. Luttoni è presidente di un impero che comprende, oltre al quotidiano dove lavora Carlo, anche radio, canali televisivi, assicurazioni, immobili e molto altro. Non volendo mettere il proprio direttore in difficoltà nei confronti del proprietario (e seccato dai titoli a sproposito spesso scelti per contenere la portata esplosiva dei suoi scoop) Carlo decide di lasciare il prestigioso quotidiano.

Passa ad un piccolo giornale indipendente, dove il direttore Antonio Parri-Bianchi lo accoglie a braccia aperte garantendogli piena libertà di azione.

Le continue catture di Superman portano alla luce il verminaio della corruzione nella politica italiana. Le indagini e una risvegliata opinione pubblica fanno capitolare numerosi uomini di potere.

La desolazione politica però crea lo spazio per un nuovo "uomo della provvidenza": Alessandro Luttoni. Cavalcando la popolarità di Superman, l'imprenditore decide di appoggiarlo apertamente, e si candida alle successive elezioni presentandosi come la controparte politica del "nuovo eroe italiano".

Inutile dire che il tycoon non ha affatto intenzione di migliorare il Paese ma punta solo a difendere i propri interessi. Carlo questo lo sa: Luttoni ha più di un debito con la classe politica appena sgretolatasi.

Ma l'ascesa di Luttoni è inarrestabile: diventa primo ministro (e il nemico numero uno di Superman).
Carlo lo osteggia con tutte le proprie forze, anche se è difficile per un eroe onesto e specchiato avere la meglio contro un baro senza scrupoli.
Ma Carlo apprende presto che non saranno i suoi superpoteri la vera arma contro Luttoni, bensì la penna. (continua)

Tuesday, 16 March 2010

Tattoed flower

Monday, 15 March 2010

Come non si compila un libro


Sei un autore comico. Scrivi molto materiale e lo porti in scena dove puoi, da quando ti hanno censurato dalla TV (ma le tue vecchie e nuove esibizioni sono reperibili in rete, ad aver un po' di pazienza per cercare).
Hai aperto un canale di comunicazione con il tuo pubblico via un Blog; gli aggiornamenti sono sporadici ma non disdegni il mezzo, che ti permette di pubblicare interviste, pensieri, parole opere e omissioni.
Tra i numerosi commenti che ti arrivano, scegli di pubblicare solo quelli che ti sembrano interessanti per tutti. Spesso sono dei complimenti al tuo genio.

Poi, con la stessa regolarità avuta negli ultimi anni pubblichi un libro.
E fai una cagata perché:

1) Non è altro che una raccolta di tutto quello che è già stato pubblicato sul tuo blog (e non ti prendi nemmeno la briga di fare un po' di editing, pubblicando interi link internet con tanto di xxv?=lo~index.do finali che magari saranno disattivati prima che il libro sia finito di stampare).
2) Pubblichi i monologhi che hai portato nei teatri per una anno e mezzo. Grazie al cazzo che sono più lunghi perché in scena inevitabilmente tagli, ma almeno le note in calce mettile in calce e non a fine capitolo, oppure ristruttura il testo.
E scrivi in copertina: "Decameron - Monologo integrale"
3)Scegli un font di merda tipo Arial, un'interlinea da mal di testa e poco margine. Così sei sicuro che non somigli a un libro a ma ad una raccolta di articoli scarivati da internet e stampati in casa.

A me piace Daniele Luttazzi, però mi solleva qualche problema.

Ho cominciato a seguirlo molto più assiduamente solo da quando ha aperto il suo blog, in precedenza mi limitavo a seguire le sue apparizioni televisive (ah ah!) e a leggere di sgamo is uoi libri o le rubriche su GQ dagli scaffali di un mio amico.

Reputo che sia un grande autore comico e forse il miglior teorico di satira del Paese(assieme a Dario Fo che grazie al cazzo e un premio Nobel).

Ho ascoltato e riascoltato alcuni suoi interventi pubblici, specialmente quelli su Woody Allen e sulle tecniche di disinformazione: sono delle vere e proprie lectures accademiche che ogni bravo aspirante autore dovrebbe studiarsi (come ho fatto io. Con scarsi risultati)

I suoi rari post su danieleluttazzi.it sono ottimamente argomentati e stimolanti. Da quando ha aperto la palestra di satira centinaia di bravi sutori hanno sopperito alla mancanza di one-liners che è quello che mi aspetto da Luttazzi (per questo Decameron non mi convinse: arrabbiato e studiatissimo, non aveva la freschezza e il divertimento di Tabloid).

Le sue "dispense" in cui educa l'emergente squadra di autori che giornalmente inviano battute sono pure una risorsa formidabile.

Meno falcilmente sopporto di Luttazzi la sua snobberia e la sua, ehm, non trovo la parola... alterigia?
Insomma se la tira un sacco. Non è antipatico, per carità, ma non nasconde la sua cultura, la sua intelligenza e anni di censure lo hanno fatto talmente incazzare che ora non ci sta a schernirsi da solo, così che alla fine ogni sua parola sembra un nuovo mattone del monumento che erige a se stesso.

In soldoni, i miei 17 euro e 50 "La Guerra Civile Fredda" non li vale. Per la stessa cifra potevo scaricarmi due film interi di Moana.
Chi invece ha di meglio da fare che stare su internet tutto il giorno e farsi le pippe su youtube e dovesse essere a digiuno di Luttazzi è probabile che troverà il libro una miniera di intuizioni e battute divertenti.

Wednesday, 24 February 2010

Limbo morale



Che non è una zona franca della coscienza.
È proprio un gioco: per quanto uno abbassi l'asticella delle aspettative, c'è sempre chi riesce a passarci sotto.

(ringrazio di cuore Paolo Luti, alias Luthor, la battuta è sua)

La sindrome di Stendhal


Si dice che colpisca i viaggiatori incauti che, visitando luoghi ricchi di capolavori dell'arte, cadono in preda ad una sorta di delirio con vertigini e spaesamento.

Il nome lo deve allo scrittore francese che, come molti, reputa l'Italia il luogo principe in cui si può essere colti da questo "raptus": i monumenti, i quadri, le bellissime chiese. Tutto in un paese relativamente piccolo.
Sembra tuttavia che gli italiani ne siano immuni.

Ma cosa succede quando si manca dall'Italia per un lungo periodo?
E cosa succede se chi torna viene sommerso dal malcostume, dalla corruzione, la strafottenza, il lerciume, la cafonaggine?

A me sta venendo la sindrome di Stendhal al rovescio.



PS: volevo mettere un link a una notizia che facesse capire a cosa mi riferisco. Mi accorgo che basta andare sulla homepage di un qualsiasi quotidiano.

Monday, 22 February 2010

22 febbraio


Fa che io serva solo a me stessa,
fa di me un arco dello spirito,
fa che io non sia più rupe ma acqua e cielo,


fa che io non sia una piramide ma clessidra per essere capovolta,
che io non sia un oggetto ma un’estensione,
che io non sia una pietra miliare dell’uomo ma della sua natura
fa che io non sia una vistosa virtù ma un oscuro grembo,
fa che io non sia un peso ma una bilancia,
che io non serva come una moneta per comodità pratiche,
che io non resti nelle tre dimensioni dove si nasconde la morte,
fa che io sia l’insondabile architettura per raggiungere l’universale.


Arturo Marini

Friday, 19 February 2010

La Bugia


Alla fine l'ho capita.

Ci ho messo, quanto, Sei anni? No direi dieci anni. Mi ci sono voluti una laurea, 5 traslochi, quattro lavori, un matrimonio, un figlio e i miei mal di testa e mal di pancia di oggi.

Che la risposta non è su Google.
Probabilmente la risposta non è da nessuna parte. Non nel prossimo film, o alla prossima puntata. Non nell'ultima sigaretta o nell'ultima notizia.

Forse la mia non era una dipendenza, ma una sete che non può essere spenta.

Chi reagisce? Chi posta un commento? Chi ha aggiornato il blog? Ci sono updates? Nuovi Uploads? Quando sarà disponibile il prossimo episodio di LOST?

E così via.

Ma internet non ha alcuna risposta da dare! Così come nessun libro ha la risposta(capisco ora il successo di un libro-fuffa come The Secret).

Mi sono posto per ANNI di fronte prima alla TV, poi alla radio, ora a internet come di fronte all'oracolo. In attesa che arrivasse LA PAROLA.

Ricordo che quando ero piccolo questo sentimento procedeva a spanne più lunghe,eppure ricordo distintamente di quando pisciavo nel vespasiano del cesso dei maschi, in via Boifava e mi accorgevo che ero sempre in attesa. Del propssimo film, della prossima figata, del prossimo natale per avere giocattoli.
Waiting for the NEXT BIG THING.

Eppure le uniche vere soddisfazioni le hai quando FAI una cosa. Quando la porti a termine.
Il primo orgasmo, la maturità. Un lavoro finito e pubblicato. Mio figlio. Solo allora ho avuto attimi in cui capivo chi ero.

Il lavoro che ti ci porta, a quella realizzazione, non è mai piacevole. Nno ti ci poi indulgere come quando passivamente ti metti di fronte all'utima puntata di LOST.

Ma non è questo il punto.

Sono certo che a parlare è anche il peso del senso di colpa che chi è cresciuto cattolico non riesce a scrollarsi di dosso se non lottando a mani nude con l'angelo.

Vuol dire che non andrò più su Youtube?
Certo che no. Se mi serve. Se sarà Youtube a venire da me.
Continuerò a leggere libri perchè è una delle cose più belle del mondo e niente mi darà mai più piacere di un bel fumetto da sfogliare all'infinito.

Ma non cercherò più le risposte.
Le darò.

Solo... peccato di non esserci arrivato prima.
In fondo non è molto saggio fidarsi degli oracoli che predicono cose meno gravi del patricidio o l'incesto. E anche di quelli in fondo sarebbe meglio fare a meno.


Cambiando discorso. Devo imparare a disegnare gli abiti in pelle.
Alla ricerca di riferimenti sono incappato in questo illustratore.
Si chiama Mike Mayhew
Molto commerciale e patinato, ma alcune cose le fa proprio bene. Fa rimpiagere l'Alex Ross che fu, prima che si desse agli steroidi (stessa cosa capitata al grande Claudio Castellini) e disegna Mystica degli X-Men da dio...

Tuesday, 16 February 2010

scroll








Monday, 15 February 2010

Colonne Sonore, ovvero: il piacere di scrivere




Per qualche strano motivo sono recentemente uscito dalla mia apatia telematica e ho ripreso a scrivere a più riprese su un forum internettaro dedicato ad una delle categorie musicali più nerd che esistano: la musica da film.

Devo dire che il forum (legato al sito colonnesonore.net) è un'isola felice difficilmente paragonabile ad altri luoghi di discussione on-line.
Sarà che con molti degli utenti ci si conosce di persona.
Sarà che il numero di utenti effettivamente attivi sul forum è relativamente piccolo.
Sarà che spesso si è accomunati da gusti simili, ma non conosco un'altro sito che visito più volentieri alla ricerca di nuovi interventi. C'è una ponderatezza negli interventi, una attenzione nella scelta delle parole, una competenza da parte di chi scrive e un rispetto reciproco, che mi inorgoglisco ogni volta.

Nelle ultime settimane mi sono prodotto in "post" piuttosto lunghi, a dire la verità più per il piacere di scrivere che per altro.

Dopo quattro anni lontano dall'Italia avevo il timore di non padroneggiare la sintassi o la grammatica.

Tuesday, 9 February 2010

Me, lamentandomi.


È una vita che faccio elenchi delle cose che vorrei fare.
Ma non concludo nulla.
Ascoltavo oggi una canzone di Daniele Silvestri. Avete presente quando una canzone trovata a caso sembra fotografare PERFETTAMENTE il vostro stato d’animo ? (molto ha a che fare con la nostra disponibilità a volerci ritrovare in quelle parole, lo ammetto, ma comunque…)

Cazzo sono un idiota
ma come ho fatto a non accorgermi prima
dovevo proprio avere gli occhi bendati
per non vedere tutti i giorni passati, sprecati, buttati
consacrati al niente
a quel continuo trastullarsi della mente
escogitando ogni nuovo espediente
per ripromettermi sempre la mattina seguente
la stessa carota
Cazzo sono un idiota
ma come ho fatto a non accorgermi in tempo
che il mondo intorno si stava trasformando
mentre invecchiavo non mi stava aspettando
del resto lui non ha mai atteso nessuno
non sono il primo che si sveglia in ritardo, tossendo
nel fumo di un locale notturno
tavoli da biliardo e il cantante di turno
che giudico già da una nota

Sono un idiota
ma come ho fatto a non sentire i messaggi
quelli che i saggi hanno voluto lasciare
e che non erano bottiglie nel mare
ma storie, canzoni, dipinti, parole
anche se non le ho mai trovate da sole
ma come ho fatto a non distinguerle al volo
non mi consolo pensando al domani
se adesso sul piano le mani le muovo
ma la testa è vuota.

Tardi, tardi, tardi, è troppo tardi
e non mi bastano i ricordi
quando si diventa sordi
l'emozione non si sente più

Tardi, tardi, tardi è troppo tardi
ci sono stati troppi sprechi
quando si diventa ciechi
la passione non si trova più.

Cazzo sono un idiota
ho dato il tempo al cuore di consumarsi
ma come mai la mia coscienza dormiva?
è la catarsi, quella televisiva
che ti libera e priva delle tue preoccupazioni
e delle tue riflessioni se non ti sai dominare
e non ci sono istruzioni da usare
sono solo evasioni
non si prevedono istruzioni per l'uso.
Cazzo sono deluso
e mi vergogno di ogni fiamma che ho spento
del primo fuoco che mi bruciava nel cuore
e non è vero che non era il momento,
che c'è sempre del tempo
e che la fiamma non muore, no
non è vero se ora quello che sento
è poco più di un tepore
e non mi basta pensare al domani
se ho le mani piene di penne, carta, colori
ma la testa è vuota.

Tardi, tardi, tardi, è troppo tardi
e non mi bastano i ricordi
quando si diventa sordi
l'emozione non si sente più
Tardi, tardi, tardi è troppo tardi
ci sono stati troppi sprechi
quando si diventa ciechi
la passione non si trova più.

Cazzo sono un idiota
ma come ho fatto a non capire che i danni
li avrei pagati tutti pesantemente
chi mi ha insegnato a dire sempre "la gente"
a pensarmi differente
a chiamarmi fuori
come se non facessi anch'io quegli errori, gli stessi
peggiori perfino se guardo al mio ruolo
che sono solo un passeggero del volo
e mi credevo pilota.


Ho quasi trent’anni e mi sono accorto che non sono dove voglio.
Ho una moglie che amo e un figlio stupendo. Non ho problemi di salute o di soldi. Ho la libertà (o almeno credo) (forse non ne faccio granché, ma ce l’ho, ecco)
Ma non è questo il punto. Non è questa la posta in gioco. La posta in gioco sono i miei sogni. Ho sempre avuto un sogno. Chiaro. Definito. Ho sempre Saputo dove volevo andare.
Solo che non ci sono andato.
Ok, non voglio essere fumoso.
Io volevo essere un artista. Un disegnatore di fumetti, oppure un costumista o scenografo teatrale, oppure fare storyboard per film. Oppure fare illustrazioni per libri (mi do delle opzioni, e allora? Sono mica pirla).
Oggi non sono niente di tutto questo (solo un po’ illustratore).
Ho un sacco di idee nel cassetto. Ho passato ANNI a fantasticare di cosa sarebbe successo quando le avrei tirate fuori. Quando qualcuno avrebbe letto o visto i miei fumetti o le produzioni a cui avrei collaborato.
Non è successo.
E adesso non so che fare.
Non riesco più a godermi un film, un fumetto o un libro, perché non sono io ad averli fatti/scritti.
Ho un’invidia rognosa nei confronti di tutti : mio fratello Maurizio oggi intervista compositori di colonne Sonore. Alessandro e Alessandro lavorano per editori scrivendo e disengando, fanno libri o fanno quadri. Micol scala le classifiche scrivendo le sue storie piene di cuoricini e cose vere.

Io niente.

Wednesday, 27 January 2010

... and all the pieces matter.



Di questa serie TV ne ho già accennato in altri post, ma non posso trattenermi dal postare un intervento più lungo.

Guardate THE WIRE.

THE WIRE è una serie televisiva andata in onda sulla HBO dal 2002 al 2007, ora trasmessa in Italia sul canale satellitare Cult (dove credo che sia alla penultima stagione).
Credetemi se vi dico che è una delle cose migliori uscite negli ultimi anni. Attenti! Non una delle cose migliori viste in tv (in quel senso è semplicemente LA migliore), ma delle cose migliori punto.
Su questa serie è stato detto e scritto di tutto, anche da gente più qualificata di me: che è ai livelli di Dickens, che è forse il più grande romanzo americano degli ultimi quarant'anni, che sarà difficile eguagliarla etc.

Lo so, da anni oramai la televisione americana ci ha abituati a ottimi prodotti: Lost, Six Feet Under, Angels in America, i Soprano, The Shield, Battelstar Galactica, Dexter. Perché prestare orecchio all'ennesimo "consiglio per gli acquisti"? E chi ha il tempo di vedere tutta sta roba, poi?

Tutto vero. Ma proprio come i grandi libri (o i grandi film), THE WIRE è una di quelle esperienze che trasformano lo spettatore.
Ecco, questo una serie TV non lo aveva ancora fatto.
LOST, che adoro, intreccia una fittissima rete di rimandi alla filosofia, alla religione, al mito, alla letteratura e alla cultura pop (tra cui la stessa TV), ma resta tuttavia confinata nelle sue citazioni intertestuali e non pretende mai di essere più quel che è: un'ottima serie d'intrattenimento. Intelligente, ma sempre intrattenimento.
The WIRE non è l'ennesima serie "scritta da Dio". Da The Wire se ne esce inevitabilmente arricchti.

(sempre che abbiate voglia di guardare una serie TV che vi ricordi in che mondo viviamo. Altrimenti, terminate pure qui la lettura)

Io l'ho scoperta per caso, Alan Moore ne parlava in termini più che entusiastici in un'intervista a Entertainment Weekly. Mi sono incuriosito è ho visto un episodio. OK, ho pensato, non male.

Mi sono informato un po' scoprendo che THE WIRE è stata ideata da David Simon, che i vari articoli citano come il creatore di Homicide - Life on the Streets, e che si svolge a Baltimora, proprio come l'altra serie.
Io avevo un ottimo ricordo di Homicide. Era trasmessa "in chiaro" da Tele+, quando la pay tv viaggiava ancora in VHF. Era la mia serie poliziesca preferita. Così come ER aveva decostruito il modo di raccontare gli ospedali, Homicide mostrava la quotidianità della squadra omicidi di Baltimora con un nuovo realismo e attenzione per i personaggi. Ma era molto più cinica di ER; ricordo che la trovavo quasi ammorbante. Lo show era deprimente eppure non riuscivi a staccartene.

A essere sincero io ricordavo che Homicide portava il credit di Paul Attanasio, sceneggiatore dell'ottimo Donnie Brasco e Quiz Show, nonché ideatore assieme a David Shore del personaggio di House MD (1). Chi è questo David Simon, quindi?


David Simon è in realtà il giornalista autore del libro (un romanzo di non-fiction) Homicide: a year in the streets of killing, da cui la serie ha preso spunto.
Licenziato dal quotidiano Baltimore Sun a causa di tagli al personale (un tema, quello del declino della stampa molto caro a Simon e affrontato proprio in THE WIRE), l'ormai ex-cronista si è trasferito a Los Angeles per un po', accettando di lavorare come produttore (un termine che nella TV americana indica in realtà gli scrittori) per la serie tratta dal suo libro e scrivendo anche alcune sceneggiature per NYPD Blues.

Stanco però dei compromessi hollywoodiani (per lui la serie Homicide non era sufficentemente realistica, nonostante fosse fino a quel punto una delle meno concilianti mai fatte), ha proposto al canale HBO il copione di THE WIRE (in realtà ha prima realizzato un'altra minisiniserie tratta da un suo libro sullo spaccio di droga, The Corner, una specie di ideale prequel di THE WIRE).



Circa un anno fa mi sono messo alla ricerca di modelli di narrazione che sapessero raccontare il funzionamento delle cose.

Roberto Saviano, nei suoi articoli e in numerosi interventi, ha spesso raccontato come il cinema non abbia saputo quasi mai raccontare le mafie reali e il modo in cui esse influenzano non solo la vita delle famiglie mafiose ed eventualmente del territorio dove sono insediate, ma l'economia e la società nel loro insieme

Spesso, racconta Saviano, i classici del cinema gangsteristico come Il Padrino, Scarface, persino il più realistico e anti-romantico GoodFellas regalano un'epica che manca alla vera storia di mafia, finendo non tanto col restituire la realtà della criminalità organizzata ma, paradossalmente, coll'influenzarla creando modelli mitologici per quel mondo. Non è il cinema che guarda la mafia, ma sono i mafiosi a guardare i film.

Il film Gomorra (guarda caso tratto da un altro romanzo di non-fiction scritto da un giornalista) ha provato a riscrivere il cinema di mafia con approccio neo-realista drammatizzando efficacemente le pagine di Saviano, eppure le storie che ne emergono risultano come isolate, episodiche, casuali.

The WIRE invece riesce nell'esperimento di creare un grande romanzo e come per tanti grandi romanzi (Moby Dick, Il Signore degli Anelli, Il Nome della Rosa), bisogna superare lo scoglio delle prime 200 pagine. La serie mette immediatamente parecchia carne al fuoco: molti personaggi, relazioni complicate tra di loro. Non solo: se lo si vede in lingua originale sono d'obbligo i sottotitoli. Ed anche allora bisogna guardare e ascoltare attentamente: ogni mondo espolrato ha il suo slang, specialmente i pusher di colore usano un vernacolo di cui non viene dato alcun glossario ("got some chrome" vuol dire essere armati, "do you feel me?" al posto di "do you hear me?" e vai a capire al principio cosa sono i re-ups, i package, i connect), ma anche la polizia e i giornalisti spesso parlano in gergo tecnico.

Superato questo primo scoglio però, vi troverete catturati da una ricostruzione di lucidissimo realismo e profonda umanità.
Gran parte degli eventi raccontati prende spunto da eventi reali, ma il tutto è unito da una scrittura abilissima e controllata.

A partire dal quinto episodio ero in trappola. THE WIRE è una serie che crea dipendenza (lo ha praticamente ammesso ogni giornalista o scrittore che sia stato interrogato al riguardo)

Il pool di autori, che comprende romanzieri, giornalisti o ex-poliziotti che vantano poche collaborazioni con il cinema o la TV, ha costruito un intreccio narrativo vastissimo, ma di cui non si perde un filo.
Buona parte dei trucchi spesso usati in TV (le rivelazioni bomba, i flashback esplicativi, i misteri da libro giallo, il cliffhanger) sono evitati con attenzione.
La serie non fa uso di musica, se si esclude la canzone sui titoli di testa e alcuni rari montaggi fatti sempre usando pezzi pre-esistenti.

Il cast è composto da caratteristi sconosciuti (solo Dominic West e Lance Reddick potrebbero essere noti al pubblico più grande per ruoli in Punisher: War Zone, Fringe, Lost o 300), ma tutti di primissimo livello. In particolare André Royo ci regala un personaggio, il tossico Bubbles, che oso definire il più toccante, umano e carismatico che si sia mai visto sui teleschermi.

Da principio THE WIRE può essere scambiato per un "cop show", alla stregua di Hill Street Blues: nella prima serie ci si concentra sull'indagine condotta da un'unità speciale investigativa nel tentativo di incastrare un locale signore della droga, ma osservando i parallelismi tra le forze dell'ordine e il crimine organizzato, si capisce che THE WIRE è più un commento alla società che non la storia di un'inchiesta.

Stagione dopo stagione lo sguardo si allarga verso ulteriori aspetti della città (i sindacati dei lavoratori portuali, le connessioni con i traffici internazionali, la politica cittadina, la corruzione, le speculazioni edilizie, il riciclaggio, il sistema scolastico, i media) ed è questa la cosa miracolosa della serie: il fatto che riesca a esplorare di fatto il capitalismo post-industriale usando come "filo conduttore" il traffico e lo spaccio di droga, ma tenendo d'occhio ogni livello.
In THE WIRE abbiamo una vero spaccato di tutti gli strati della città: dai tossici, ai piccoli pusher, ai capi clan fino ai politici (di alto o basso livello), passando attraverso la vita di semplici cittadini, insegnanti, giornalisti e poliziotti.
E tutto questo seguendo un plot a prova di bomba, vasto ma non dispersivo.



Con l'eccezione dell'ultima stagione di Lost che debutterà a giorni, oso dire che proabilmente non vedrò più un'altra serie TV

Eccessivo? Forse, ma dopo avere aperto gli occhi grazie a questo capolavoro, perdere tempo con l'ennesima serie "scritta da Dio" ma assolutamente irrilevante sarebbe come tornare in The Matrix dopo aver preso al pillola rossa.

(Ma non credete mai a un tossico quando dice che vuole smettere: David Simon sta preparando intanto Tremé, sulla New Orleans post-uragano, e sapere che due degli attori di The WIRE tornano come protagonisti, devo ammettere, mi tenta).

Sinceramente sono sorpreso che una serie del genere sia arrivata in Italia. Quello che mi fa un po' rabbia è sapere che questo format potrebbe, anzi DOVREBBE essere esportato proprio da noi. Genova, Caserta, Bari potrebbero essere benissimo teatro di un esperimento del genere.

Ma sperare che un prodotto di uguale realismo possa essere finanziato e distribuito nel paese di Berlusconi, Mastella, Cuffaro e Bruno Vespa è più fantascienza di Avatar.



(1) In realtà, lo show runner di Homicide era Tom Fontana, Attanasio era uno degli scrittori dell'episodio pilota, seppure i titoli di tsta dello show lo riportavano come il creatore della serie...


Tuesday, 24 November 2009

Faces


Monday, 23 November 2009

For Adam


Un piccolo schizzo per un murale che intendo disegnare nella camera del piccolo Adam
Mi sono ispirato a Lou Romano ed a Miroslav Sasek, ma per ora non credo di aver reso giustizia a nessuno dei due...

Friday, 30 October 2009

Cheer up, Brian, you know what they say:



I love this. It cheers me up, no matter what.
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Some things in life are bad
They can really make you mad
Other things just make you swear and curse
When you're chewing on life's gristle
Don't grumble, give a whistle
And this'll help things turn out for the best, hey

Always look on the bright side of life
Always look on the light side of life

If life seems jolly rotten
There's something you've forgotten
And that's to laugh and smile and dance and sing
When you're feeling in the dumps
Don't be silly chumps
Just purse you're lips and whistle, that's the thing

And, always look on the bright side of life
Always look on the right side of life

For life is quite absurd
And death's the final word
You must always face the curtain with a bow
Forget about your sin
Give the audience a grin
Enjoy it, it's your last chance anyhow

So, always look on the bright side of death
Just before you draw your terminal breath

Life's a piece o' shit
When you look at it
Life's a laugh and death's a joke it's true
You'll see it's all a show
Keep 'em laughing as you go
Remember that the last laugh is on you

And, always look on the bright side of life
Always look on the right side of life
Come on, Brian cheer up!

Always look on the bright side of life
Always look on the right side of life

Worse things happen at sea, you know!
I mean, what do you have to lose?
You come from nothing
You go back to nothing
What have you lost? nothing!

Friday, 16 October 2009

Meet Adam!




Ciao a tutti.

Il 2 ottobre, esattamente quattro ettimane fa, mia moglie Leen ha dato alla luce Adam.
Per i lunghi mesi della gravidanza non abbiamo praticamente parlato d'altro, quindi il suo arrivo, che comunque cambia tutto, non mi ha sorpreso.

(no, non è vero, quando l'ho visto per la prima volta uscire dall pancia sono scoppiato apiangere come la vincitrice di un concorso di bellezza)

È piccolo e buffissimo, non ci lascia dormire e lo amo tantissimo.

Thursday, 24 September 2009

News on the march

Due giorni fa ho sentito un'intervista buffissima sulla BBC.

In occasione dell'attentato costato la vita a 6 militari italiani a Kabul, i politici dello stivale hanno pronunciato una prevedibile serie di frasi di circostanza annunciando "exit strategies" ma anche "rinnovato impegno nella missione" etc.

Sorpresi da uscite contraddittorie (persino per un paese come il Regno Unito dove i politici cercano sempre di correre sul filo) all'interno della stessa coalizione o addiruttura partito, i giornalisti inglesi hanno chiesto lumi a un senatore PdL.

Riassunta all'osso la conversazione suonava così:

D: "Ma quale è la vostra posizione?"
R: "Restare in Afghanistan, abbiamo un impegno."
D: "È quello che ha detto il vostro ministro degli esteri, ma il presidente del consiglio ha invece detto che vuole portare a casa i vostri soldati al più presto, non vede una contraddizione in questo?"
R: "No."
D: "Berlusconi sta cercando di compiacere gli Italiani con queste dichiarazioni?"
R: "No, perché la nostra politica non la decidono i Talebani. Noi siamo in missione di pace e resteremo. Poi, ovviamente Berlusconi cerca di compiacere gli Italiani dicendo così."

Ok, il senatore forse ha perso la sfumatura del temine "to play to the Italians' sensibility" e ha involotariamente confermato la domanda del giornalista, mentre voleva dire che Berlusconi "tiene conto dei sentimenti degli Italiani". È ridicolo ma in Italia ci dobbiamo accontentare che il senatore parli Inglese (un Inglese un po' infelice quando ha detto che l'Italia ha già perso "20 guys" in Aghanistan, che letteralmente si traduce con "venti tizi").

Les duellants françaises

Sempre dalla BBC news apprendo che in Francia é cominciato il processo che vede l'ex ministro De Villepin imputato di aver dolosamente cercato di discreditare l'attuale presidente Sarkozy, attraverso una trama complicata fatta di conti esteri e altre amenità.
Quegli esagerati dei Francesi lo chiamano "il processo del secolo" e il commentatore inglese affermava che se fosse stata editor per una collana di libri thriller e se un autore gli avesse proposto una trama del genere, lei l'avrebbe sicuramente scartata per il poco realismo.

Dannazione, vuol dire che dovrò rivedere il plot del mio libro!
Parla di un potente tychoon dei media, con un debole per le donne, che costruisce le sue ricchezze grazie ad agganci con la mafia, la massoneria ed ancora tramite un complicatissimo ginepraio di società off-shore che gli garantiscono fondi neri per innaffiare di tangenti il presidente del consiglio. In seguito nemmeno le confessioni o le condanne degli avvocati, dei manager, delle prostitute di questo tychoon o le rivelazioni di collaboratori di giustizia riescono a portarlo in carcere perché nel frattempo ha usato il suo potere mediatico e il fallimento della classe politica che lo ha generato per farsi eleggere primo ministro e fare leggi che gli garantiscono l'immunità.

Altri commenti

È uscito Il Fatto Quotidiano.
È il buon giornale che mi aspettavo. Ci sono ampi margini di miglioramento, ma per essere un giornale fatto da una manciata di persone è davvero ben fatto. La qualità degli articoli ottima. Speriamo duri.

Thursday, 17 September 2009

17 Settembre


Negli ultimi mesi, nelle lunghe ore che passo in macchina spostandomi tra casa e lavoro, sto organizzando molte delle mie idee su alcuni massimi sistemi come la politica e la narrazione.

Fortuna che in mio soccorso, perché è facile impantanarsi nelle paludi ideologiche o lasciarsi portare via da correnti di luoghi comuni, ci sono teste del calibro di Marco Travaglio, Daniele Luttazzi, David Simon o Alan Moore.

Credo di starmi fianlmente formando un punto di vista politico e forse addiruttura una "poetica", che spero possano riflettersi in un progetto che piano piano prende forma nella mia testa.
Ho sempre avuto opinioni, anche politiche. Talvolta anche molto nette, ma mai uno sguardo, come dire, organizzato sul mondo. Una weltanschauung. O perlomeno, non l’ho più avuto da quando ho scelto di abbandonare i dogmi religiosi che prima accettavo.

Do molti pensieri alla situazione e al destino del Bel Paese, ovviamente. Ne sono forse un po’ ossiessionato, ma credo che la ragione sia che lo amo ancora e che non riesco a fregarmene.
Non so, forse parlare di “amore” è sbagliato. “Ossessione” va meglio. Forse se lo amassi veramente non sarei solo preoccupato delle sorti del paese ma farei anche qualcosa.

Comunque, venendo a quello che volevo dire oggi: questo articolo di Giorgio Bocca mi ha colpito perché riesce a sintetizzare bene come l'Italia sia passata (e come facilmente anche altri paesi potrenno passare) da una democrazia sostanziale (seppur affetta da una classe politica inadeguata, a volte incapace e spesso diseonesta) ad una democrazia solo apparente.

Certo, resta la Costituzione, ma credo che lo sforzo necessario per risalire la china sarà sovrumano. Anche alla luce della Costituzione.

Una frase di Daniele Luttazzi mi ha colpito, è tratta dalla presentazione del suo ultimo libro: “la popolarità si sostituisce alla legittimazione”.

Io voglio sperare che persino la maggiornaza che è stata fin'ora capace di votare Berlusconi (una maggioranza relativa, non va dimenticato) lo abbia comunque fatto sapendo, anche solo inconsciamente, che il sistema democratico stesso l'avrebbe tutelata.
In altre parole, non credo che molti abbiano votato Berlusconi delegandogli pieni poteri.

È una delle garanzie dei sistemi democratici: ogni 4,5 o 6 anni si consultano i cittadini per sapere a chi volgiono dare il potere.
Questo, certamente, non ha impedito l'ascesa di personaggi dalle totalitaristiche ambizioni che una volta al potere hanno sfruttato la loro popolarità per ribaltare le regole democratiche e auto proclamarsi "imperatori", tuttavia se gli stessi candidati avessero annunciato sin da principio le loro intenzioni non avrebbero goduto di altrettanto consenso.

Noi non presteremmo la nostra macchina a chiunque, né daremmo i nostri figli in mano a sconosciuti, giusto?
Eppure lo facciamo, alle volte diamo le chiavi della nostra auto a sconosciuti o lasciamo i nostri figli in custodia a gente che non abbiamo mai visto.
Recandomi in un ristorante di lusso sono ben lieto di lasciare che il parcheggiatore sistemi la mia auto per me, così come, una volta accertata la bontà di un istituto mi rimetto al giudizio della sua presidenza sulla sceltadei professori che insegneranno matematica a mio figlio, giusto?

Non solo perché ritengo che il preside della scuola o il proprietario del ristorante abbiano fatto le oopportune selezioni per il loro personale, ma anche perché se dovessi essere insoddisfatto del servizio (la mia amacchina mi é restituita con una fregiatura o mio figlio mi racconta che il porfessore è sempre assente) potrò sempre decidere di non andare più al tal ristorante o di cambiare scuola.

E se il parcheggiatore dovesse rivelarsi un ladro d'auto o il professore un pedofilo, so che la struttura sarà punibile.

Diversamente, se un amico dovesse chiedermi un'auto per un favore privato, ecco che giustamente mi pongo qualche scrupolo in più. Se il mio migliore amico ha appena avuto al propria auto confiscata per eccesso di velocità in stato di ebrbrezza, ecco, forse al mia auto non gliela presto. Allo stesso modo scrutinerò attentamente il curriculum di una potenziale baby sitter chiedendo referenze o persino certicficato penale prima di lasciarla sola con i miei figli.

Godere della temporanea fiducia di un elettore non vuol dire aver il permesso di fare tutto, anzi: vuol dire eseguire attentamente quanto è da noi richiesto nel rispetto di quelle regole grazie alle quali l'elettore si è sentito fiducioso nell'eleggermi.

Mi pare un discorso ovvio, ma persino l'ovvio è oggi materia di dibattito.

Friday, 11 September 2009

Monday, 7 September 2009

Luttazziadi 2



Spero che il faccione qui sopra vi spaventi a dovere (il perché abbia voluto ritrarre il losco figuro è uno di quei misteri che prometto di spiegare senza poi farlo).

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Frecce tricolore su Tripoli. In onore della Libia gli aerei erano guidati da piloti in avanzato stato di decomposizione.

Wednesday, 5 August 2009

Occhio Nero

Monday, 27 July 2009

Promesse da re





Venuto il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle tutto quello che avesse domandato. Ed essa, istigata dalla madre, disse: "Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista".
“Urca” disse Erode “va bene lo stesso un bracciale con una tartarughina?”

Friday, 24 July 2009

Il potere delle parole



Okay, il titolo è un po' esagerato per oggi.

Ho finito una sceneggiatura.
Cavolo, tra poco ne avrò finita persino una seconda.
Sono storie brevi, sette pagine l'una, ma ne sono molto contento.

La cosa strana è che probabilmente non le disegnerò io.

Vi tengo aggiornati.

(la foto viene da QUI, ringrazio Danny Otlaw per la segnalazione)

Thursday, 23 July 2009

Supercazzola prematurata

Il direttore di “Avvenire”: Forse avrete notato che ieri nella prima pagina di Avvenire non c’era alcun cenno alle ultime spiegazioni avanzate da Silvio Berlusconi. Quelle per intendersi sul «non sono un santo» o «nelle mie dimore passano anche i leader politici del mondo». Ne riferivamo, com’è ovvio, all’interno del giornale, in sede di cronaca, e la notizia era pure presente sul nostro sito; ma «in vetrina» abbiamo preferito sorvolare. Un modo per esprimere disagio rispetto al coinvolgimento di termini di qualche delicatezza per la sensibilità dei nostri lettori. E un modo per prendere le distanze pure dal seguito di una vicenda che non solo non ci convince (com’è ovvio), ma che – per quanto ci è dato di capire – continua a piacere poco o punto a larga parte del Paese reale. Le «rivelazioni» – non sappiamo quanto autentiche –, che si succedono, a disposizione di chi ha la curiosità di continuare a leggerle o ad ascoltarle, non aggiungono (probabilmente) nulla a uno scenario che già era apparso nella sua potenziale desolazione. Nel constatarlo non ci muove alcun moralismo, ma il desiderio forte e irrinunciabile che i nostri politici siamo sempre all’altezza del loro ruolo. Chiarezza per ora non è venuta, ed è un fatto evidentemente non apprezzabile, ma non è questo francamente quel che oggi ci preoccupa di più. Non ci piace che determinati comportamenti siano messi a confronto con un consenso – emergente dai sondaggi – che di per sé è qualcosa di inafferrabile, quasi che da questi possa venire l’avallo a scelte poco consone; così come non ci piace che sull’intera vertenza gravi il sospetto di una strumentalità mediatica, inevitabile forse ma non liberante, circa il punto di vista da cui si muovono le accuse. C’è davvero per la classe politica, ancor prima della decenza, un a priori etico che va salvaguardato sempre e in ogni caso? E che va fatto valere nelle situazioni ordinarie come in quelle straordinarie? Ecco, solo se una simile consapevolezza dovesse ad un certo punto emergere dal dibattito, si potrà allora dire che questa tornata ha paradossalmente avuto una sua, per quanto amara, utilità. Diversamente il Paese, che si è scoperto vieppiù attonito, potrebbe sentirsi anche leggermente raggirato.

(vorrei tenere separate le cose, ma con l'abbondanza di commenti e di disegni che si prospetta c'è il rischio che poi non riesca a pubblicare tutto quello che volgio nei tempi che voglio. Il disegno qui sotto è mio.)

Berlusconi e le "escort"

Il Times: “È come Mao”, ma secondo la Pravda è la dimostrazione di una proprompente virilità. Putin di vista...

"All'inizio mi hai fatto un dolore pazzesco"

La Daddario a letto soffre.
Metti tu l’apostrofo.

Wednesday, 22 July 2009

Re Sòla

Ringrazio Marco Travaglio per la nuova bellissima definizione.

(Dio, anche "il cavaliere di Hardcore" è da antologia)...

Friday, 17 July 2009

No Title - 2

Tuesday, 14 July 2009

sciopero

Friday, 10 July 2009

No Title



I really have no clue about how to call this one...

Wednesday, 8 July 2009

eheheheh!

Andate qui.

Le piccole soddisfazioni personali...

Beware the gorilla!



There it is.
Already missed yesterday appointment...

Here are a couple of sketches made after my close encounter with a gorilla (at the zoo)
This big ape was fun to watch.
He sit a couple of feet from the separation glass, and It was hard to tell if we were watching him or the other way around.

I crouched to be at his level and showed him my palms. I know nothing about primates (homo sapiens included), but I thought this may show him I was no threat (though I'm pretty sure he was aware that the visitors couldn't step in to his cage).

Once I have engaged his look, I've took a lot of pictures and I made this two sketches aftewards.

I like this second one a lot more, even if less refined.

Oh, on another note: take a look to the amazing new art from Lou Romano.

Monday, 6 July 2009

A new beginning

From Down the Guts



I hope this can be the first of a long series of short posts.
The idea would be to post one every day.

Did you ever feel like the world is full of possibilities that you do not even know where to start.
Your mind fills up with ideas in just a few seconds (Oh, I could do this, no, wait, I could do that, and that that, and.. oh my, I may do that as well, and once that is done...) but you end up doing nothing. Not even writing down your ideas.

Sigà sigà, so I have read, is Greek for "slowly, slowly" but may also mean "slowly but constantly" or "slowly but consistently".

That should be my mantra.

Once a day. No more, no less.

I'd like also to start some experiments with raw animation.
As soon as I have a couple of seconds of i'll let you see.
I'm doing the very irst frame as I'm done writing this.

Oh, the drawing is just a doodle I've drawn while in vacation.
The white man is supposed to be counting bills in the mwiseguys fashion.
These are waem ups for one of the upcoming projects.

Oh, about Zaffino agan.
All this time full scans of some of his work have been under my nose but I did not notice it at www.jorgezaffino.com.

I have now all "The Horned God" story. And I'm convinved I could discard my choice of using Serpieri's style on the other project in favor of Zaffino's.

This would help me focusing on one stile and one only.

Tuesday, 9 June 2009

To a friend

This is for a friend who's been very helpfeul yesterday.
Actually she's the one who should dedicate this one to me, but to show her I really appriciate her help, there it is:

thank you!


Friday, 8 May 2009

Jorge Zaffino

Jorge ZAffino


I have already written about him in a previous post, but I'd like to spend some more words on this great and prematurely gone artist.

Jorge Zaffino was born in Argentina in 1960 and, according to the sites I have visited, lived there all his life.

At the age of 16, he began working as an unpaid apprentice at the comics studios of Ricardo and Enrique Villagran.

He's been introduced to american audineces with Winterworld, a fantasy saga (that from what I read seem to share some story element with the french-belgian "Niege" saga) written by Chuck Dixon.
With Dixon, Zaffino will realize the majority of his american work.
He died of an £Heart attack in 2002, aged 42.

Ok, this was his bio. But what I want to talk abut is his impact on me.

For starters, I did not like his art at first. In 1994; aged 14, I was exposed to one of his best works. It was a 45-page one-shot for Epic,the creator-owned division of Marvel comics, featuring material aimed to a mature readers, called Seven Block.

It was publihed in Itlay on the pages of the anthologic Star Magazine published by Star Comics.
For accuracy's sake, I should point out that issue 17 of StarMag (as called by its readers) dates back to 1992, but I became a regular reader only by issue 18.
I bought #17 later in a comic book shop, and my attention was all for Sub-City by Todd McFarlane, published in the same issue.

(Sub-City was McFarlane's last Spiderman story before he left Marvel to create Spawn, the shortly lived Image Comics and the succesful McFarlane Toys).

Time did justice: I regard now Sub-City as one of the dumbest things I'v ever read. Worse even than MacFarlane's debut as a writer: Torment, where at least he tried to create a style and to a convey sense of, well, torment.

I'm trerribly off-track now.

That to say that I skipped Seven Block entirely and did not read it for another year or two: no super heroes, acid colors, too dark, too realistic.
I liked bright coloured comic books where heroes where clearly defined.
I liked John Byrne, Neal Adams, John Romita, Kevin Maguire, Mike Zeck...
I could appriciate The Last Hunt of Kraven or The Dark Knight Returns because they featured my favorite heroes. But Seven Block? It looked like the art was xeroxed several times: gritty, rough and black.

Then came Cyberpunk. Cyberpunk was a role-playing game from the '90s. the setting was a distopian urban future, a cocktail that blended all apocaliptic visions of the future of authors like Philip K. Dick, Williams Gibson, Rod Serling, and a plethora of films like Blade Runner, Mad Max, Escape from N.Y., Soylent Green, The Terminator, as well as mangas and/or animes like Akira, The Ghost in the Shell and so on.

I used to play this role-playing game with my friends and we spent hours and hours pretending to be hitmen, clandestine doctors or drug dealers in the near future, where guns and women were available for a reasonable price.

Andrea S., who as game master had essentially to come up with all the plots, organized a whole series of story arcs worth of a prime-time TV series; those story ideas, combined with our style of playing (we were keener on acting than on rolling multi-faceted dices to see who would win a fight) did the rest.

Am I off track again?
Maybe, but let me continue.

The rest I'm referring to is the realization that if put down on paper, our adventures would be relly fun to read. I came to this realization after a prticular tense scene: my friends had to kill one of our team in order to save me (well they did non have to but...).
The gruesome resolution to that scene had potential for a great comic book moment.
I started putting down on paper the chronicle of what happend to us and a lot of the anecdotes that made our playing sessions memorable and started taking seriously in consideration the idea of submitting the material.

I do not know if what we had was good, but I'm still convinced it could be a fun story to read.

At one point I had to figure out what the art should look like.

The kind of story we were playing, more than to mangas or Mad Max, made me think to The X-Files and Pulp Fiction.
I also envisioned a non-linear storytelling in order to create as many plot twists and cliffhangers as possible (I would say that the thing that now comes closer to it would be LOST), but I needed a style to match.

Our characters were not square-jawed paladines, but flawed cinics who did a lot of mistakes (and yes who could also do very cool stuff).

Looking for references I went throught my collection of comic books, and that creepy looking story by Dixon and Zaffino called Seven Block came to mind. Even though I never really read that story, those panels somehow grew on me.
I slipped the magazine out of the shelf and digged in to the story.

Boy, was I mistaken the first time around!

The plot itself is very much like an episode from the first season of The X-Files. A confined location, a lot of atmosphear, little gore (it may be filmed on a shoestring budget, and I mean that as a compliment) a creepy ending.

But the art! The art was simply beautiful. Being an art student by then, and having to deal with drawing from life every day, I was the able to see what Jorge Zaffino was doing with his rough, sketchy style.

What stroke me was that compared to a lot of other argentinian or italian artists who drew with a similar "impressionist" technique where the shapes are defined by shadows and light rather than by lines, he had a "solidness" a presence I usually did not associate with this style.

I think of Hugo Pratt, Venturi, Ivo Milazzo.
The only fair equivalents I could find were John Buscema (when he did Conan) and maybe Alberto Breccia, but both were a lot more "baroque". Maybe Al Williamson, who inks in a much more polished way though, or Tanino Liberatore, who is a lot less skilled in composiotion and storytelling.

One last artist that comes to mind would be Danijel Zezelj, but im my opinion his art is a lot less lively than Jorge's.

(Do not get me wrong, I love all of the above and I think they all are great artists, but on some lenghts Zaffino seemed to beat them all -still in my opinion)

Jorge seemed to have it all: a solid classic background, knowledge of anatomy and realism, a fresh style, not caged by pointless nice artistic gestures, an uncommon sense for composition (the balance in many of his pages is worth being studied) and amazing stoytelling craft: what happens is very clear on the page.

The sketches I relized for that old project were not reminiscent of Zaffino. The project itself has been put in to an artificial coma for years now, awaiting the right moment to surface (as we get closer to the year the story itself was set).

But a similar thing happened again, when I bagan to toy with the idea of another project (with Alessandro Q).

At first I ordered some of his works on Amazon. then I started looking for news about him on the internet, only to find out he sadly passes away already seven years ago, leaving two sons and a wife.

This is may late tribute to an artist's artist. Someone who may be shamefully forgotten, beacuse of a relatively small body of work, but who left a strong impression on a lot of other artists.

On his website (still on line) you'll find some word from other artists who worked with him and who do remember him fondly.

I leave you with a drawing from his last little story for DC (once agin by Chuck Dixon) that you can find on the first volume of Betman Black and White.

This 8-page jewel is a perfect example of what I mean.

Batman and a never-so-beautyfully-drawn Commissioner Gordon look new and classic at the same time. He capture them is realistic poses, without taking the magic away from them. A trick only David Mazzucchelli managed to succeed into in Batman Year One.