Tuesday, 2 September 2008

WUUUUAAAAAAALLIIIIII




Rispodno a questo post

Ci sono andato coi bambini.
Non i miei, non ne ho (ancora).
Quelli di mia cognata Ilse. E comincio a temere un futuro dove gli unici film che potrò andare a vedere al cinema sono questi. Oddìo, fossero tutti come WALL-E ci metteri la firma, la Pixar non si smentisce, ma a giudicare dai trailer che hanno preceduto il film... so che i principali dovere di un padre sono altri, ma non posso non pensare a come salvare mio figlio da High School Musical o Studio 100 (cosa sia Studio 100 ve lo racconto in una prossima puntata).

Allora, ma com'è questo WALL-E?
È bello. È bello perché è piuttosto coraggioso. È bello perché nonostante la tecnica impiegata si tratta di un film sulle cose semplici.
Il film è tutta regia, tanto che la sceneggiatura, pur ben scritta, non si riscatta da alcuni prevedibili sviluppi e alcuni clichés piuttosto "convenienti".

Il piccolo robot WALL-E non parla, ma emette pigoli e suoni à la C1-P8.
Non sorprende che dietro alle "voce" di WALL-E ci sia lo stesso Ben Burtt, geniale sound designer e ideatore del panorama delle mitiche Guerre Stellari.
WALL-E risponde a tutte le caratteristiche di "cuteness" necessarie, braccine corte, occhioni grandi, corpo tozzo. Guardatelo bene e capirete che il modello non è Nr.5 di Corto Circuito(come sospettato da molti a causa di alcune innegabili somiglianze), ma lo spielberghiano ET.

Mi levo il cappello di fronte ad una incredibile squadra di animatori in grado di rendere espressivo un blocco di figure geometriche.
La regia ci regala momenti enormi fatti con piccole cose, la scoperta di un giocattolo, due personaggi che fanno conoscenza e continuando a ripetere solo i propri nomi (WWWUUAAAALIIII) e soprattutto, il sospiro per una mano tenuta nella mano.

Non scherzo, da questo pnto di vista siamo dalle parti di Chaplin: un cinema muto e magico in grado di apmlificare pochi gesti semplici, nello stesso modo in cui nel film una lente di ingrandimento ingigantisce il piccolo schermo di un iPod, dove scorrono le immagini di Hello Dolly.


Il realismo delle prime immagini del film hanno fatto chedere alla mia nipotina di stare ancora assistendo a una pubblicità o al trailer di un altro film live action.


In breve: WALL-E è l'ultimo robot sulla terra. È stato dimenticato acceso apparentemente e continua il suo lavoro di compattare rifiuti e la sua unica compagnia è uno scarafaggio. Durante le sue ripetive giornate ha sviluppato una naturale curiosità per gli oggetti che lui trova interessanti.
Tra questi un bel giorno trova una pianta: segno che la terra, abbandonata dall'uomo, sta timidamente tornando verde tra le montagne di rifiuti che la ricoprono.
EVE è uno/a dei tanti scout che vengono regolarmente mandati in ricognizione dalla nave dove l'umanità vive da 700 anni. Lo scopo dei Robot EVE è di controllare quando sarà possibile ricolonizzare il loro pianeta d'origine, nel frattempo dimenticato.

La storia procede come ci si aspetterebbe, WALL-E si innamora, ma l'oggetto del suo amore viene portato via (EVE ha preso la pianta trovata da WALL-E: quello era lo scopo della miassione)

WALL-E innamorato segue EVE fin sull'astronave Axiom dove gli uomini vivono un felice ma abulico esilio.

Qui si scopre che il computer di navigazione (in realtà vero comandante della nave spaziale in barba ad un pacioso capitano) non ha intenzione di tornare sulla terra.

Perchè? Perché un messaggio segreto lasciato dal costruttore della nave solo alcuni mesi dopo la partenza della Axiom ci informa che la Terra non ha speranza di essere sanata (e come non pensare al famoso messaggio segreto di 2001?)

Questo è oltretutto il punto che meno mi ha convinto: il fatto che il film abbia bisogno di un antagonista per mettere i bastoni tra le ruote.)

Il computer di bordo non accetta che si faccia diversamente e cerca di impedire il ritorno a casa. Che puntualmente avviene entro il finale. WALL-E sembra morto... no non lo è, ma ha perso la memoria e con lei l'amore che nel frattmepo EVE ha imp... no, ovviamente, WALL-E recupera la memoria e tutti vivono felici e contenti.

Semplice no? Quasi banale.
Il film si riscatta perchè riempie questa storia prevedibile di tanti piccoli/grandi momenti e alcune salutari riflessioni sulla civiltà (o inciviltà) del consumo.

E qui forse giace il vero problema del film.
È accettabile che sia la Disney, la stessa dei parchi di divertimento e del merchandise a tappeto, a farci la morale sulle nostre abitudini di consumo?
Sono certo che gli autori del film avessero le migliori intenzioni, ma nei fatti si tratta di ipocrisia.

Per concludere: le musiche di Thomas Newman. SPLENDIDE. Complice la natura "muta" del film, il compositore si dispiega in quello che forse è il suo lavoro migliore. Varipinto, delicato oppure altisonante all'occorrenza.
(Non che il compositore dovesse dimostrare qualcosa, la sua precedente prova Pixar, Finding Nemo, l'ottimo Angels in America, The Good German mi avevano già conquistato.)

Monday, 1 September 2008

Pensando a Laura



at the end, it all goes back to teacups and carousels...
Alessandro, this is for you.
Happy Birthday!

Saturday, 23 August 2008

Old numero sette.




Si tratta di un vecchio disegno fatto alla fine del liceo.
L'ho scovato in un vecchio raccoglitore e ho scoperto che a un certo punto ho smesso di buttare via le cose.
Non sapete quanti enormi fogli di disegni dal vero ho buttato via... oggi forse proverei a venderla qulla roba ma all'epoca mi sembravano solo avanzi di un periodo scolastico infelice.

Poi ho smesso. Complice forse il formato più piccolo dei disegni che faccio per me, ma credo che in realtà ci sia un'altra spiegazione.
Ogni lavor da allora ha avuto alle spalle un proposito, un intento, magari tradito, ma comunque c'era...

Saturday, 5 July 2008

Too much to Download

Eccomi di ritorno.
È mezzanotte e dieci. La mia bellisima moglie dorme spossata da una giornata passata ad autare la sorella maggiore con un trasloco e con la vita.
Decido che guardo troppa TV e troppo internet, che non mi piace il mio lavoro e che voglio fare quello per cui sono nato: disegnare.

Ma comincio con un blog, per parlare bene di internet e della televsione non di meno, ma anche con la promessa di proseguire.
Vi racconterò tutto.
I miei timori, la mia felicità, le me lotte, le me frustrazioni, i miei disegni.

Alessandro mi ringrazia per il regalo.
Non c'è di che, te lo meriti tutto. The Wire è una delle tante serie televisive che hanno dimostrato come questa forma di storytelling si sia raffinata.
In ordine sparso, ecco i titoli che mi hanno convinto che per quanto la TV sia deprecabile nel suo insieme, davvero esistono isole di felicità per gli spettatori:

1. Lost
2. Twin Peaks
3. E.R.
4. The X-Fles
5. Homicide
6. Law and Order
7. Scrubs
8. Six Feet Under
9. The Simpsons
10. Dexter's Lab
(Ma anche The Ali G Show, Malcolm in the Middle, The Animaniacs, Wonder Years, Curb Your Enthusiasm, The Office, Extra's e Coupling, The BATMAN Animated Series, The Justice League).

MAQUANTACACCHIODITIVÙHO GUARDATO!!!!

Maurizio scrive un bel post sui sorprendenti viaggi "back to the future" della memoria che accadono grazie a Facebook. Poco da aggiungere, se non che anche io provo sensazioni simili nel rtrovare vecchie conoscenze. Vi rimando al suo post.

Da oggi cercherò nel piccolo piccolissimo del mio blog di fare un po' di passaparola.
Cose serie e cose frivole

Comincio con le cose frivole.
Internet ha messo a disposizione di chi ha talento numerosi canali per distribuire le proprie opere, ma soprattutto ha incrementato il numero di commentatori di notizie, film, opere musicali o altri siti. Così non c'è più solo la notizia (quando c'è) e il suo commento, ma esiste un proliferare di commenti ai commenti, di video-response, di fanfic e altri orrendi neologismi alla Orwell.

Non so se per invidia, o se per sincera ammirazione, oppure per voglia di partecipare nonostante non si sia in grado di mettere insieme prodotti originali, ma su Youtube molti dei video non sono altro che “omaggi”,sequenze di fotografie accompagnate da una canzone preferita, montaggi (spesso maldestri) di varie sequenze cinematografiche, televisive o youtubiche, pensati per celebrare un campione dello sport, una celebrità, una personalità.

È incredibile quando spesso una clip, anche amatoriale, riesca a generare una sequela inverosimile di epigoni, tributi, rimontaggi, o pallide imitazioni che spesso poco aggiungono all'orignale.

Immagino che, alle volte, dietro ci sia lo spirito giocoso che prendeva me e mio fratello quando giocavamo a Indiana Jones sull'audio dei film originali, o quello che spingeva M. Night Shyalaman a realizzare i suoi primi maldestri filmini, lo stesso spitito di quel gruppo di amici che ha pazientemente ricotruito inquadratura per inquadratura I predatori dell'arca perduta nel giardino di casa, spirito celebrato dall'ultima pellicola di Michel Gondry.

È già più difficile trovare una definizione per quelle rielaborazioni di filmati che a loro volta nascono dal tentativo di decostruire il linguaggio di prodotti come spot, promo televisivi o trailer. Eppure se quello che fa Maccio Capatonda è ancora facile da definire, ma come si definisce chi si rifà a sua volta a quello stile?

Gli studiosi della comunicazione audiovisiva (quelli veri, non articolisti da settimanale o gente come il sottoscritto) ne avranno per molto tempo se vorranno categorizzare ogni tipologia di video. Dal fan-trailer, al mock-up trailer, allo spoof-trailer che quando sono fatti bene aiutano appunto a smontare un determinato linguaggio, ma se fatti male invece rimangono un raro supplizio per chi li guarda.

Un esperimento interessante è stato quello di chi ha rimontato scene di Shining di Stanley Kubrick in modo da farne un trailer da dramma per famiglie, con un vago retrogusto alla Frank Capra.
In realtà l'esperimento non è nuovo, i distributori internazionali hanno spesso alterato il tono del film nelle presentazioni pensate per i mercati esteri.
Joe Dante aveva montato trailer per i film di Fellini, all'epoca portati negli USA da Roger Corman, accentuandone quasi solo gli aspetti più grotteschi, specialmente la presenza di giunoniche donne “deshabillie”.

Non lontani da questo sottogenere, ma qui siamo dalle parti della satira, si collocano i Five Second Movies di “Quel tizio con gli occhiali” (da notare che nell'epoca della celebrità al cubo, si scelga spesso di usare nomi apparentemente privi di connotati).
Queste brevissime clip (di solito una decina di secondi) cercano di condensare interi lungometraggi in pochi istanti, spesso con giustapposizioni comiche, ma usando quasi esclusivamente materiale tratto dal film.
Chiunque conosca Blob di Ghezzi e Giusti non è nuovo a questo genere di operazione, ma qui l'effetto comico è raggiunto prima per sintesi (più stringata la parodia, più divertente il risultato) e successivamente per accumulo (si consiglia la visione di gruppi interi di parodie a raffica una dopo l'altra).
Il "Tizio" in questione è un autore comico molto attivo sulla rete, ha una notevole vis comica e arguzia nelle satire, e si è prodotto in diversi tipi di filmati (consigliate le recensioni del Nostaglia Critic) ma ad oggi la sua idea più riuscita restano questi piccoli film.

Nelle prossime puntate vi parlerò di Random Guy, degli Asylum Street Spankers e molto altro...

Per passare a cose più serie, comincio a postare una serie di filmati di riflessione sul paese dove non vivo più.
Lo faccio perché penso che l'Italia sia morta o comunque votata ad un destino infausto.
Sto rileggendomi L'Eroe dai Mille Volti di Joseph Campbell (scusa Maurizio, l'ho preso io, ne avevo bisogno) e mi rendo conto che l'Italia ha avuto i suoi eroi, ovvero quegli individui che hanno cambiato il destino di un popolo.
Gli eroi di solito sono legati al destino di un popolo e di una terra (motivo per cui Napoleone è per i francesi un leggendario condottiero, mentre per gli inglesi il precursore di Stalin).
Alcuni eroi sono universali, il loro messaggio o il loro contributo non si limita ad un popolo ma diventa un bene per chiunque.
L'eroe si spoglia del proprio io infantile e accetta il proprio destino.
Sono uomini e donne che svolgono il ruolo di scendere per primi agli inferi, rinunciane a se stessi e tornano con la cura.
Non è necessario che un eroe muoia, almeno fisicamente, ma è necessario che lo faccia spiritualmente.
Quando muore fisicamente la parte di ritorno del suo è lasciata in eredità, un eredità impegnativa, ma il seme è stato piantato.

Ecco, io penso che l'Italia sia un paese che non ha però dato frutti dallo spargimento del sangue dei suoi eroi (e sì che non sono stati pochi). E un paese che non sa nascere dal sacrificio dei suoi padri fondatori è un paese morto.

Preso da queste riflessioni amare e disperate un filosofo mi ricorda che uno dei segnali del passaggio all'età adulta è lo sviluppo della capacità di resistere e non soccombere alle frustrazioni. Non battere i pugni al muro, non disperarsi nel momento in cui i nostri sforzi sembrano vani (su questo poi ci sarebbe da aprire un'intero capitolo, ma vi rimando ai post successivi).
Non so bene cosa bisognerebbe fare per il mio Paese, ma condividere la conoscenza e le riflessioni è già un primo passo. C'è una parola che riassume in sè tutta l'opara del mio scrittore preferito: "Awareness", consapevolezza.
Ecco questo è un primo pezzo di consapevolezza storica.

Wednesday, 25 June 2008

Mormo

Lies e joris

Sunday, 8 June 2008

Black Adam (parte 2)



Monday, 28 April 2008

IT or not IT?

Rieccomi, chiedendomi se sia lecito utilizzare il computer del lavoro per recarsi sul proprio blog (risposta, certo che sì, sono amministratore del sistema!).

Ho un sacco di tempo, un sacco di sonno ma non posso andarmene.

Il mio ufficio puzza come può puzzare un ufficio di 70m² senza areazione, con dentro 18 persone (tutti uomini tranne 1) e altrettanti computer accesi: DI STALLA.

Segnalo questo video per una non recentissima campagna di sensibilizzazione all'uso di profilattici.
Mentre in italia si parla ancora del sesso degli angeli, nel resto d'europa si dà per scontato che gli angeli lo facciano come tutti gli altri.

Il file è pesantuccio, ma per vari motivi non posso linkare il file su YouTube.
Secondo le mie fonti il video è stato realizzato per la campagna AIDES da Mikros, studio responsabile del video "4 minutes" di Madonna (sempre più giovane come il Cainano) e Justin Timberlake (barf!).

Un blog come si dovrebbe...


Non ci si stupisce che Spielberg sia nato qui.

Io resto scettico per (de)formazione all'idea di un incontro ravvicinato, ma il mio lato da sognatore si dieletta a mettere in crisi la mia filosofia.

A proposito di Spielberg: hanno arrestato il tenente Colombo!

No. Non è vero. Ma il titolo così fa più effetto.

Spero che il buon Peter si rimetta in sesto.
È stato tra i padrini del giovanissimo Steven e ricordo che il suo serial era uno dei programmi che guardavo più volentieri con mio nonno, altrimenti affezionato a Mike Bongiorno, Emilio fede e Chuck Norris.

Il 25 Aprile c'è chi ha manifestato per un'informazione più libera. Io mi accontenterei quasi di una psolo più efficente (ma credo che sia una conseguenza della prima).

Fortunatamente non sono il solo. Questo signore la pensa come me.

Nel frattempo il decreto legge per sperperare un po' di soldi in Alitalia è partito. Nonostante alcuni saggi consigli da parte di... bè, diciamo di TUTTI.

Barbablu.
Non so se tra le tante cose, lui riesca ad avere persino sia la botte piena che la moglie ubriaca, ma adesso so che le tiene almeno nello stesso posto: in cantina.

Thursday, 28 February 2008

raut 'i' scorta nova nova



Tra la musica provenienti dalla vastissima musicoteva di mio fratello (che trovate qui) (mio fratello, non la musica) ho ritrovto alcuni dei famosi successi degli OASIS, Wonderwall, All Around the World ma soprattutto Champagne Supenova, un brano che nella sua versione originale non m'è particolarmente caro, ma che ha riportato alla memoria i favolosi anni (che a distanza di poco tempo già guardo con grande nostalgia) dell'Accademia.

La mia versione preferta infatti mi è stata fatta scoprire dalla "banda di Stigliano" Alessandro, Vladimiro, Massimiliano, Alfio e altri: 127 Abarth risulta incomprensibile a chiunaue non abbia almeno un po' di familiarità col dialetto pugliese-lucano, ma la versione qui sopra si preoccupa di fornire sottotitoli (opportunamente purgati degli improperi).

Un tuffo nel passato recente per ricordarmi quqnto mi mancano gli amici miei...

Tuesday, 26 February 2008

Tuesday, 12 February 2008

self portrait...

Thursday, 31 January 2008

FORZA FLANDRIA!

Quando l'ho letto sul "metro" locale non volevo crederci.

Vlaams Belang, movimento dell'estrema destra secessionista delle Fiandre ha deciso per un significativo upgrade e, forse per evitare accostamenti con alcuni ridicoli partitucoli nazionalisti come quello di Haider o la Lega di Bossi, ha creato il movimento "Forza Flandria".

Avete capito bene! E non è una coincidenza, si ispirano proprio a quel partito lì.
Aldilà della demezialità di chiamare un movimento nazionalista con un nome in un altra lingua (per di più sbagliando perchè dvrebbe chiamarsi allora "Forza Fiandre"), mi preoccupo per quello che una decisione del genere può significare.

Nella migliore delle ipotesi, i dirigenti di questo partito devono riuscire a salvarsi da processi in corso o da possibili incriminazioni (dovrò verificare), ma ciò che mi preoccuperebbe sarebbe se la decisione sia stata presa nel tentativo di copiare in buona fede un modello di partito che ha già fatto ampi danni nel suo paese d'origine.

Dal mio arrivo in Belgio ho assistito ad uno scandalo riguardante uno dei membri della famiglia reale, a elezioni che hanno portato a una crisi di governabilità, adesso Forza Flandria... sarò mica io a protare sfiga?


"Tante Cose"


Machiavello-D'Alema non smentisce la sua fama di elusore di domande "scomode" e il TG1 non smentisce quella di predellino per i politici.

Ospite all'edizione serale del TG, alla domanda "Cosa vi siete detti lei e Marini a colazione" (domanda ficcante!) Baffino risponde sorridendo "Tante cose..." e lascia cadere...

Dobbiamo considerarlo un miglioramento rispetto ala "Lei non si preoccupi" elargito a Floris?

DER HIMMEL UBER BERGUM

"Al nord certe cose no succedono" commentano Feltri, Maroni e Mentana soddisfatti in una recente puntata di "Matrix"
In pratica se il sud è sepolto nella merda (portata giù anche dal nord) è colpa dello stesso sud.

Il nord industrioso,il nord che lavora, che si da da fare, che paga le tasse.

Dall'Eco di Bergamo: arrestato "l'amministratore delegato Colombini [di Calcestruzzi SpA, prima industria italiana nel settore con sede A Bergamo, NdR] del quale non si conosce ancora la versione difensiva. E' accusato di truffa, inadempimento di contratti di pubbliche forniture e intestazione fittizia di beni, con l'aggravante di avere agevolato l'attività di Cosa nostra.

Tuesday, 8 January 2008

Black Adam (parte prima)


Si tratta di un misconosciuto supercriminale, noto probabilmente solo agli habitues dei fumetti DC. Nemesi di Capitan Marvel, di sui indossa una variante nera e smantellata del costumino con la saetta sul petto.
Black Adam assomiglia moltissimo ad un altro personaggio a fumetti, almeno fisicamente: Namor, the Sub-mariner, della scuderia Marvel: stessa fronte spaziosa con attaccatura dei capelli "draculina" , stesse sopracciglia ad ala di gabbiano che gli conferiscono quello sguardo imperioso e stesse orecchie a punta.
Solo che non è Namor, non ha la stessa agilità, la stessa pelle liscia e gli stessi muscoli nervosi e sottili.

Alla ricerca di riferimenti mi sono rivolto al sempre valido Alex Ross, che pur peggiorando negli ultimi anni (allontanandosi da un design più semplice e dosato in favore di continui effetti spciali), rimane un riferimento per quanto riguarda la fisionomia dei personaggi qualora li si volgia disegnare in modo più o meno realistico. Il suo "peggioramento" mi ricorda la curva discenndente purtroppo accaduta a Claudio Castellini, grande disegnatore di provenienza bonelliana poi approdato negli USA, che anni fa mi ha onorato di un impagabile menthoring telefonico, Purtroppo, senz'altro nel lodevole tentativo di superare se stesso, il Claudione ha cominciato a caricare il suo stile di ulteriori barocchismi non necessari, appesantendo le tavole di dettagli, abbandonando una costruzione della tavola forse noiosa ma chiara in favore di strutture bizzarre e abbandonando man mano le squisite anatomie classiche di cui era capace per toni muscolarei sempre più improbabili.

A sua discolpa si potrebbe dire che erano i "nineties", il comicdom americano era ammalato di una bulimia spaventosa e anche i più isospettabili classicisti si abbandonavano a temarrate senza precedenti (un giorno dovrò fare il paragone tra i fumetti e la musica da film, con la defunta iImage nella parte del gruppo "Media Ventures", ma questa è un'altra storia).

Comunque, tutta sta tirata solo per dire che ho bisogno di imparare a disegnare Black Adam per una storiella che ho in mente e sulla quale vi terrò aggiornati in questo Blog che forse, ora che sono disoccupato, decollerà...

Tuesday, 11 December 2007

tutti quanti...



Tutti quanti scrivono su un blog, mi chiedo se non stiamo diventando un popolo di scrittori che non legge.
tutti quanti hanno apparentemente tempo per Facebook, mentre io capisco appena come funziona. mi chiedo se sono solo io a trovare l'interfaccia un disastro.



Diario
Non ho fatto niente. Magari, se uscissi... soltanto mezz'ora.
Ma tornano nubi pesanti che tolgon voglia.

Video del giorno, per non dimenticare:

http://www.raiclicktv.it/raiclickpc/secure/folder.srv?id=1914#

Wednesday, 22 August 2007

SOGNI DI GUERRA

Ri-eccomi.
Inquietudne e preoccupazione.
Ho sognato prima di svegliarmi questa mattina di trovarmi nuovamente a Milano. Ero nella caa dei miei genitori dove sono scresciuto e guardavo fuori dalle finestre della veranda, che per tanti anni sono state per me davvero le finestrew sul mondo di fuori.
C'era la guerra. Colonne di fuoco si alzavano, elicotteri andavano dappertutto e i carri armati pattugliavano le strade, scortando colonne di civili appiedati, tirati fuori di forza dalle loro case.
Non sapevo se fosse un rastrellamento, o se l'esercito era lì per proteggerci da un attacco che a giudicare dalle fiamme era già iniziato. So però che non si trattava dell'esercito del mio paese, ma dell'esercito russo e chi attaccava era l'Afghanistan.
L'Italia era teatro di guerra.
Il mio primo pensiero andò a Laura, come potevo salvare tutte le tavole del fumetto che avevo appena finito, maledizione?!?
Maledii la mia lentezza. Lo avessi finito priaima dell'invasione forse adesso sarebbe tutto al sicuro.
Poi pensai che avrei dovuto avvisare Leen.
Nel sogno era notte fonda, ma pensai che avrebbe preferito sapere da me della sventura, piuttosto che apprenderlo dai telegiornali del giorno dopo.
Al mio risveglio non sono mai stato tanto grato di trovarmi in Belgio.
Le notizie dal mondo rimangono deprimenti, così come le battute del presidente Bush sulla disastrosa situazione in Iraq.
(continua)

Friday, 17 August 2007

YOU(DON'T DO NO)TUBE

You don't do no Tube.
You ain't do no Tube.
You Don't do a Tube.
Tu non fai un Tubo.

YOU TUBE BLUES.

La cosa bella è che comincio a scriverlo proprio mentre mi faccio una dose.
Una volta erano le videocassette, però dovevi riavvolgerle, e poi la pausa non era netta, secca, un TAC seguito da un perfetto "freeze frame" come quella di un DVD.
Di solito la pausa di un videoregistratore com'era?
Tremula, con la parte alta dell'immagine sventolante a bandiera, coi colori che si spalmavano di verde e di viola.
Per anni ci è andato bene, si sapeva che la cassetta era solo il ricordo di un film e non una copia fedele.
Vuoi mettere il confronto con il Super8?
Il "super otto millimetri", perforato solo da una parte, per non perdere nemmeno un millimetro di fotogramma, che a quelle dimensioni fa la differenza tra un'immagine leggibile e un poltiglia di colori.
Persino il Super8, col suo macchinario complesso, che ci voleva mio fratello più grande o mio papà per metterlo in moto (letteralmente, il rumore non era meno assordante di quello di un garelli 50), con il necessario riavvolgimento a fine proiezione, ecco, persino il Super8 era andato bene per anni.Insegnandoci una certa disciplina, non di meno.
Anzitutto che dei film si vedeva solo un pezzo, un souvenir. Scene selezionate per stare nella bobina da otto o dieci minuti al massimo che quei proiettori potevano sopportare. E poi la macchinosità dell'operazione per me, bambino, voleva dire dover aspettare il momento che mio papà o un fratello più grande avesse voglia di mettersi a proiettare i filmini.
Insomma, per petermi vedere alcune scene dai miei film preferiti dovevo aspettare che i grandi li mettessero in programmazione nel cinema familiare.

Di solito fuinzionava così: era di sabato o domenica sera. Condizione imprescindibile la visita di qualcuno (il fratello più grande che era già sposato, i cugini etc.). Alle volte si invitavano apposta per i filmini, forse come scusa per vederli noi, ma doveva davvero essere una di quelle noiosissime sere d'estate senza nulla da fare. E doveva anche essere un parente davvero prossimo in disperata ricerca di qualcosa per sfuggire all noia della canicola estiva, se no dai, chi è che accetta un invito a vedere il filmini altrui?

E invece no.
Sono convinto che dover guaredare le diapositive delle vacanze di qualcuno sia una feroce tortura (ora che non si fanno più si è trasferita questa voglia di esasperare il prossimo sul luogo di lavoro, con orrende presentazioni in pauerpoint).

Ho sepmre creduto e credo ancora che "i filmini" a casa mia fossero una cosa diversa, che si facessero guardare con piacere anche dai parenti lontani. E le ragioni erano molto semplici.

1) Erano a fuoco. Il cineamatore di una volta doveva avere un po' di interesse tecnico, perché richiedeva una competenza girare un filmino, scegliere l'inquadratura, saper mettere a fuoco e così alla fine il risultato riusciva a essere guardabile.

2)Erano muti. Il Super8 era sonoro, ma solo in playback. Non c'era modo riprendere l'audio mentre si filmava, quindi spesso i filmini erano completamente silenziosi, in che lasciava modo durante la proiezione di parlare e commentare liberamente.

3) ERANO CORTI. Un caricatore in ripresa durava si e no 3 minuti e questo ti insegnava una grande parsimonia e accortezza nella scleta dei momenti da immortalare. E anche una volta montate insieme le riprese non ammontavano che ad una decina di minuti in tutto. E una volta partita la proiezione non è che potevi mettere la pausa, quindi se proprio trovavi una scusa per allontanarti dalla platea sapevi che nessuno avrebbe crudelmente messo la pausa per infliggerti ogni minuto rimanente del filmino.

A me i filmini familari piacevano. Sono stati la materia base con cui ho composto i miei ricordi, anche personali.
Quei filmati restavano testimonianza di come ero di come mi muovevo all'età di 3 o 4 anni, che io, quando li rivedevo a 7 o 8, non è che mi potevo ricordare.

Ma il meglio veniva dopo. I cartoni animati: La PAntera Rosa, Bugs Bunny e Speedy Gonzales. Superman! E poi Guerre Stellari. 15 minuti selezionati divisi in tre bobine che a furia di proiezioni erano tutti taqliati, graffiati, sbiaditi. Audio rigorosamente monofonico con un larghezza di banda che andava dai 160 agli 800hz immagino, ovvero una qualità audio che oggi non si trova nemmeno nel peggior citofono.

Ma che fascnino comunque!
Ero così eccitato all'idea dei filmini che mia mamma poteva farmi fare qualunque cosa: guarda che se non fai il bagno niente filmini, guarda che se non finisci quello che hai nel piatto niente filmini! E io: ZUM, come un razzo a lavarmi e a finire quel che avevo nel piatto.
E poi tutto il rito faceva intuire che si trattava di un evento speciale. Per l'occasione si riorganizzava il soggiorno. Lo schermo d'argento, un telo della 3M altamente riflettente era posizionato sulla parete libera, e non al posto del televisore, perché bisognava sfruttare la casa in lunghezza per permettre al proiettore di ingrandire l'immagine a dovere. Quindi gira le poltrone, esci le sedie e quando sta per cominciare si va a chiamare le Zie, dall'altra parte del pianerottolo, che vengano in tempo per la viennetta.
Se invece era inverno si andava avanti a pop corn o patatine, come un piccolo cinema in casa.

Il videoregistratore ha messo fine a tutto questo. Video Kills the Radio Star. Ma il video ha ucciso anche altre cose.
All'arrivo del nostro primo videoregistratore, Febbraio 1990 se non ricordo male, finì per sempre l'epoca dei filmini in casa, delle riunioni familiari, del cineforum dei ricordi.
In verità un primo videoregistratrore era già arrivato in casa nostra anni prima. Un Betamax. Ve li ricordate? Un bestione di 20 kili sproporzionato rispetto alle cassette che usava, più piccole del VHS. Ma non durò molto e poi i film non erano quasi disponibili in formato betamax, le videoteche erano ancora di là da venire, e i prezzi erano altissimi.

Per qualche anno fu "battaglia" tra betamax, V2000 e VHS come formato di supporto (un po' come oggi si resta indecisi tra blue-ray e HDDVD, anche se secondo me il futuro è nel film scaricato direttamente ma questa è un parentesi inutile)

Il mondo scelse per il peggio (comer al solito); il VHS. Grazie alla sua economicità, si era già affermato nel mercato del porno e fu allora che assieme ai porno che arrivarono i Grandi Film a Casa.
Le videocassette a basso prezzo arrivarono contemporaneamente.
Così grazie a quelle (ed ad una programmazione televisiva più generosa di quella di oggi che ancora mandava i classici in prima serata) la nostra libreria a casa si riempì dei titoli preferiti (in prevalenza il cinema Spielberlucas degli anni 80).

Il VHS uccse anche uno dei miei giochi preferiti: io e mio fratello, ai tempi sopracitati della generosa programmazione televisiva, si registrava l'audio dei film su cassetta, in maniera rozzissima, accostando un magnetofono al televisore durante la messa in onda. Inutile dire che in una famiglia numerosa e indisciplinata come la nostra, abituata a parlare sopra i filmini, il commento in diretta di qualsiasi programma televisivo era la regola, e tutto finiva su nastro.
All'epoca la cosa mi seccava parecchio, ma oggi non so co sa darei per avere ancora quei nastri.
E non per il film, ma per risentire le voci della mia famiglia in sottofondo. Le scoregge e le risate di papà, i monologhi della zia che ci veniva a trovare e che si metteva a raccontare la sua giornata stando proprio a fianco del televisore (e quindi del magnetofono)...
Con quei nastri io e mio fratello, appena un anno più grande, giocavamo ricreando le scene dei film. Vestiti di tutto punto pergiunta: cinturone, stivali, cappello etc.
Di solito il casting funzionava così: mio fratello, essendo il più grande, comandava. Per lui i ruoli di Superman, Indiana Jones, Han Solo ed io di volta in volta Luthor o gli altri cattivi di sorta, i coplrimari, la frusta, la kriptonite...

Forse è per questo che preferivo Guerre Stellari su tutto. Lì c'erano ben DUE eroi maschili, Luke e Han, inoltre il cattivo, quando toccava di farlo, era comunque il migliore di tutti: Darth Fener!

Ma quei nastri non ci sono più.
Ancora qualche anno e sarà difficile trovare dei mangiacassette per suonarli, anche se li avessi ancora.

Comunque devo dire che con il videoregistratore ci eravamo educati bene. Mai troppi film, i nostri preferiti non si potevano guardare troppo, un po' per non rovinare il nastro, un po' perché sapevamo, intuitivamente, che a furia di visioni continue li avremmo consumati quei film. E non tanto fisicamente, quanto emotivamente.
No, da bravi perfettini, che hanno tutte le cure per il loro francobollo preferito e più raro, cui fanno prendere aria solo una volta ogni tanto e di cui godono con misura, noi si godeva di quelle cassette con misura (relativa forse, am con misura).
Forse anche perché in una famiglia numerosa, in un appartamento piccolo, con la mamma spesso a casa, qualsiasi auto-indulgenza si macchierebbe di colpevolezza.

Già. in fondo, quante volte ci tratteniamo solo perché siamo visti o in compagnia? Ma lasciate un uomo da solo e i suoi vizi emergeranno in un pomeriggio. (Tutti i tredicenni non farebbero altro ammazzarsi pippe, ma se ti chiudi in bagno per ore tutti i giorni i sospetti vengono no?)

E poi il re del salotto e di conseguenza del telecomando all'epoca era mio nonno (riposa in pace).
Tutte le sere per tre anni mio nonno arrivava in salotto alle 18e30 precise per guardarsi prima Mike Bongiorno, poi un telefilm, poi il TG1 e infine il primo tempo di una partita o di un film a seconda della generosità della programmazione (che nel frattempo era peggiorata).
A dirla tutta in pochi anni cambiai completamente abitudini, e finii con lo stare la maggior parte del tempo possibile fuori casa, sant'iddio.
Sei un adolescente che fai?
Stai fuori, no? Vai a far casino, provi ad avere le prime tresche amorose a rubare i primi baci, ti fai le canne, no?

Io no. Io a quel tempo andavo all'Oratorio.
La mia adolescenza è stata strana (o forse no, mi mancano i termini di paragone). Da un lato ero un po' beghino, per bene, andavo alle riusnioni in parrocchia, facevo da istruttore ai chierichetti e pensavo addirittura che Berlusconi fosse onesto (anche se crederlo vuol dire essere pirla, non per bene), comunque...
Dall'altro lato a scuola fumavo, mi ammazzavo di pippe, saltavo un po' di lezioni, e cominciavo a bestemmiare.

E non ero quasi mai solo.
Non volgio dire che non vedessi più film in cassetta, ma era divero.

I DVD hanno cambiato tutto ancora una volta. Un po' perché casa si era svuotata. Il nonno peveretto se ne era volato in cielo qualche anno prima, gli altri fratelli sposati, o trasferiti.
A casa si era in pochi.
Il DVD è user friendly e te lo puoi vedere anche sul computer. Non devi occupare il salotto, centro della casa e luogo di transito.
I DVD ci ha regalato la versione originale dei film, che per me è stato come vedere certi film per la prima volta.
E i contenuti speciali e l'accesso diretto alle scene.

Il DVD ha cominciato ad assomigliare ad una droga.
Felicissimo di potermi mettere a lavorare e di usare come sottofondo le 16 ore di contenuti speciali de Il Signore degli Anelli. Fintanto che la mia testa sta china su un foglio a lavorare che male c'è?

Eh.

Ecco il punto.

Ecco dove la mia educazione un po' beghina mi ha fatto male.
Oddìo, posso benissimo essere stato io e non la mia eduzazione.

Dov'è il MALE?

Se non c'è MALE, allora va per forza BENE, no?

Se una cosa non è nociva, come il fumo per i polmoni, allora se ne può fare uso indiscriminato?

Davvero non lo so se è la misura a fare il veleno. Una parte di me oggi insiste che se non siamo capaci di abbracciare la nostra felicità vuol dire che stiamo sbagliando. Che se ci va di fare una cosa, allora probabilmente dobbiamo farla.

"Di studiare non ne ho punto voglia". Cavolo "Chi dice così va a finire all'ospedale o in prigione". collodi era saggio o solo bigotto?
Rimpiango spesso di non aver avuto un mentore.
Un maestro di cui fidarmi e che avesse sempre il consiglio giusto.

In assenza di maestri diretti, ne ho scelti di indiretti. forse per questo affondo i denti in spielber, Williams, Moore, Grillo, Travaglio, Paolini e non c'è dubbio che siano i migliori in quello che fanno.

Su You Tube si trovano vagonate di materiali. Youtube è un pusher spaventoso, perché è gratis.
Perché le dosi, come per il Super8, sono piccole e di buona qualità.

Con un problema, che dimentichi il resto.
Tutto preso dalla narrazione di Paolini, che è un grande attore, un gigante, che ti scordi di scrivere sue righe ad un tuo amico, a tua mamma, lontana centinaia di chilometri che vuole sapere come stai.

Youtube non ti da solo la dose, ma te ne propone sempre altre 10, lì a fianco, e il meccanismo geniale delle TAG, delle preferenze, di commenti si traforma in un meccanismo capace di inghiottirti.
Parti per vedere un video su una notizia del giorno e finisci, di filmato in filmato, per guardarti Michel Gondry che risolve il cubo di Rubrick con il naso.

Erano queste le sirene di Ulisse?
Parlava di questo Omero quando l'unica soluzione seppe trovare era quella di essere incatenati alla nave?

Legatemi alla nave!Non so discernere! Non so distinguere!
Tutte le cose che ho perdute, le ho perdute perché non sapevo di averle, e fin tanto che mi arrivavano così, con facilità, non ci badavo.

Non sapendo discernere, non sapendo valutare le cose che mi capitano, cado nell'errore di pensare che posso amministrarmi le mie dosi da solo.

Non sapendo discernere mi affeziono a chi scelgie per me.
A YouTube, che ha sempre qualcosa da consigliarmi, a Wikipedia e all'ultimo aggiornamento o collegamnto su un argomento che ha la fantastica scusa di interessarmi veramente.
Non sapendo discernere chiedo ai vari Grillo, Travaglio e Paolini di farlo per me.

Montanelli diceva che abbiamo affittato le nostre coscienze ai preti.

Chi segue l'informazione alternativa pensa di avere fatto un passo in avanti, ma in verità ha solo cambiato affittacoscienza.

Non è più tempo per i maestri.

E' tempo per spegnere la TV. E il computer. Buonpomeriggio, buonasera e buonanotte.

Tuesday, 17 July 2007

LUPIN III e il Castello di Cagliosto

Primo stupendo lungometraggio dell'autore Hayao Miyazaki, noto ai più come l'autore de "La Città Incantata" ma conosciuto da decenni dai manga-fan, proprio grazie a questo titolo e agli altri capolavori che sono seguiti.
Anticipando di due anni (è del 1979) lo Spielberg-Lucas di Indiana Jones, l'artista giapponese ripropone ad un ritmo scoppiettante un cinema d'avventure che guarda al passato ai gadget di James Bond e alle ambientazioni europee di Caccia al Ladro.
Qui Lupin, nipote del noto Arsene, è meno cinico e donnaiolo della sua controparte a fumetti e incarna alla perfezione il ruolo di ladro gentiluomo, ma nonostante la trama stra-classica (una principessa è tenuta prigioniera in un castello, per convolare a forzate nozze con il cattivo di turno, ansioso di mettere le mani sul tesoro che il castello stesso contiene) lo spettacolo scorre senza un solo istante di noia. Miyazaki conosce i personaggi (ha già lavorato alla serie TV), li sa tratteggiare con eleganza e ironia e dimostra una rara capacità nel fare avnazare la storia ad ogni fotogramma.
Non è un caso che Miyazaki sia tra i numi tutelari dello studio Pixar.
Si possono apprezzare ancora oggi, in tempi dove il computer ha sostituito l'antica arte amanuense dell'animazione, l'attenzione per i dettagli con cui si descive il castello ed un rocambolesco inseguimento tra una FIAT 500 e una CITROEN 2CV che fa impallidire il cinema d'azione di oggi.
Ma io vi consiglio di non badare alla tecnica e di lasciarvi stregare da un film da godere a cuor leggero, ne avrete in ricompensa risate e una lacrima all'addio.

Thursday, 12 July 2007

U.S. - Ultima Sigaretta


Come scriveva Svevo nella coscienza di Zeno...
Io sono sempre alle prese con la mia ultima sigaretta, che nel mio caso sono i miei ultimi buoni propositi.
Tenere un blog giornalmente, pensare a Laura, telefonare o scrivere agli amici.

Non faccio nulla di tutto questo.
L'unica cosa che faccio è controllare se su Youtube ci sono nuovi video di/con Marco Travaglio o Beppe Grillo.

Nulla di male, potrei avere interessi più deleteri, ma temo proprio che andando avanti così il mio nome si troverà nello Zingarelli sotto la voce "velleitario".

Con la scusa di tenermi informato continuano le mie perdite di tempo colossali.

Sto lavorando ad un nuovo quadro, ma non posso dire di che si tratta perché sarà una sorpresa (per chi? Ma per te naturalmente).

Comunque, ho ripreso a scarabocchiare un po' sui miei quaderni e a lavorare a Laura, e la cosa mimette di buon umore.
Il tempo mi pare ancora troppo poco per tutti i miei buoni propositi, ma forse posso imparare a usarlo meglio.

Friday, 15 December 2006

Senza Titolo

15 dicembre, ore 10e15
Il sole picchia forte nella mia stanza e io non ho tende.

Ancora qualche minuto, ti prego.

Una doccia basterà, saprò mettermi al lavoro.